Chiacchiere a Carnevale, i nutrizionisti approvano: a cosa prestare attenzione

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Il count down in vista del Carnevale è entrato nel vivo e la domanda torna puntuale come ogni anno: i dolci fritti, come chiacchiere e ciambelle, si possono mangiare sì o no? Insomma, festeggiare, e concedersi uno strappo alla dieta o semplicemente un dolce che contiene ingredienti spesso banditi dalle tavole, è possibile? A sgombrare il campo e dare indicazioni chiare arrivano gli esperti, che danno il via libera, pur con alcune raccomandazioni.

A Carnevale sì anche ai dolci fritti

Basta girare per le strade e alle vetrine dei panettieri, delle pasticcerie o all’interno dei supermercati è ormai un tripudio di dolci. Neppure il tempo di smaltire quelli di Natale, che è già tempo di Carnevale, con il tradizionale corredo di chiacchiere, come si chiamano in Lombardia, o cenci in Toscana o bugie in Veneto. Che dire, poi, delle ciambelle di ogni forma e colore, spolverate di zucchero o ricoperte di cioccolato e ripiene di creme. Insomma, la tentazione è difficile da tenere a freno, soprattutto se si pensa non solo linea, ma soprattutto alla salute. Ma, come spiega all’Adnkronos Salute il nutrizionista e divulgatore Ciro Vestita “il problema non è mai il singolo alimento. Piccole dosi, in una persona sana, anche di prodotti calorici non sono dannose se inserite in una dieta equilibrata. Importante non esagerare con le quantità di cibo in generale”, raccomanda l’esperto.

I fritti possono anche essere alleati

Le buone notizie, però, non finiscono qui, perché Vestita aggiunge che ci sono anche situazioni nelle quali “il fritto è persino un ‘alleato’ perché stimola l’appetito. E questo è importante per gli anziani che faticano a mangiare e rischiano la malnutrizione. Bisogna inventarsi qualcosa per farli alimentare. Una frittura aiuta”. A spaventare, però, è lista degli ingredienti che, per esempio, comprende anche lo strutto, un grasso di origine animale da sempre considerato poco sano, ma che è contemplato nelle ricette di molti alimenti della tradizione, comprese le focacce salate.

Lo strutto non è da demonizzare

“Molti credono che il grasso di maiale sia pericoloso. Ma non lo è, ovviamente se parliamo di piccolissime dosi. Perché il lardo è costituito per il 40% dall’acido oleico, che è l’acido presente nell’olio d’oliva. Contrariamente a quello che si crede, quindi, è ricco di grassi insaturi. Dunque ogni tanto una piccola frittura o l’uso in alcuni dolci non è un problema”, spiega ancora il nutrizionista. D’altra parte anche altri esperti di nutrizione ricordano come lo strutto sia detto anche “l’oro bianco della nonna”: è ciò che rende fragranti le frittelle e dà un tocco in più di sapore al pane o alle focacce. Non è altro che grasso di maiale: è ricco di grassi monoinsaturi (ne contiene il 45%), della stessa famiglia di quelli dell’olio d’oliva. Contiene anche vitamina D, utile per la calcificazione, per rinforzare le ossa e supportare il sistema immunitario. Garantisce, poi, un’alta stabilità alla cottura: resiste bene alle alte temperature, rendendolo adatto per fritture senza degradarsi facilmente come certi oli vegetali. È privo di carboidrati e zuccheri, ma naturalmente non va dimenticato che si tratta di puro grasso.

Come equilibrare gli “sgarri” alla dieta

Consumarne una quantità moderata, dunque, non rappresenta un pericolo, purché non si dimentichino alcune indicazioni degli esperti. “Il trucco è nelle fibre. Mangiare verdure o un po’ di frutta prima di accedere a questi alimenti è una buona soluzione”, consiglia Vestita. “Nel film ‘Via col vento’, Rossella O’Hara non vuole apparire troppo affamata alla cena dove l’hanno invitata e la Mami le suggerisce di mangiare due mele prima di andare a questa cena. Ed è un espediente che funziona: se vogliamo un dolcetto a fine pasto, prima una bella mela, magari di quelle verdi meno zuccherine. E poi mangiamo tranquillamente un piccolo dolce. Ci mancherebbe, sennò che vita è?”, conclude il nutrizionista.

I dolci della tradizione a cui non rinunciare, Regione per Regione

Ai dolci della tradizione, quindi, non bisogna necessariamente rinunciare. Tra i più noti ci sono le chiacchiere, prodotte in tutta Italia anche se con nomi differenti. L’origine si fa risalire persino all’antica Roma, dove erano chiamate “fritcilia” perché fritte nel grasso di maiale e prodotte in grande quantità in occasione dei Saturnali. Solo col passare del tempo sono state abbinate alla festa del Carnevale. Un altro dolce tipico sono le castagnole, anche queste presenti in quasi ogni Regione, anche se il comune di provenienza è Bordighera. Sono frittelle dolci, la cui forma assomiglia a una castagna, con un cuore soffice. Esiste anche la variante alle mele, con copertura di pastella croccante.

I biscotti e le frittelle del nord Italia

Nel Nord Italia, poi, sono diffusi i riccioli (in dialetto mantovano, risulèn), cioè biscotti preparati con la farina di mais macinata molto sottile (fioretto), a cui si aggiungono burro, zucchero, strutto, tuorli d’uova e scorza di limone grattugiata. Se nel veneziano le frittele si chiamano fritole e sono completate da uvetta e pinoli, in Alto Adige non si può non assaggiare i krapfen o Faschingskrapfen, ossia “krapfen del Carnevale”. In Piemonte vengono chiamate, invece, farciò.

Dal centro al sud

Il berlingozzo è invece originario della Toscana, mentre nelle Marche sono diffusi gli arancini di Carnevale, una pasta sfoglia fritta con succo e buccia d’arancia, da non confondere con i celebri arancini di riso siciliani. Arriva da Spoleto in Umbria, poi, la crescionda, una torta al cioccolato e amaretti dalla consistenza simile a un budino. Spostandosi nel basso Lazio, si preparano i cecamarini, simili alle castagnole, ma più piccoli. In Sicilia, invece, è tradizione mangiare la pignolata glassata, cioè gnocchetti fritti ricoperti di glassa bianca al limone o di glassa scura al cioccolato oppure anche ricoperti dal miele. Infine, le zeppole sarde – dolcetti fritti a forma di ciambella o a forma di sottili serpentini di pasta arrotolati della tradizione carnevalesca isolana – sono ormai diffusi ovunque.