Asma, cosa occorre sapere per non rimanere senza fiato

Soffrire di asma vuol dire anche rimanere, spesso anche nei momenti meno opportuni, senza fiato: ecco cosa fare per rimediare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Parte una campagna dalla parte di chi soffre di asma, attraverso il controllo degli specialisti, per non utilizzare farmaci senza significato e capire come comportarsi di fronte ad una patologia cronica. È questa la proposta di Asma Zero Week: dal 7 all’ 11 giugno saranno disponibili gli esperti per consulenze specialistiche gratuite in oltre 50 Centri specializzati in tutta Italia, prenotabili, da oggi, attraverso il Numero Verde 800 62 89 89.

La campagna è promossa da FederASMA e ALLERGIE Odv – Federazione Italiana Pazienti, con il patrocinio della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC) e della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS).

Curarsi bene insieme al medico

Sono circa 300 milioni le persone nel mondo chiamate a convivere con l’asma. In Europa circa 30 milioni di bambini e adulti di età inferiore ai 45 anni soffrono di questa impattante malattia infiammatoria cronica delle vie aeree. Dispnea, sensazione di costrizione toracica, tosse e broncospasmo sono i sintomi principali che richiedono l’attenzione dello specialista.

Fatta questa necessaria introduzione, bisogna ricordare che l’emergenza sanitaria Covid-19 non ha certo agevolato chi ha bisogno di controlli e necessita di mettere a punto i trattamenti. In particolare, occorre fare attenzione a non abusare dei farmaci broncodilatatori beta2-agonisti a breve durata d’azione: questi medicinali agiscono sui sintomi e non sull’infiammazione sottostante, e il cui loro regolare o addirittura frequente può essere un segno di scarso controllo della malattia, aumentandone il rischio di riacutizzazioni.

“Si ritiene che nell’asma un aumento dell’infiammazione delle vie aeree contribuisca al peggioramento dei sintomi e della funzione polmonare”, spiega Paola Rogliani, Professore Associato di Malattie dell’Apparato Respiratorio del Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università di Roma Tor Vergata, nonché Direttore UOC Malattie Apparato Respiratorio al Dipartimento di Emergenza e Accettazione della Fondazione Policlinico Tor Vergata, Roma.

Le raccomandazioni della Global Initiative for Asthma (GINA) prescrivono che non si utilizzino più questi farmaci da soli in nessuno step del trattamento della malattia, bensì raccomandano che tutti gli adulti e gli adolescenti affetti da asma ricevano un “trattamento di controllo della patologia con corticosteroide inalatorio, guidato dai sintomi (nell’asma lieve) o quotidiano, per ridurre il rischio di gravi riacutizzazioni e per controllare i sintomi”.

Cosa accade in tempi di Covid-19?

Il trattamento costante dell’asma e la prevenzione dei sintomi acuti non devono essere trascurati o messi in discussione dai pazienti in tempo di pandemia Covid-19: diversi studi indicano dati rassicuranti per chi, come gli asmatici, fa uso di corticosteroidi inalatori. Ma va detto che la suscettibilità degli asmatici all’infezione appare ridotta.

”Un recente editoriale del British Medical Journal ha evidenziato come vi sia stata un’importante contrazione delle riacutizzazioni severe d’asma a livello della medicina territoriale e di accessi ospedalieri, probabilmente riconducibili a un aumento della richiesta da parte dei pazienti con patologie croniche delle vie aeree di corticosteroidi inalatori legato a una maggiore sensibilità verso la patologia indotta dalla pandemia e a una migliore aderenza terapeutica rispetto a quanto raccomandato da specialisti e società scientifiche”, segnala Giorgio Walter Canonica, Professore di Medicina Respiratoria presso l’Humanitas University e Responsabile Centro Medicina Personalizzata Asma e Allergologia presso l’Humanitas Research Hospital di Rozzano.

Non solo, ma un recente studio curato da Paola Rogliani mostra che i pazienti con asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono a minor rischio di ospedalizzazione in caso di Covid-19. “Questo risultato all’apparenza ‘paradossale‘ potrebbe essere correlato all’effetto protettivo dei corticosteroidi inalatori (ICS) somministrati in tutto il mondo alla maggior parte dei pazienti asmatici e con BPCO – spiega la stessa esperta -. Ciò sosterrebbe indirettamente l’evidenza che gli Ics (cortisonici per via inalatoria) possono migliorare il decorso clinico del Covid-19, probabilmente modulando l’espressione dei recettori che facilitano l’ingresso del virus nelle cellule ospiti”.

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