Vittimismo cronico, come riconoscere chi ne soffre: i sintomi

Ecco come riconoscere une persona affetta da vittimismo cronico. La prima regola da seguire è difendere se stessi

Come riconoscere i sintomi e le strategie di chi soffre di vittimismo cronico. A volte difendere sé per aiutare l’altro è l’unica soluzione.

Chi di noi non si è mai lamentato della propria vita, di una quotidianità ripetitiva o particolarmente stressante. Chi, anche solo per un giorno, non ha mai pensato che l’universo ce l’avesse con sé. Tutt’altra storia però quanto questo stato d’animo diventa cronico. Una condizione del genere rende qualsiasi elemento, episodio o atteggiamento una possibile minaccia.

Nei casi più delicati, tale disturbo può condurre alla paranoia, accusando costantemente l’altro, chiunque esso sia, per quanto accaduto. Vivere in tale condizione equivale a ritrovarsi in un inferno autoprodotto dalla propria mente. Vivere al fianco di una persona con tale disturbo però può essere altrettanto distruttivo.

Chi soffre di vittimismo cronico tende a presentare alcune ricorrenti caratteristiche. Principalmente la loro percezione della realtà è distorta. Nulla è dovuto alle proprie azioni, risultando frutto di colpe altrui. Le loro giornate trascorrono dunque tra l’accusare le persone intorno e il concentrarsi esclusivamente sugli aspetti negativi della propria vita.

Vittime di una vita terribilmente crudele, sono incapaci di operare una realistica autocritica, rifugiandosi in un costante pianto. Sono però soprattutto alla ricerca di una relazione principale cui affidarsi, al fine d’avere sempre a portata il proprio capro espiatorio.

Per riconoscere una persona con vittimismo cronico è possibile fare attenzione ad alcune strategie. Quella principale e maggiormente ripetuta consiste nell’utilizzare le parole dell’altra persona come arma. Tutto ciò occorre fare è porsi come vittima in una discussione, rigirando la sua intera struttura. Generare un ambiente di generale tensione consente di non essere smascherati. Quando qualcuno prova ad attaccarli, si passerà a screditare le sue parole e la sua persona.

Generalmente tali soggetti prestano particolare attenzione allo studio delle persone che fanno parte della loro vita. In questo modo si potranno identificare i ‘punti deboli’, iniziando a giocare con le loro emozioni. Un modo meschino per far leva su argomenti delicati, utilizzando il ricatto emotivo per legarli a sé e costringerli a non allontanarsi da questo sentimento depressivo dilagante.

La prima cosa da fare quando si entra in contatto con questo genere di persone è riconoscerne i sintomi. Facendo il loro gioco non soltanto non le si aiuterà, si rischierà invece di farsi risucchiare in una relazione emotivamente disturbata. È necessario ignorare le accuse e la violenza verbale, uscendo dagli schemi che l’altra persona istintivamente proverà a proporre.

Non abboccando alla facile esca del clima ostile, si sveleranno le carte, provando a offrire il proprio aiuto. Il miglior modo per aiutare le persone affette da tale disturbo è non dar loro il potere di farci del male. Restando ‘lucidi’, ovvero estranei alle loro dinamiche, si potrà proporre loro una via d’uscita e magari un percorso d’analisi.

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