#SegretiDelCuore

Ho rubato e mi hanno fermata, ma che emozione!

Una quindicenne pensa di riuscire a portarsi via alcuni capi in un megastore. Ma all'adrenalina del momento si aggiungono la paura e la vergogna perchè viene fermata dalla security

Marina Mannino

Giornalista e Blogger

Ho 15 anni e ho vissuto un'esperienza terribile ma anche elettrizzante. Ero in un centro commerciale con un’amica e siamo andate a provarci qualche maglietta. Non so cosa ci sia preso, ma nei camerini abbiamo tolto i dispositivi anti-taccheggio con le forbicine, li abbiamo messi nelle tasche di un jeans che abbiamo lasciato nel camerino e abbiamo nascosto sotto le giacche le t-shirt che ci eravamo provate. Quando pensavamo di avercela fatta, un tipo della security ci ha fermate dicendoci di seguirlo in ufficio. Qui ci hanno chiesto se avessimo preso qualcosa senza pagare e noi prima abbiamo negato, poi ci siamo messe a piangere. Il personale ha chiamato i carabinieri che, dopo averci chiesto i dati, hanno avvisato i nostri genitori i quali sono corsi a prenderci e hanno subito pagato quello che avevamo rubato. Sono pentita e non lo farò mai più, troppa brutta figura e troppa paura, ma mi chiedo: perché in quel momento mi è piaciuto così tanto rubare?

Mathilda

Anche se le premesse non si fanno, ne facciamo un paio che stavolta sono  necessarie. Prima di compiere determinati gesti che vanno contro le regole, dovremmo sempre chiederci: ma ne vale davvero la pena? E soprattutto: sono pronta alle conseguenze di ciò che sto per fare? Detto questo – che è un pensiero giusto e sacrosanto da fare a qualsiasi età e ogni volta che ci accingiamo a fare qualcosa che non ci convince – proviamo a fare luce sulla pericolosa fascinazione del furto in un grande store traboccante di capi ultra-cool che ci attirano come il canto delle sirene.

La tentazione è forte

Spesso è una tentazione che ci balena in testa fin dal momento in cui varchiamo la soglia di quel paradiso della moda. Sembra tutto tagliato e cucito per starci benissimo addosso, così afferriamo qualche capo e filiamo in camerino per provarci tutto. E uno strano batticuore ci spinge verso un’idea che ci sembra fighissima: portarci a casa quei capi senza pagarli, tanto chi se ne accorge? Li nascondiamo bene dopo aver fatto sparire gli anti-taccheggio come abbiamo visto in quel tutorial su TikTok e usciamo con aria innocente. Abbiamo rubato, e l’idea ci piace un sacco. Forse ci piacerà di meno l’idea che abbiamo commesso un reato. Se superiamo le casse è furto vero e proprio, se non le oltrepassiamo è tentato furto, ma la sostanza non cambia di molto.

Voglia di trasgredire

La voglia di trasgressione e il desiderio di infrangere le imposizioni è un “must” dell’adolescenza. Si inizia a crescere, si dice, quando si comincia a dire no ai genitori e a contravvenire alle loro regole. Ma se è un percorso necessario, è anche non facile e irto di rischi, che da un lato affascinano i giovani e dall’altro li spaventano. Anche rubare, quindi, si può configurare come uno di quegli azzardi (come bere o assumere sostanze) che danno forti emozioni perché sono modi plateali e “maledetti” di “uscire dalla mischia”.

Tra paura e imbarazzo

Ma ora che ci hanno beccato con le t-shirt tanto carine che avevamo nascosto, forse non ci sentiamo più come quelle ragazze belle e ribelli delle serie tv. Ci sentiamo invece un po’ stupide quando chiediamo scusa tra le lacrime e siamo invece terrorizzate dai rappresentanti dalle forze dell’ordine che, anche se si mostrano gentili, ci fanno pensare a scenari terrificanti come gli arresti domiciliari o il carcere minorile. Oltre all’imbarazzo per i nostri genitori, se si sapesse in giro che la figlia ruba!

Cosa dice la legge

L’art. 98 del codice penale dice che “è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto 14 anni ma non ancora i 18, se aveva capacità di intendere e di volere”. Quindi si è responsabili del reato compiuto, anche se Il minore deve esser valutato nella sua maturità nel discernere il bene dal male. Si tiene comunque conto che un minorenne viva il complicato periodo adolescenziale, in cui rubare diventa una specie di sfida o di rito di iniziazione. Ma se il giudice appura che il minore era capace di intendere e di volere quando ha commesso il fatto, viene considerato punibile, anche se la sua pena sarà diminuita rispetto a quella prevista dalla legge per gli adulti.

Il perdono è previsto, ma…

Per i reati commessi dai minorenni il giudice può concedere il perdono giudiziale, ma solo al primo errore. Se questo viene accordato, il processo minorile si chiude senza una condanna. L’aver pagato il bene è accettato e il reato è estinto. Ma rimane una segnalazione alla Prefettura. Sinceramente, perché rischiare? Perché umiliare i nostri genitori per il gusto (amaro) di un gesto trasgressivo? Perché comprometterci con un reato che non ci fa sentire migliori?

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Se ci è tanto piaciuto rubare, se ci siamo sentite esaltate e supercool, cerchiamo invece di considerare quanto davvero non ne sia valsa la pena. Per noi che abbiamo rischiato inutilmente, per la nostra famiglia a cui abbiamo dato una delusione, per le commesse (poco più grandi di noi) che si sono beccate un rimprovero per non aver sorvegliato bene i camerini, per i carabinieri che avrebbero preferito catturare due veri delinquenti che perdere tempo con due ragazzine confuse.

Una parola importante

C’è una parola che dobbiamo tatuarci nella mente prima di cedere alla tentazione di infrangere quelle che si sembrano regole stupide ma che invece sono fondamentali nel vivere civile: la parola è “rispetto”. Rispetto per gli altri e per noi stesse. Da qui parte la giusta considerazione della vita e il modo corretto di affrontare le scelte.