In Campania – e precisamente a Cesa, Aversa e Giugliano – un gesto che voleva essere di buon augurio per la Pasqua ha sollevato, giustamente, un polverone. La scuola paritaria Kindville, che ha donato pulcini vivi agli alunni come regalo per le festività, è stata accusata di superficialità, ha suscitato l’indignazione di associazioni e animalisti e acceso un importante dibattito sul rapporto tra educazione e rispetto degli animali. L’iniziativa, in principio presentata come esperienza didattica, ha mostrato sin da subito evidenti criticità etiche e pratiche.
Secondo quanto riportato dalla Lav, la Lega Anti Vivisezione, decine di esemplari sono stati acquistati e distribuiti alle famiglie senza alcuna verifica preventiva sulle condizioni necessarie per accudirli. Questo aspetto è centrale: un animale, soprattutto nei primi giorni di vita, richiede cure specifiche, ambienti adeguati e competenze che difficilmente possono essere improvvisate. Il rischio concreto, infatti, è quello di sofferenza, abbandono o morte precoce.
Indice
Perché non si devono regalare pulcini
La pratica di regalare animali, sottolinea la Lav, è “sempre sbagliata” perché li riduce a oggetti, in contrasto con le linee guida ministeriali sull’educazione civica, che promuovono invece il rispetto e la cura consapevole degli esseri viventi.
Inoltre, in casi estremi, una gestione inadeguata potrebbe configurare il reato di detenzione incompatibile previsto dal Codice penale. Adottare deve essere un gesto pensato e deve partire dalle persone direttamente interessate, non è il caso che sia un dono inaspettato e che colga impreparato chi lo riceve.

La risposta delle istituzioni
Di fronte alle proteste e alle segnalazioni di cittadini e associazioni, le istituzioni si sono attivate rapidamente per gestire la questione dei pulcini in regalo agli alunni della scuola per Pasqua. La Regione Campania, insieme ai servizi veterinari delle Asl e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, ha disposto il recupero dei pulcini e il loro trasferimento in una struttura protetta. Gli animali sono stati sottoposti a controlli sanitari e affidati a un rifugio specializzato, dove potranno vivere in condizioni adeguate.
Parallelamente, la Lav ha sostenuto concretamente l’accoglienza degli animali con una donazione di 1.500 euro al rifugio “Serafino ed i suoi amici” di Caiazzo, contribuendo alle prime spese di mantenimento. L’associazione ha inoltre chiesto che vengano promossi percorsi educativi alternativi nelle scuole, basati sul rispetto degli animali e non sul loro utilizzo come strumenti didattici.
La replica della scuola e le scuse
La direzione ha innanzitutto espresso un “sincero rammarico” e “scuse incondizionate”** verso famiglie e opinione pubblica, riconoscendo che si è trattato di un “errore di valutazione”. Ha ammesso di non aver considerato adeguatamente le esigenze specifiche dei pulcini, la capacità delle famiglie di gestirli e le implicazioni pratiche ed etiche dell’iniziativa.
La scuola ha spiegato che l’obiettivo voleva essere pedagogico: offrire ai bambini un’esperienza diretta di cura degli animali, sviluppando sensibilità ed empatia. Tuttavia, ha riconosciuto che questo tipo di attività è valido solo se accompagnato da adeguata preparazione e supporto, elementi che in questo caso sono mancati.
Un punto importante della replica riguarda l’origine degli esemplari: l’istituto ha precisato che i pulcini non provenivano da chiocce, erano nati in incubatoi e destinati comunque alla filiera alimentare. Questo aspetto ha ridimensionato alcune critiche, ma ha anche sottolineato la complessità della loro gestione fuori da contesti professionali e le condizioni degli allevamenti intensivi.
La tradizione dell’agnellino pasquale, quando non si rispettano gli animali
Questa vicenda non è isolata, ma si inserisce in un contesto culturale più ampio, in cui gli animali vengono ancora spesso considerati simboli o tradizioni, più che esseri senzienti che provano dolore ed emozioni. Un esempio evidente è la consuetudine di consumare agnelli durante le festività di Pasqua. Anche in questo caso, un animale viene associato a un significato simbolico — quello del sacrificio e della rinascita — ma raramente si riflette sulle implicazioni etiche di questa pratica.
Entrambe le situazioni, anche se con intenzioni e fini differenti, evidenziano una contraddizione profonda tra valori dichiarati — amore, rinascita, rispetto — e comportamenti concreti. La distanza tra simbolo e realtà diventa così una questione etica, che chiama in causa la responsabilità individuale e collettiva, che impone di non maltrattare gli animali.
Educare al rispetto significa anche interrogarsi sulle tradizioni e sulle abitudini consolidate. La scuola, in particolare, dovrebbe rappresentare il luogo privilegiato per sviluppare una coscienza critica e promuovere empatia verso tutte le forme di vita. Episodi come quello dei pulcini dimostrano quanto sia ancora necessario un cambiamento culturale, capace di mettere davvero al centro il benessere animale.
Solo attraverso una maggiore consapevolezza sarà possibile superare pratiche superficiali e costruire un rapporto più etico e responsabile con gli altri esseri viventi. Partire dai luoghi dove si promuove l’educazione non solo sarebbe auspicabile, ma naturale. Come lo è lasciare che ogni vita faccia il proprio corso senza interferenze.
Fonti bibliografiche
Vivranno in modo degno fino al termine naturale della loro esistenza? – Lav.it;
Pulcini donati per Pasqua: un’iniziativa contro l’etica e il buonsenso, oltre che le Linee Guida ministeriali – Piccoleimpronte.lav.it