I 5 miti da sfatare sulla sicurezza in acqua dei bambini

La sicurezza dei bambini in acqua è sempre stata un argomento ostico, tanto da essere divenuta un oggetto di demagogia. Ecco i chiarimenti

I bambini e la loro sicurezza in acqua hanno rappresentato un problema per intere generazioni di adulti, che tuttora cercano di capirne di più. Tuttavia, nella società moderna ci sono ancora molti falsi miti da sfatare. Probabilmente, la bolla di sapone più grande sulla sicurezza dei bambini in acqua riguarda il fatto che i piccoli non possono annegare. Si tratta di una bufala enorme: l’annegamento è una delle cause di morte più diffuse in tenera età. Questo poiché i bambini sanno sì camminare, ma non nuotare; non conoscono i pericoli dell’acqua e sono molto attratti dalla scoperta di questo piccolo “mondo”.

Un altro dei miti maggiormente diffusi sul pianeta è che i bambini annegano perché lasciati soli. Questo è falso: la gran parte degli annegamenti avviene anche in presenza di adulti. Il motivo è il fatto che in età pediatrica l’organismo umano è ancora troppo fragile, non è in grado di combattere con l’acqua e basta soltanto una distrazione da parte degli adulti perché il bambino vada sul fondo. La causa principale delle distrazioni è prevedibile: sono gli smartphone, con le loro chiamate, messaggi e notifiche ad attirare l’attenzione dei grandi.

Il terzo dei miti più diffusi che riguarda la sicurezza dei bambini ci spiega che i piccoli possono sprofondare soltanto nell’acqua alta. Si tratta, però, di una grande bugia. Come mostrano le varie statistiche, la maggior parte dei decessi di bambini avviene nell’acqua a bassa profondità. Basterebbe una piscina troppo alta, dei giochi gonfiabili non adatti, o anche una vasca da bagno un pochino più profonda. Per questo i bambini devono essere sorvegliati sempre con il massimo dell’attenzione. Il quarto dei miti più popolari sui bambini e sulla loro sicurezza in acqua è che i piccoli, annegando, cercano di richiamare l’attenzione.

Anche questa, però, è una bugia colossale. In realtà dei fatti, un bambino che annega non grida e non prova panico. Semplicemente non sa cosa sta accadendo. Infine, si crede che i bambini possono annegare perché hanno mangiato da poco. Questo è tendenzialmente vero, ma come mostrano i fatti, è pericoloso far entrare i piccoli in piscina anche a distanza di 5 ore dal pasto. Il collegamento tra la digestione nei bambini e l’annegamento c’è, ma è troppo sottile e non rappresenta un grande fattore d’importanza. Solo alcuni studi scientifici di poca rilevanza hanno dimostrato una certa relazione tra i processi digestivi e l’annegamento. Per questo si tende a pensare che il cibo non sia comunque tra le principali cause degli annegamenti.

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