La notizia della scomparsa di Umberto Bossi ha sorpreso tutto il mondo politico e non solo, riportando al centro dell’attenzione la figura del leader politico associata per decenni al movimento della Lega Nord, ma anche l’uomo dietro il personaggio. Perché se la sua carriera è stata sotto i riflettori per decenni, la sua vita privata è sempre rimasta più defilata, quasi protetta.
Soprattutto dopo che il Senatore era stato colpito da un malore, nel lontano 2004: un ictus che era divenuto un vero e proprio spartiacque tra un “prima” e un “dopo” e che aveva cambiato di fatto la sua vita, costringendolo a ritirarsi quasi del tutto dalla scena politica.
Umberto Bossi, la malattia nel 2004 che gli ha cambiato la vita
Umberto Bossi si è spento il 19 marzo, all’età di 84 anni, dopo un lungo periodo segnato da una salute sempre più fragile. La sua morte è avvenuta all’ospedale di Varese e con lui se ne va un pezzo importante di storia italiana, quella Lega Nord che proprio grazie alla sua guida aveva trovato voce e visibilità, arrivando a incidere profondamente sul panorama nazionale.
Negli ultimi anni però il ritmo si era inevitabilmente rallentato: nel 2004 un ictus cerebrale aveva cambiato profondamente la sua vita, costringendolo a ridimensionare la presenza sulla scena pubblica.
Dopo un lungo e impegnativo percorso di riabilitazione, il fondatore della Lega si era trovato a convivere con conseguenze permanenti, soprattutto nella mobilità e nel linguaggio, che ne hanno limitato l’autonomia per il resto della vita.
Anche la sua immagine pubblica si era trasformata radicalmente e, da leader energico e carismatico capace di dominare la scena con comizi infuocati e un linguaggio diretto, Bossi era diventato nel tempo una presenza più discreta, quasi simbolica.
Negli ultimi mesi poi le sue condizioni si erano aggravate in modo evidente. Ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Varese, Bossi aveva da tempo progressivamente ridotto la sua quotidianità, vivendo sempre più lontano dalla vita pubblica. Attorno a lui solo familiari e persone di fiducia, tra cui il figlio e alcuni ex volti storici della Lega, che avevano scelto la via della discrezione, anche se le notizie sul peggioramento della sua salute continuavano a filtrare.
Umberto Bossi tra leadership politica e affetti familiari
Nato nel 1941, Bossi è stato il volto di un movimento che negli anni ’90 ha scosso le basi della politica tradizionale, portando al centro del dibattito temi come autonomia e federalismo. La sua visione, spesso provocatoria e divisiva, ha intercettato il malcontento di una parte del Paese, trasformandolo in consenso e in un progetto politico capace di lasciare il segno. Le sue parole non erano mai casuali e spesso si trasformavano velocemente in slogan, diventando in molti casi veri e propri strumenti di mobilitazione.
Uno dei momenti più simbolici della carriera politica di Bossi resta la cosiddetta Notte delle Scope del 2012, quando le tensioni interne e le polemiche avevano travolto la Lega e, con essa, anche la figura del suo fondatore. Da quel momento qualcosa si era rotto definitivamente e il ruolo del leader della Lega si era ridimensionato, lasciando spazio a nuovi equilibri e nuove leadership.
Al di là della politica però, in queste ore sta tornando sotto i riflettori anche la vita privata del Senatur, come amava farsi chiamare: quella di Umberto Bossi è stata infatti una vita costruita su legami solidi e una famiglia numerosa, che ha sempre rappresentato il suo punto di equilibrio.
Il leader della Lega si è sposato due volte: il primo matrimonio, nel 1975 con Gigliola Guidali, da cui era nato il primogenito Riccardo, si era poi concluso con il divorzio nel 1982. Successivamente era arrivata Manuela Marrone, ex insegnante e figura molto riservata, che Bossi aveva sposato nel 1994 e che era diventata una presenza fondamentale nella sua vita.
Dalla loro unione erano nati tre figli, Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio, dando vita a una famiglia che, nonostante le difficoltà e le pressioni della vita pubblica, era sempre rimasta il suo vero punto fermo.