Un’informazione di qualità sui social network è possibile? L’esperienza di Factanza

Come comprendere la complessità della realtà che ci circonda attraverso i social? Ecco cosa ne pensano le ragazze di Factanza

Social network e informazione di qualità non sono inconciliabili, anzi: i social media permettono alla informazioni di arrivare alle persone in modo diretto proprio là dove sono. E questo vale specialmente per i più giovani.

Ne abbiamo parlato con Bianca Arrighini e Livia Viganò, co-founder della media company Factanza, che il 30 maggio 2022 saranno ospiti del TEDxYouth@Milano, di cui siamo Media Partner, l’appuntamento annuale che con i suoi talk ispira le nuove generazioni e diffonde piccole grandi idee che “meritano di essere condivise”.

Factanza nasce nel 2019 per rivoluzionare il mondo dell’informazione e avvicinarlo alle nuove generazioni, per aiutarle a comprendere la complessità della realtà attraverso un’informazione rapida, accattivante e di qualità, perché solo attraverso una maggiore consapevolezza sapranno cosa non va nel mondo e come possono avere un impatto per migliorarlo.

factanza

Perché informarsi sui social non significa essere superficiali?

Noi di Factanza combattiamo da sempre contro il pregiudizio che vede come inconciliabili social e qualità dell’informazione. Secondo noi, fare informazione non deve essere un’attività fine a se stessa: ha senso solo se arriva alle persone. Oggi, per arrivare alle persone, soprattutto alle più giovani, usare i social è fondamentale, e l’abilità dell’editore sta proprio nel saper veicolare qualità e trasmettere quali sono gli aspetti più interessanti delle notizie e dei temi che vengono trattati proprio utilizzando questi canali digitali.

Che cos’è Factanza e come nasce? 

Factanza è una media company che si occupa di fare informazione per le nuove generazioni: GenZ e Millennials. È nata nel 2019 quando io e Bianca Arrighini, che siamo le co-founder, abbiamo deciso di aprire una pagina Instagram per raccontare le notizie e veicolare approfondimenti interessanti per i nostri coetanei, essendoci accorte che non leggevano i giornali e non erano raggiunti dalle informazioni sui social (che sono i mezzi che i giovani utilizzano di più per entrare in contatto con il mondo che li circonda). Oggi siamo un’azienda formata da 10 persone e abbiamo più di 400mila follower su Instagram e quasi 100mila su TikTok.

Come si crea oggi una community e come si possono sfruttare gli influencer per fare informazione di qualità?

Per creare una community è fondamentale sia avere un’identità ben definita, a livello grafico, di valori e tone of voice, sia costruire un rapporto di fiducia con gli utenti che si consolida nel tempo. Ovviamente per fare sì che le persone ti seguano, prima di tutto è fondamentale che ti conoscano, e in questo senso creator e influencer possono dare una grossa spinta. Noi abbiamo avuto una crescita 100% organica e i repost da parte di persone con ampio seguito sono stati importantissimi nel nostro percorso.

Vi battete e vi siete battute molto contro il Social Washing: di cosa si tratta e quali sono i pericoli?

Il social washing avviene quando le aziende si “lavano la reputazione” compiendo azioni che hanno un impatto positivo a livello sociale (ad esempio facendo beneficenza o denunciando violazioni di diritti umani o civili), ma di fatto sono a loro volta responsabili di violazioni e azioni a impatto estremamente negativo sulla società in altri ambiti. È successo ad esempio con la guerra in Ucraina, quando molte aziende hanno preso posizione boicottando il mercato russo rimanendo però colpevoli di molte violazioni dei diritti umani in altri ambiti (ad esempio nello sfruttamento dei minori). Si tratta di una pratica pericolosa perché inganna il consumatore e lo porta ad apprezzare l’operato di un brand che però non rispecchia realmente i valori di cui si fa portavoce.