Ultima Generazione: chi sono e cosa chiedono gli attivisti che si “attaccano” all’arte

Si incollano alle opere d'arte per protestare contro il cambiamento climatico: «La Terra va tutelata tanto quanto il patrimonio artistico». Ecco chi sono gli attivisti ambientali di Ultima Generazione

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Miriam Tagini

Giornalista - Editor esperta di Lifestyle

Giornalista bilingue esperta di Lifestyle. Appassionata di social, food e viaggi, cerco di fare delle miei passioni un lavoro.

Con un po’ di colla e molto coraggio, il gruppo di attivisti ambientali italiani Ultima Generazione continua a protestare contro la miopia del governo in fatto di cambiamento climatico. Prima i blocchi stradali sul Grande Raccordo Anulare a Roma, poi scioperi della fame e azioni a danno del Mite e di Eni. Più di recente invece le azioni che tutti orami conosciamo. Prima alla Galleria degli Uffizi di Firenze poi al Museo del Novecento a Milano, i giovani attivisti hanno incollato le loro mani a due opere d’arte; rispettivamente al dipinto la Primavera di Botticelli e alla scultura Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni.

«Ci siamo incollat* all’opera di Boccioni perché non possiamo più permetterci di correre verso il progresso economico. Il progresso che i futuristi auspicavano è lo stesso che ora ci sta portando verso l’estinzione di massa» spiegano gli attivisti di Ultima Generazione, rivendicando così le azioni di disobbedienza civile messe in atto di recente. Ma chi sono questi attivisti e perché stanno protestando? Scopriamolo insieme.

Chi sono e cosa chiedono gli attivisti di Ultima Generazione

«Siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa». Questo il motto del gruppo di giovani cittadini e cittadine che, preoccupati per il proprio futuro e per quello di chi verrà dopo di loro, hanno deciso di intraprendere azioni di disobbedienza civile nonviolenta per fare pressione sul governo e sulle politiche green.

In particolare, Ultima Generazione chiede al governo italiano l’interruzione immediata della riapertura delle centrali a carbone dismesse e la cancellazione dei progetti di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale. Non solo: i giovani attivisti chiedono un maggiore investimento sulle energie rinnovabili, come ad esempio l’incremento di energia solare ed eolica di almeno 20GW nell’anno corrente ma anche la creazione di posti di lavoro nel settore dell’energia rinnovabile.

I fatti di cronaca

Nato l’anno scorso, questo movimento aveva già bloccato il traffico nella capitale, promosso uno sciopero della fame e interrotto manifestazioni artistiche e sportive. Ora è arrivato anche nei musei. Forse è proprio per l’inestimabile valore del panorama artistico italiano, riconosciuto in tutto il mondo, che gli attivisti di Ultima Generazione hanno deciso di incollare le proprie mani sul vetro che protegge la Primavera di Botticelli lo scorso 22 luglio.

Il loro appello era chiaro: «L’arte da sempre ha avuto un valore importante nel trasmettere bellezza, nell’unire culture e nel preservare le migliori espressioni di umanità. Anche ora dovrebbe essere così. Nei prossimi anni l’arte sarà un lusso che non potremo più permetterci. Sono qui oggi per evitare che la mia generazione sia travolta dall’atrocità e dalla disumanità di vani viaggi della speranza che di reale speranza non racchiudono neanche un barlume».

Lo stesso messaggio è stato ripetuto durante il blitz al Museo del Novecento, dove hanno dichiarato: «In un mondo nel quale saranno disponibili solo la metà delle risorse rispetto ad oggi, arriveremo ad ammazzarci per strada per un pezzo di pane. Non ci facciamo arrestare a cuor leggero ma dobbiamo capire subito che non ci sarà arte in un pianeta al collasso. Per questo chiediamo alla cultura di schierarsi con noi e di fare pressione al governo».

Entrambe queste azioni di disobbedienza civile sono state interrotte dalla vigilanza dei musei; e gli agenti hanno poi provveduto all’identificazione e al fermo in Questura dei manifestanti.

Che rapporto c’è tra le proteste ambientali e il mondo dell’arte?

Negli ultimi anni, le manifestazioni per il clima sono diventate un fenomeno sempre più frequente e dirompente. Gli eventi delle scorse settimane suggeriscono che i giovani attivisti ora vedono l’arte come un medium utile e di sostegno. Questa, però, non la prima volta che i musei sono stati teatro di proteste politiche.

Similmente, infatti, qualche settimana fa, due sostenitori di Just Stop Oil, un gruppo inglese che cerca di impedire al governo britannico di concedere in licenza nuovi progetti di petrolio e gas, si sono incollati a un paesaggio del 19° secolo nella Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow. Da allora, i membri del gruppo si sono incollati anche ad altre opere famose presenti nei musei di Londra e di Manchester. Sulla stessa scia, Ultima Generazione sfrutta il mondo dell’arte per lanciare un appello affinché le loro richieste vengano portate al Governo da tutte le parti sociali.

Con queste manifestazioni, il messaggio che cerca di diffondere il gruppo Ultima Generazione è uno: «Nello stesso modo in cui difendiamo il nostro patrimonio artistico, dovremmo dedicarci alla cura e alla protezione del pianeta che condividiamo con il resto del mondo».