Piante e arbusti, quando è vietato potarli e perché secondo la legge

Quando si possono potare le piante e gli arbusti e quando è invece vietato per legge: la norma dalla parte della natura

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Serena De Filippi

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Forbici da pota in mano, desiderio di mettere ordine in giardino, e un dubbio che dovremmo avere sempre prima di iniziare: posso davvero potare in questo periodo? La domanda non è oziosa, perché in Italia esistono regole abbastanza precise che ci dicono quando è possibile intervenire sugli alberi e quando invece è meglio aspettare. Regole pensate per proteggere la fauna selvatica, in particolare gli uccelli che nidificano fra i rami, ma anche le piante stesse, che in certi mesi soffrirebbero un taglio molto più di quanto immaginiamo. Vediamo insieme cosa dice la normativa, quali sono i periodi giusti per intervenire e cosa possiamo fare nei mesi in cui non possiamo.

Cosa dice la normativa su piante e arbusti

Cominciamo da una cosa che è bene chiarire subito: in Italia non c’è un’unica legge che regola la materia per tutti, dappertutto, allo stesso modo. Il quadro è frammentato, fatto di disposizioni nazionali, regole regionali, regolamenti del verde dei singoli Comuni e, per chi vive in condominio, anche dei regolamenti interni del fabbricato. Prima di intervenire, dobbiamo quindi dare un’occhiata a cosa prevede il proprio Comune, perché le sfumature possono cambiare parecchio.

Per il settore agricolo, il riferimento più conosciuto è la PAC, la Politica Agricola Comune europea. Le aziende che ne ricevono i pagamenti devono attenersi a uno standard preciso (lo standard BCAA 8) che vieta di intervenire su alberi e arbusti dal 15 marzo al 15 agosto. Importante però sapere che questa regola non riguarda l’intero mondo agricolo, ma solo le aziende beneficiarie dei contributi, e soltanto sulle superfici classificate come non produttive. Negli anni, comunque, quella finestra di mesi è diventata un riferimento di buon senso: molti regolamenti comunali del verde la richiamano, esplicitamente o di fatto.

Va poi tenuta presente una distinzione che torna ovunque, sia nelle norme nazionali sia in quelle locali: quella tra interventi ordinari e straordinari. I primi sono i piccoli lavori di manutenzione: il taglio dei rami secchi, gli alleggerimenti leggeri, il contenimento misurato della chioma. I secondi invece sono operazioni decisamente più drastiche e invasive, come ridurre la chioma a una determinata altezza tagliando anche il fusto, oppure spogliare completamente il tronco lasciando solo la cima. Per queste ultime servono di solito condizioni precise, autorizzazioni specifiche, e in molti casi sono ammesse soltanto su un elenco ristretto di specie.

Ci sono poi piante che meritano un capitolo a parte, perché sono protette in modo particolare. Pensiamo agli alberi monumentali, riconosciuti per il loro valore storico, paesaggistico o ecologico: per loro nessun fai-da-te, ogni intervento va richiesto in via formale all’ente di riferimento, e va affidato a tecnici qualificati. Stessa logica per le piante che ricadono in aree con vincoli paesaggistici, per quelle del verde pubblico (alberature stradali, parchi cittadini, giardini di scuole), per chi ospita nidi attivi, e per gli esemplari che vivono in parchi naturali o riserve. In tutti questi casi, prima si chiede, poi (eventualmente) si interviene.

Quando è possibile potare piante e arbusti

A questo punto la domanda diventa: quando posso lavorare in giardino senza correre rischi? La finestra di divieto più citata, lo abbiamo visto, è quella che va da metà marzo a metà agosto. Anche se la regola nasce in ambito PAC, è diventata un riferimento condiviso e prudente per tutti, ed è un’indicazione che molti regolamenti comunali del verde hanno fatto propria.

Di conseguenza, i mesi giusti per intervenire sono gli altri: la fine dell’estate, l’autunno, l’inverno. Sono i momenti in cui la pianta è meno esposta allo stress di un taglio, gli uccelli hanno terminato la stagione riproduttiva, e possiamo lavorare con maggiore tranquillità. Sempre, ovviamente, con un occhio al regolamento del proprio Comune e ai limiti che pone su tipi di intervento, diametri massimi consentiti e tecniche da usare.

Un capitolo che spesso ci dimentichiamo riguarda le siepi. Per loro vale lo stesso divieto stagionale, e per gli stessi motivi: le siepi sono ambienti densi e protetti, dove uccellini, piccoli mammiferi e insetti utili trovano riparo e fanno il nido. C’è anche un discorso che esula dalla legge ed è puramente botanico: tagliare una siepe (o un albero) in piena primavera non è una buona idea nemmeno per la pianta in sé, perché in quei giorni sta concentrando tutte le sue energie nella ripartenza vegetativa, e un intervento aggressivo la lascia indebolita, viene affrontato come un vero “shock” per la pianta. Norma ed esigenze della pianta, in questo caso, vanno fortunatamente nella stessa direzione.

Perché si è resa necessaria la normativa

Per capire il senso di questi divieti, basta osservare un albero a maggio o a giugno. Tra fronde, rami e foglie, ci sono i nidi. A volte se ne intravede qualcuno, molto più spesso no, perché sono ben mimetizzati. In quei nidi gli uccelli depongono uova, le covano, e per settimane allevano i piccoli che ancora non sono in grado di volare.

Da qui la scelta del legislatore: gli alberi e le siepi non sono solo elementi che decorano un paesaggio, ma microambienti viventi che ospitano una biodiversità sorprendente, con uccelli, mammiferi minuti, api solitarie, farfalle, coleotteri utili al giardino stesso.

Come mantenere il giardino in ordine

Tutto questo, attenzione, non vuol dire che da marzo ad agosto dobbiamo restare a guardare. Anzi, è il momento perfetto per dedicarci a tutte quelle attività di cura. E sono attività che fanno benissimo al giardino, a volte anche più di una potatura.

Possiamo per esempio metterci a togliere le erbe spontanee che crescono ai piedi dei tronchi, perché competono con gli alberi per acqua e nutrienti, e in primavera crescono a una velocità impressionante. Possiamo arricchire il terreno alla base delle piante con compost ben fatto o letame stagionato, regalando nutrimento naturale che la pianta assorbirà nei mesi successivi.

Approfittiamone anche per controllare l’impianto di irrigazione, prima che arrivi il gran caldo: rivedere tubi, gocciolatori, programmatori in primavera ci evita poi di scoprire i problemi a luglio, magari in vacanza, con il giardino che soffre. E poi c’è la pacciamatura, che dovrebbe diventare un’abitudine fissa per chi cura un giardino: distribuire alla base delle piante uno strato di corteccia, foglie secche o paglia aiuta a trattenere l’umidità del terreno, protegge le radici dagli sbalzi di temperatura e tiene a bada le infestanti. Un gesto piccolo che riduce moltissimo la sofferenza estiva delle piante.