Fondazione Prada, la storia del palazzo futurista progettato da OMA

La storia della Fondazione Prada, un palazzo futurista dalla storia da scoprire: l'ex distilleria industriale è oggi un polo culturale

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Serena De Filippi

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A Milano la magia dell’architettura contemporanea passa dalle intuizioni visionarie e dal recupero degli edifici storici. Largo Isarco, nella zona sud della città, è la destinazione perfetta per proiettarsi verso il futuro, dato che questa immensa area meneghina ospita la Fondazione Prada, un’opera architettonica maestosa, un vero e proprio gioiello incastonato nel tessuto cittadino.

Dalla distilleria industriale a polo culturale: la nascita della Fondazione Prada

Facciamo un tuffo nel passato industriale meneghino: la sede della Fondazione Prada sorge proprio sugli spazi della ex distilleria “Società Italiana Spiriti”, risalente al lontano 1910. Oggi, varcando l’ingresso principale, ci troviamo davanti a un’estensione di ben 19.000 metri quadrati, interamente trasformata e valorizzata. La riqualificazione di questa enorme area ha regalato alla metropoli lombarda un polo culturale di prim’ordine. L’intento originale era proprio espandere il repertorio delle tipologie spaziali, per esporre l’arte contemporanea e condividerla apertamente con il pubblico.

La decisione di mantenere in vita la memoria del luogo ha permesso alla struttura di conoscere una nuova era, in cui la cultura prende letteralmente vita tra le vecchie mura della fabbrica. Le pareti originali raccontano ancora le storie degli operai, sussurrano i segreti di una Milano dedita al lavoro. La conservazione degli ambienti è stata curata nei minimi dettagli: così un semplice rudere industriale è stato trasformato in un palcoscenico per le arti visive.

Il progetto di OMA: lo stile

L’anima di questa trasformazione porta la firma prestigiosa dello studio OMA, guidato dall’architetto olandese Rem Koolhaas, affiancato dai progettisti Chris van Duijn e Federico Pompignoli. Il progetto è a dir poco complesso, stratificato e profondamente articolato. Nel 2018 ha ricevuto il prestigioso premio Compasso d’oro: un riconoscimento meritato per un’opera eccezionale.

Ma quali sono le peculiarità della Fondazione Prada? Indubbiamente l’approccio di Koolhaas, che gioca sui contrasti, sulle forme asimmetriche, sulla continua interazione tra elementi differenti. I volumi sembrano sfidarsi a vicenda, scambiandosi riflessi e prospettive in un gioco di specchi e cemento.

Come sostiene Rem Koolhaas: “Il progetto della Fondazione Prada non è un’opera di conservazione e nemmeno l’ideazione di una nuova architettura. Queste due dimensioni coesistono, pur rimanendo distinte, e si confrontano reciprocamente in un processo di continua interazione, quasi fossero frammenti destinati a non formare mai un’immagine unica e definita, in cui un elemento prevale sugli altri. Vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso: questi contrasti stabiliscono la varietà di opposizioni che descrive la natura della nuova Fondazione”.

La visione di OMA è audace, coraggiosa: quello che ci voleva per creare uno spazio vivo, pulsante. Questa architettura, così complessa, ha aperto le porte a una programmazione culturale fluida e in perenne evoluzione. Osservandola, cerchiamo un’angolazione inaspettata, ci perdiamo tra le geometrie celate del complesso. Un tocco futurista (e visibilmente visionario) che racconta uno spaccato del passato della metropoli.

Materiali, volumi e identità degli edifici

Il cuore del progetto è proprio l’incontro tra le architetture del passato e i tre nuovi edifici. Da una parte abbiamo le vecchie mura industriali, dall’altra il cemento bianco strutturale a vista (con il vetro accostato al ferro). Le linee moderne, pulitissime, esaltano i segni del tempo degli spazi storici: i sette edifici originali si fondono al Podium, al Cinema e alla Torre.

Le facciate alternano blocchi solidi a pareti trasparenti, modificando l’esposizione solare in base all’orario. La luce naturale modella gli ambienti, disegnando geometrie nette sui cortili interni. I volumi comunicano visivamente tra loro, ed è per questo motivo che noi visitatori abbiamo il privilegio di osservare una prospettiva sempre diversa. I materiali mettono in risalto ogni crepa antica e ogni lastra moderna.

Gli spazi simbolo del complesso: Torre, Podium e Haunted House

Partiamo dalla Torre: alta ben 60 metri, svetta nel cielo di Milano e segna il completamento definitivo della sede. L’inaugurazione è avvenuta il 18 aprile 2018. Ciascuno dei nove piani propone una percezione inedita degli ambienti, un gioco geometrico sorprendente e spiazzante. Metà dei livelli presenta una base trapezoidale, l’altra metà sfoggia una pianta rettangolare. Anche l’altezza dei soffitti è variabile: si parte dai 2,7 metri del primo piano per poi salire vertiginosamente fino agli 8 metri dell’ultima sala espositiva. Lassù, una splendida luce zenitale illumina le opere d’arte. Una delle chicche? Sicuramente l’ascensore panoramico, incastonato nella struttura diagonale sul lato sud della Torre.

E poi troviamo il Podium, lo spazio dedicato alle mostre temporanee, ampio, arioso e inondato di luce. Un ambiente perfetto per accogliere le esposizioni più ambiziose. Ma l’edificio forse più fotografato, amato e sognato è la Haunted House (Casa degli Spiriti). Questa palazzina a quattro piani è interamente rivestita in foglia d’oro (un dettaglio a dir poco lussuoso). Al suo interno, custodisce le installazioni permanenti di Robert Gober e due lavori formidabili di Louise Bourgeois.

Fondazione Prada oggi: un nuovo modello di spazio culturale contemporaneo

Oggi, la Fondazione Prada è un punto di ritrovo irrinunciabile e l’offerta culturale è vastissima. Una delle chicche? Sicuramente il Bar Luce, ideato dal regista Wes Anderson: appena entrati, abbiamo la possibilità di fare un viaggio nel tempo, dritti nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta. Tocchiamo con mano gli arredi in formica, ci accomodiamo sulle sedute vintage. L’estetica di quegli anni rivive in ogni dettaglio, attingendo dall’ispirazione dalle atmosfere del Neorealismo (in particolare dalle pellicole storiche come Miracolo a Milano di Vittorio De Sica e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti).

Le parole di Wes Anderson descrivono perfettamente l’anima del locale: “non c’è una prospettiva ideale per questo spazio. Dal momento che è stato pensato per essere ‘vissuto’, dovrebbe avere molti posti comodi dove sedersi per conversare, leggere, mangiare, bere… Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo in cui mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi ‘non cinematografici’”. Tra esposizioni, installazioni site-specific, cinema e momenti di relax al caffè, la Fondazione Prada ha rivoluzionato totalmente l’approccio alle strutture museali in Italia. Un polo attrattivo vitale, energico. Ma soprattutto in continuo fermento.