C’era una volta una gatta
Che aveva una macchia nera sul muso
E una vecchia soffitta vicino al mare
Con una finestra a un passo dal cielo blu
Ci sono case che restano luoghi. E altre che diventano immagini. Quella di Gino Paoli a Boccadasse è entrambe le cose. Non è la più bella, né la più comoda. Ma è la più viva. Una soffitta affacciata sul mare, piccola, imperfetta, attraversata dalla luce e dal vento.
È qui che nasce La gatta, una delle sue canzoni più celebri, ed è qui che, in fondo, prende forma anche il suo modo di abitare.
Oggi che il cantautore è scomparso, lo scorso 24 marzo, a 91 anni, quella stanza torna a essere un punto di partenza. Non solo musicale. Anche domestico. Qui la casa di Ornella Vanoni, grande amore e interprete delle canzoni di Paoli.

Indice
La soffitta di Boccadasse, dove tutto comincia
La prima casa di Gino Paoli non è una casa nel senso tradizionale. È una soffitta con il mare praticamente sotto le finestre, sopra il borgo di Boccadasse, che oggi è un pittoresco luogo turistico, ma fino a qualche tempo fa era un autentico porticciolo di pescatori e piccole botteghe. Chi conosce Genova lo sa: lì le case si arrampicano una sull’altra, i colori sono stretti, il blu arriva ovunque. In una stanza così, lo spazio conta meno della luce.
La gatta Ciacola, concreta e reale
Paoli ci vive da ragazzo, dopo aver lasciato la famiglia. La descrive come scomoda, esposta agli estremi, ma con una qualità irrinunciabile: lo sguardo aperto sul mare. Dentro quella stanza c’è anche Ciacola, la gatta protagonista della canzone. Non un simbolo, ma una presenza vera, concreta. E forse è proprio questo che rende quella casa così potente: non è mai diventata un mito costruito dopo. È rimasta reale.
Corso Paganini, la prima casa “vera”
Poi per Paoli arriva il successo. E con lui, la prima casa vera, sempre a Genova. Il trasferimento in Corso Paganini, a Castelletto, segna un passaggio netto. Si sale di quota, letteralmente e simbolicamente. L’appartamento è più ampio, più stabile, inserito in uno dei quartieri più eleganti di Genova. Ma qualcosa resta in sospeso.

Il ricordo di Boccadasse non si scioglie. Anzi, si rafforza. È come se quella soffitta continuasse a fare da misura, anche quando le condizioni cambiano. Succede spesso, succede a molti: le prime case non sono le migliori, ma sono quelle che non si dimenticano.
Modena, la dimensione privata
Poi c’è Modena, che cambia completamente registro, dove ha origine la famiglia di Paola Penzo, seconda moglie di Gino Paoli. In casa ci sono il camino, il pianoforte, le fotografie, fuori vie e piazze, bar e incontri a misura d’uomo. Il cantautore si trova bene, ma il richiamo del mare lo riporta sempre a Genova, la sua città.

La casa a Quinto, affacciata sul mare
Negli anni, Gino Paoli torna sempre al mare. La casa della maturità si trova tra Quinto e il levante genovese, in una posizione più defilata, tranquilla, lontana dal centro, ma sempre aperta sull’orizzonte, la luce piena e la terrazza con vista sono protagonisti. È una casa che non cerca effetti, lascia spazio.
Dalle interviste emerge un dettaglio che dice molto: la necessità di vedere il mare da ogni punto possibile. Non come lusso, ma come abitudine quotidiana. Come una forma di equilibrio, forse di ispirazione per un artista che ha sempre fatto dei sentimenti il suo punto di riferimento. Qui tutto sembra rallentare. I ritmi, i rumori, perfino lo sguardo. È una casa che accompagna, che non impone.
Il podere in Toscana, tra ulivi e radici
E poi c’è la Toscana, che non è una fuga, ma un ritorno.

A Campiglia Marittima, nella Maremma, Gino Paoli possiede un podere legato alle origini familiari. Qui il paesaggio cambia completamente: niente mare, ma colline morbide, terra rossa, ulivi.
Non è una casa da weekend mordi e fuggi. È un luogo in cui si lavora davvero. Paoli si dedica alla produzione di olio, recuperando una tradizione di famiglia. È forse la casa meno conosciuta, ma anche quella più radicata.
Guardando tutte queste case insieme, viene fuori una linea molto chiara: Paoli non ha mai inseguito la casa perfetta. Ha sempre cercato quella giusta per sé.

La soffitta di Boccadasse, l’appartamento di Castelletto, la casa sul mare di Quinto, il rifugio familiare di Modena, il podere di Campiglia: ogni luogo risponde a un momento preciso, ma senza mai tradire una stessa idea. Luce, aria, silenzio. E uno sguardo aperto. Soprattutto, il mare. Anche quando non c’è.
Perché, alla fine, le case di Gino Paoli funzionano come le sue canzoni: sembrano semplici, ma restano nell’anima. E continuano a raccontare qualcosa, anche dopo.