Massimo Giletti, tensioni a Viale Mazzini: il rinnovo del contratto non è più così scontato

"Lo Stato delle Cose" si è concluso il 6 aprile ma Massimo Giletti è stato tutt'altro che soddisfatto: il rinnovo del contratto si allontana

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Martina Dessì

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Aria di tempesta su Viale Mazzini, e questa volta al centro della bufera c’è Massimo Giletti. Il conduttore de Lo Stato delle Cose non ha nascosto il proprio disappunto per la chiusura anticipata del programma, ma la realtà dei fatti racconta una storia un po’ diversa da quella che il presentatore sembra voler far passare.

Come già anticipato, la durata della trasmissione – giorno di messa in onda compreso – era stata concordata con la Rai sin dall’inizio della stagione televisiva. E non è tutto: il programma è stato persino prolungato oltre Pasqua, includendo gli Speciali che Giletti, in base al contratto firmato due anni fa con la tv pubblica, avrebbe dovuto realizzare a fine stagione. Una concessione, insomma, non un torto.

Massimo Giletti, il ritorno trionfale in Rai

Vale la pena ricordare com’è andato il suo rientro in Rai. L’allora amministratore delegato Roberto Sergio e l’allora direttore generale Giampaolo Rossi l’avevano accolto con parole che non lasciavano spazio a dubbi: “Siamo molto soddisfatti di riaccogliere uno dei volti più influenti della televisione italiana. Bentornato, Massimo, in quella che è stata per tanti anni la tua casa”. Un ritorno organizzato come un evento epocale, con grandi aspettative da entrambe le parti.

E i risultati, oggettivamente, non sono mancati. Gli ascolti di questa stagione hanno segnato un miglioramento rispetto alla prima, stabilizzandosi attorno all’8% di share. Un riscontro di tutto rispetto, alimentato anche dai verticali continui su Garlasco, che testimoniano come il pubblico abbia ritrovato il Massimo Giletti che conosceva e apprezzava.

La frecciata dell’ultima puntata

Il problema sorge da qualcosa di diverso dagli ascolti. Nell’ultima puntata del programma, Massimo Giletti ha lasciato andare una battuta che non è passata inosservata: “Noi non ci saremo in onda perché, si sa, i programmi che funzionano sapete che fine fanno”. Una frecciatina sottile ma chiarissima, lanciata – paradosso dei paradossi – usando proprio le frequenze della televisione di Stato contro cui si stava scagliando.

La risposta di Viale Mazzini non si è fatta attendere. Il direttore degli approfondimenti Paolo Corsini ha chiarito la posizione dell’azienda: “Spiace che Massimo Giletti utilizzi spazi del programma Lo Stato delle Cose per esprimere rimostranze, più o meno velate, nei confronti dell’Azienda per cui ora lavora. Come da prassi, giorno di messa in onda, durata e numero di puntate sono stati definiti di comune accordo all’inizio della stagione e condivisi anche in sede di conferenza stampa”.

Il rinnovo del contratto

Ora si arriva alla questione contrattuale. La Rai, stando alle voci che circolano nei corridoi di Viale Mazzini, sarebbe ancora disposta al rinnovo. Ma un contratto lo si firma in due, e se Giletti percepisce questa Rai come un ambiente ostile, forse è lui il primo a non volerlo davvero, quel rinnovo.

Sarebbe un peccato. Giletti è un grande professionista, indiscutibilmente, e la sua carriera televisiva merita un capitolo migliore rispetto all’avventura – per usare un eufemismo – non proprio fortunata su La7. Ricordiamo infatti la chiusura rocambolesca di Non è l’Arena, chiuso da un giorno all’altro e senza troppe cerimonie, e del conseguente passaggio alla Rai celebrato in grande spolvero dalla tv nazionale. Il copione sembra ora ripetersi, malgrado le volontà aziendali appaiano diverse: l’ultima parola dovrebbe essere quella di Massimo Giletti.