Il sonno contro il diabete, quanto dormire secondo la “formula perfetta”

Se si dorme poco durante la settimana, può essere utile recuperare nel weekend, ma uno studio mostra che non bisognerebbe eccedere

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Mancano ancora tre settimane al ritorno dell’ora legale, eppure in molti iniziano ad avvertire i classici segni di stanchezza legati all’arrivo della primavera. Ma se, invece, non fosse colpa delle poche ore di sonno? A sottolineare l’importanza di un corretto riposo è ora anche uno studio che sottolinea come il sonno sia legato anche al rischio di insorgenza di diabete. Ecco perché.

Il sonno e il pericolo di insulino-resistenza

A indagare il nesso tra la giusta quantità di ore dormite e il rischio di insorgenza dell’insulino-resistenza, a sua volta correlata al diabete, è uno studio, pubblicato sulla rivista ad accesso libero ‘Bmj Open Diabetes Research & Care’ e frutto di un’analisi condotta dal National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes). I ricercatori hanno cercato di capire quale sia la durata ottimale del sonno per scongiurare la malattia legata a un eccesso di glicemia nel sangue. Si tratta di un lavoro innovativo, perché finora si era dimostrata una forte associazione fra il quantitativo di riposo notturno e il pericolo di diabete e disturbi metabolici correlati, senza però includere l’importanza e l’influenza del recupero di sonno che spesso viene messo in atto nei giorni festivi rispetto alle carenze infrasettimanali.

Il nuovo studio: gli effetti del riposo nel weekend

Il nuovo studio, invece, ha preso in considerazione come parametro il tasso stimato di smaltimento del glucosio, il cosiddetto eGdr, ritenuto affidabile per valutare la resistenza all’insulina. La premessa è che più questo valore è basso – per esempio inferiore a 6-7 mg/kg/min – maggiore è il rischio di resistenza all’insulina. Al contrario, più è elevato – in quantità superiore a 10 mg/kg/min – minore è il rischio di andare incontro a condizioni che possano favorire l’insorgenza di diabete. Nello specifico, i ricercatori hanno valutato la durata del sonno nei giorni feriali e l’eGdr. In un secondo tempo hanno anche cercato di capire che effetto possa avere il recupero di ore di riposo che spesso si verifica nel fine settimana.

Chi recupera nel fine settimana

Per analizzare gli effetti del mancato riposo o i tentativi di compensazione durante il fine settimana, gli autori della ricerca hanno valutato un campione di 23.475 persone di età compresa tra 20 e 80 anni. Per farlo si è utilizzata la banca dati del National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes), relativa al periodo compreso il 2009 e il 2023. Di 10.817 erano disponibili anche informazioni relative alla durata del sonno nel fine settimana, differenziata in base a chi non recuperava, chi riusciva a dormire fino a 1 ora in più, chi tra 1 e 2 ore e chi invece arrivava a superare le 2 ore. Quanto all’eGdr, è stato calcolato utilizzando una formula che tenesse conto sia della misura della circonferenza della vita, sia della glicemia a digiuno, sia la pressione sanguigna.

Dormire troppo può non essere una buona idea

É emerso che il valore medio era 8,23 tra i partecipanti, che nei giorni feriali dormivano in media 7 ore e 30 minuti. Poco meno della metà del campione (appena sopra il 48%) ha riferito di recuperare sonno nel fine settimana. “Chi aveva informazioni al riguardo nella scheda, dormiva in media 8 ore nel weekend. E chi, oltre a essere già sopra questa soglia nei giorni feriali, in quelli festivi si dedica a un ulteriore recupero di ore di riposo sembra essere esposto a un rischio maggiore di alterazione del metabolismo del glucosio”, spiega l’Adnkronos. Il sonno, dunque, aiuta a ridurre il rischio di diabete o peggiora la situazione?

Quanto occorre dormire

Quello che i ricercatori hanno evidenziato è che certamente il sonno gioca un ruolo importante nei meccanismi di regolazione del metabolismo, dunque anche di patologie come il diabete: risulta fondamentale per ridurne le probabilità di insorgenza, insieme ad altri fattori, ma nello stesso tempo un eccesso di ore di riposo può nuocere, specie se avviene in modo discontinuo, dunque facendo venire meno la corretta regolarità. Lo studio, infatti, ha mostrato un andamento a “U invertita” tra la durata del sonno e l’eGdr.

Dormire il giusto, senza eccessi

In termini pratici, la durata ottimale del sonno è 7 ore e 18 minuti. Se si scende sotto questo valore, aumenta la possibilità di un eGdr più elevato (rischio minore); al di sopra della soglia, invece, dormire di più durante la notte era associato a un eGdr più basso (rischio maggiore), in particolare tra le donne e tra persone di 40-59 anni. Ulteriori analisi statistiche hanno dimostrato che, tra coloro che dormono meno della soglia ottimale durante la settimana, il recupero più indicato è pari a 1-2 ore di sonno nel fine settimana, in quanto associate a un eGdr più elevato (quindi rischio minore di diabete). Attenzione, però, perché chi invece dorme di più nei giorni feriali non dovrebbe eccedere con ore aggiuntive di sonno nel weekend, per esempio oltre 2 ore. In questo caso, infatti, l’eGdr si è rivelato inferiore, dunque associato a un maggior pericolo di insorgenza di diabete.

L’importanza di altri fattori

Naturalmente le conclusioni dei ricercatori non prescindono dall’importanza di altri fattori che possono concorrere alla comparsa del diabete, come per esempio lo stile di vita. “È importante sottolineare che sembra esserci una relazione bidirezionale tra sonno e metabolismo”, confermano i ricercatori, che spiegano come può verificarsi “un potenziale circolo vizioso, in cui la disregolazione metabolica interrompe i normali schemi del sonno e il sonno anomalo che ne risulta (inclusa la sua durata prolungata) aggrava ulteriormente la salute metabolica”. Lo studio è comunque di tipo osservazionale, quindi il risultato non è da ritenersi la prova di un nesso causa-effetto. Ciononostante “che i modelli di sonno, in particolare il sonno di recupero del fine settimana, potrebbero essere rilevanti per la regolazione metabolica nel diabete e potrebbero fornire spunti di riflessione per gli operatori sanitari nella gestione dell’assistenza ai pazienti”, concludono gli autori.