Imparare ad accettarsi è il primo passo verso la felicità

L'accettazione di sé è la base per costruire un'esistenza serena e appagante. Ognuno di noi è una persona unica e irripetibile: solo che non tutti ne sono consapevoli

Dott. Massimo Vidmar

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta

Aiutare le persone a cambiare, a migliorarsi, e trovare un modo per stare meglio, è parte integrante del mio lavoro di psicologo. Per avviare questo processo di cambiamento l’accettazione di sé è fondamentale.

Un passo indispensabile per ritrovare il proprio benessere, perché chi non si accetta, sta combattendo ogni giorno una guerra contro se stesso.

Chissà a quante di voi è capitato (a me è successo spesso, e non solo nella mia vita professionale), di avere a che fare con persone affette da malattie croniche, o da altre disabilità. Persone che insomma non possono modificare la loro condizione. Sia che siano familiari, amici, conoscenti, o persone incrociate al bar per qualche secondo, avrete incontrato sia persone felici, che infelici.

Quelle felici, quelle che possono dire di stare bene, sono le persone che nonostante la situazione invalidante, hanno accettato la loro malattia; difficile, complicata, dolorosa, ma non modificabile.

Uso questo caso estremo, per farvi capire che il nostro benessere è legato soprattutto al nostro approccio alla vita, piuttosto che alle condizioni esterne. L’accettarsi infatti ha molto a che fare con l’interiorità, molto poco con l’esteriorità (intesa sia come aspetto fisico, ma anche come successo, vita sociale, comportamenti, etc.).

Ma se non mi piaccio, e non mi piace la vita che conduco, come faccio ad accettarmi?

Come ho detto prima è necessario modificare cambiare visione, spostare il focus al proprio mondo interiore. Per fare questo passaggio, per cambiare prospettiva, può essere di aiuto considerare alcuni aspetti che presento nel seguito:

1) Unicità

Comincia a pensare che sei una persona unica e irripetibile e che il tuo essere un esemplare unico, ti rende speciale, è il tuo valore.

Ogni persona su questa terra ha un suo valore intrinseco per il fatto che esiste.

Per farti comprendere meglio quanto questo sia importante, cito la storia del re che si reca nel suo giardino e trova tutte le sue piante appassite e morenti: il leccio disperato perché non può essere alto come l’abete; l’abete amareggiato perché non riesce a fare frutti; la vite è triste perché i suoi fiori non sono belli come quelli della rosa.

Il re vaga in questo giardino, che si sta lasciando morire, finché trova un piccolo arbusto che è ancora tutto intero e fiero della sua bellezza, e gli chiede come mai fosse l’unica pianta a essere ancora rigogliosa. Questa gli risponde così: “Ho pensato che quando mi hai piantato volevi una bouganville, e non potendo essere altro che ciò che sono, lo faccio al meglio“.

Il significato di questa storia è che ognuno di noi può essere solo se stesso, dando il suo contributo alla varietà e alla bellezza di questo giardino che è il mondo, semplicemente con la sua specialità, fatta di pregi, ma anche di difetti. Se ci paragoniamo agli altri, o a uno standard che vorremo raggiungere, potremmo uscirne sconfitti. Stiamo perdendo del tempo che potremmo usare per apprezzarci.

2) Apprezzamento

Cioè volersi bene, amarsi per quello che si è e non per quello che si vorrebbe essere. Riscoprire il piacere di stare con se stessi, dedicandoci qualche momento della giornata: è necessario trovare uno spazio e un tempo, per coccolarsi e prendersi cura di sé, in cui non far entrare nessun altro.

Il mio consiglio è quello di esplorare il versante della sensorialità, piuttosto che quello del fare, cioè preferire ad attività quali fitness, palestra, o altri hobby, che presuppongono spesso la presenza degli altri, quelle che prediligono l’ascolto delle sensazioni del corpo.

Per esempio praticare l’ascolto consapevole del proprio respiro o altre tecniche di rilassamento (per es. la mindfulness), ma anche cose molto più semplici che permettono di riappropriarci del piacere di stare con noi: per esempio mettersi una crema o un olio dopo una doccia, e farlo lentamente, magari ad occhi chiusi, sentendo il contatto della mano con la pelle.

Oppure, con la stessa cura, accarezzarsi il viso, ed esplorare ogni suo piccolo andamento e curva (la fronte, gli occhi, gli zigomi, etc.). Sempre lentamente, impiegandoci almeno 10 minuti. Ritrovare il piacere di essere intimi con noi stessi, toccarsi delicatamente, fa nascere l’apprezzamento per noi in un modo non mentale e non giudicante. E se qualche giudizio arriva, ritornate alle sensazioni più che ai pensieri.

Esistono poi esercizi (che si trovano in tutti i vari libretti di autostima fai-da-te), che sollecitano l’apprezzamento dall’osservarsi: guardarsi allo specchio, concentrarsi sullo sguardo e sull’espressione del viso. L’obbiettivo è riuscire a guardarsi negli occhi in modo positivo. Il secondo livello è quello di guardarsi e dirsi frasi di apprezzamento, per es. Io ti accetto così come sei, sei la persona più importante per me, e altre simili, iniziando sempre la frase con il proprio nome.

Questi sono esercizi, più articolati e complessi, che potrebbero risvegliare vissuti inaspettati e spiacevoli, o diventare una sorta di recitazione (se realizzati in modo vuoto e inconsistente). Questo per il fatto che potremmo non credere abbastanza a quello che stiamo dicendo a noi stessi.  Mi capita di utilizzare queste tecniche nei corsi che tengo per aiutare le persone ad accettarsi, apprezzarsi e sviluppare la loro autostima, ma lo faccio dopo un adeguato percorso di preparazione.

3) Non lamentarti

Se quello che stai vivendo non ti piace, non ti soddisfa o è fonte di sofferenza e dispiacere, è inutile sottolinearlo in continuazione agli altri. Questo non fa altro che appesantirti ancora di più, e spargere negatività sul resto del mondo.

Il vittimismo non è mai una soluzione.

Se il bicchiere è riempito a metà, vederlo mezzo vuoto rende tutto più difficile. Invece di stare lì a lamentarti, sguazzando nella delusione e nella rabbia, a bramare quello che non hai, concentrati su quello che hai. E ringrazia per averlo. Ci sono molte cose che diamo per scontate, senza considerare che in passato nel mondo occidentale, e oggi in varie parti del mondo, alcune di esse non erano e non sono una certezza: acqua calda, elettricità, cibi freschi tutti i giorni, vivere in un mondo dove non c’è la guerra.

Bisogna essere grati per avere queste cose, scontate ma essenziali, e ringraziare per avere attorno persone che ci vogliono bene. Se ti riesce difficile trovare qualcosa per cui essere grata, ti invito a farne la lista: scorri mentalmente le attività di una tua giornata tipo, le persone con cui vieni in contatto, insomma quello che succede. Se riesci a mettere un attimo da parte il tuo vittimismo, troverai sicuramente qualcosa di positivo.

Fai attenzione al tuo modo di pensare e di parlare, per accorgerti quante volte è focalizzato su quello che ti manca, su quello che non hai, e sul tuo lamentarti per queste mancanze. Ogni volta che ti accorgi che ti stai lamentando, prova a interrompere questo flusso negativo, e poi concentrati sulle cose belle che hai.

4) Non sei quello che fai

È importante capire che c’è una grossa differenza tra chi sei e cosa fai. Tra te come persona, speciale e unica (rileggi il punto 1), e i tuoi comportamenti e atteggiamenti.

Se facciamo delle cose sbagliate non siamo sbagliati!

È sempre più comune oggi, che le persone diano valore a sé in base ai risultati che ottengono, nell’illusione che il successo porti alla felicità. Mettersi in questo ordine di idee, successo=felicità, può portare a grandi delusioni, perché il passaggio successivo è insuccesso=infelicità. Per fortuna questo è falso e uscire da questo meccanismo, che ti costringe a inseguire sempre qualcosa, ti fa rilassare e avere una maggiore comprensione per te.

Ti aiuta a riconoscere che tutto quello che non ti piace di te, che consideri un difetto, fa inevitabilmente parte di te. Più accoglierai i tuoi limiti e le tue mancanze, senza l’ansia di cambiarle, più ti accorgerai che dietro alcune di esse si nascondono nuovi talenti e qualità. Se poi ci sono dei comportamenti o altre cose che tu ritieni debbano essere migliorate, c’è sempre tempo per cambiarle, non avere fretta!

5) Inutile ostinazione

Molto spesso ci fissiamo su alcune situazioni, ci ostiniamo a voler cambiare cose che oggettivamente non si possono cambiare. Abbiamo un muro davanti, e sappiamo, più o meno consapevolmente, che non riusciremo a spostarlo. Ma insistiamo, continuiamo, in modo masochista, a spingere, sprecando inutilmente un sacco di energie.

Concentrarci sulle situazioni che difficilmente potremo cambiare, ci fa perdere di vista che ci sono delle cose che possiamo modificare – magari piccole, secondarie, che a una prima analisi sembrano insignificanti. Ma fare piccoli cambiamenti possibili, invece di fallire nei grandi cambiamenti impossibili, ci permette di alleggerirci e di farci sentire capaci.


Tutti e 5 i punti, che ho descritto sopra, sono interconnessi. Comincia a lavorare su uno, per acquisire la forza di migliorare gli altri. Talvolta le nostre resistenze sono molto forti e per quanto con la mente riusciamo a comprendere tutti i risvolti positivi dell’Accettarsi, ad un livello più profondo, emotivo, sentiamo che per quanto possiamo provare, non riusciamo a farlo.

A volte per raggiungere l’accettazione di sé, serve conoscersi meglio, per scoprire quelle convinzioni e paure nascoste che ci impediscono di vedere il bello che c’è in noi. Da molti anni, nei miei corsi, aiuto le persone a  fare questo passo, per scoprire veramente chi si è, volersi bene e ritrovare un rapporto intimo con se stessi.

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Dott. Massimo Vidmar

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta Esperto nella Valutazione e Gestione dello Stress, in Tecniche di Rilassamento, Mindfulness PMP e Energetic Breathing. Mi occupo inoltre di disturbi d'Ansia e Demenze Senili. Conduco training per lo sviluppo dell’Autostima e del proprio Potenziale"

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Imparare ad accettarsi è il primo passo verso la felicità