Mamma delfino trasporta il cucciolo morto: il gesto che ha commosso il mondo

La mamma delfino di Perth ha emozionato il mondo con il cucciolo morto sul dorso: cosa svela il lutto nei cetacei

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Marta Ruggiero

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  • Una mamma delfino ha trasportato per sei giorni il cucciolo morto al largo di Perth, riportando l'attenzione sul comportamento dei cetacei.
  • Gli studiosi leggono il gesto come epimeletic behaviour, un istinto di assistenza osservato anche in orche e altri mammiferi marini sociali.
  • La vicenda di Fraggle mostra un legame madre-figlio fortissimo e invita a distinguere tra emozione umana e interpretazione scientifica.

Per sei giorni una mamma delfino ha continuato a nuotare sostenendo sul dorso il corpo senza vita del proprio cucciolo. Le immagini riprese da un drone dell’organizzazione australiana Geographe Marine Research, al largo di Perth, in Australia Occidentale, hanno fatto il giro del mondo, suscitando emozione e riaprendo un interrogativo che da anni divide gli studiosi del comportamento animale: sono in grado di vivere il lutto?

La protagonista della vicenda è Fraggle, una femmina di tursiope – nome scientifico Tursiops truncatus – ben conosciuta dai ricercatori che monitorano la popolazione locale di delfini. Il piccolo aveva appena due settimane di vita quando è morto per cause non ancora accertate. Nonostante ciò, la madre ha continuato a trasportarlo in superficie per diversi giorni, accompagnata in più occasioni da altri membri del gruppo. Un comportamento che, agli occhi dell’uomo, richiama inevitabilmente il dolore e il rifiuto di separarsi dal proprio figlio. Ma cosa dice realmente la scienza?

Un comportamento osservato in molte specie di cetacei

Gli studiosi precisano che quello osservato in Australia non rappresenta un caso isolato. Episodi simili sono stati documentati non solo in una mamma delfino con il proprio cucciolo, ma in numerose specie di cetacei, tra cui orche, balenottere, capodogli, globicefali e altri delfini.

Negli ultimi vent’anni la letteratura scientifica ha raccolto decine di osservazioni di madri che hanno continuato a trasportare i propri piccoli morti per ore, giorni e – in alcuni casi eccezionali – anche per oltre una settimana. La frequenza di queste segnalazioni è aumentata grazie all’impiego di droni, fotografie ad alta risoluzione e programmi di monitoraggio a lungo termine delle popolazioni marine.

Per gli etologi questo insieme di comportamenti rientra nella cosiddetta epimeletic behaviour, ovvero il comportamento di assistenza rivolto a un individuo in difficoltà.

Cos’è il comportamento epimeletico

La biologa marina Sabina Airoldi, del Tethys Research Institute, spiega che i cetacei mettono frequentemente in atto comportamenti di sostegno nei confronti di membri del gruppo feriti, malati o incapaci di nuotare autonomamente.

A differenza dei pesci, i delfini respirano aria attraverso lo sfiatatoio e devono quindi raggiungere volontariamente la superficie. Se un animale perde la capacità di farlo, altri individui possono sostenerlo dal basso oppure spingerlo verso l’alto affinché riesca a respirare.

Quando il cucciolo è ormai morto, però, questo comportamento continua spesso per inerzia comportamentale o come prolungamento dell’istinto di accudimento. In altre parole, il gesto osservato non è necessariamente la prova che il delfino comprenda il concetto di morte nello stesso modo dell’essere umano.

Il legame madre-figlio nei tursiopi è tra i più forti del regno animale

Per comprendere il significato del comportamento di mamma delfino con il proprio cucciolo ormai senza vita bisogna conoscere il rapporto tra una madre tursiope e il suo piccolo.La gestazione dura circa dodici mesi e, dopo la nascita, il cucciolo dipende completamente dalla madre. Nei primi mesi di vita il piccolo deve imparare praticamente tutto:

  • come respirare correttamente;
  • in che modo nuotare;
  • come riconoscere i predatori;
  • come comunicare;
  • le strategie migliori per orientarsi;
  • le tecniche da utilizzare per procurarsi il cibo.

L’allattamento può durare fino a due anni, mentre il rapporto tra madre e figlio continua spesso anche oltre. Questo rende la perdita di un cucciolo un evento che interrompe improvvisamente un investimento biologico ed energetico enorme.

I delfini provano il lutto?

È la domanda che tutti si pongono. La risposta della comunità scientifica è molto prudente. L’etologa Maddalena Jahoda, biologa marina del Tethys Research Institute, sottolinea come attribuire agli animali emozioni identiche a quelle umane rappresenti un rischio metodologico, noto come antropomorfismo.

Non possiamo sapere cosa provi realmente un delfino. Possiamo però osservare il suo comportamento. E quello osservato indica chiaramente che il legame di attaccamento tra madre e cucciolo continua anche dopo la morte.

Diversi studi suggeriscono che alcuni mammiferi sociali possiedano forme complesse di elaborazione del lutto, ma la ricerca non dispone ancora di strumenti per dimostrare che queste corrispondano al lutto umano.

Anche il branco sembra partecipare

Un elemento che ha colpito gli studiosi riguarda la presenza costante di altri delfini vicino a Fraggle. I tursiopi vivono in gruppi sociali estremamente complessi. Non a caso collaborano durante la caccia, difendono i piccoli, aiutano esemplari feriti e antengono relazioni sociali che possono durare decenni.

In molte occasioni documentate, altri membri del branco hanno contribuito a sostenere il corpo del cucciolo oppure hanno accompagnato la madre durante gli spostamenti. Non è ancora chiaro quale funzione abbia questo comportamento. Potrebbe trattarsi di semplice cooperazione oppure di una risposta sociale a una situazione anomala. Gli studiosi stanno cercando di comprenderlo attraverso osservazioni sempre più dettagliate.

Un enorme dispendio di energia

Trasportare un cucciolo morto, come ha fatto mamma delfino con il proprio piccolo, richiede uno sforzo fisico considerevole. Il corpo tende progressivamente ad affondare e la madre deve continuamente riportarlo in superficie.

Questo significa consumare molta energia, ridurre il tempo dedicato all’alimentazione e rallentare gli spostamenti del gruppo. Dal punto di vista evolutivo, è un comportamento apparentemente poco vantaggioso. Proprio per questo continua ad affascinare gli scienziati.

Alcuni ipotizzano che rappresenti una conseguenza inevitabile dell’intensissimo istinto materno, selezionato dall’evoluzione perché fondamentale per garantire la sopravvivenza dei piccoli.

Non solo delfini

Comportamenti simili sono stati osservati anche in altre specie animali. Gli elefanti, per esempio, sostano spesso vicino ai resti dei propri simili, toccandoli ripetutamente con la proboscide. Alcuni primati trasportano i cuccioli morti per diversi giorni.

Le orche sono state documentate mentre sostenevano il corpo del piccolo per oltre due settimane. Queste osservazioni stanno modificando profondamente il modo in cui la scienza interpreta la complessità emotiva degli animali sociali.

Perché è importante non umanizzare gli animali

Le immagini di Fraggle hanno emozionato milioni di persone: è una reazione naturale e istintiva. Tuttavia, gli esperti invitano a mantenere un approccio scientifico. Attribuire automaticamente emozioni umane agli animali rischia infatti di far perdere di vista ciò che le osservazioni mostrano realmente.

I delfini possiedono un cervello molto sviluppato, capacità cognitive elevate, memoria, cooperazione e sofisticate forme di comunicazione. Questi elementi suggeriscono una vita sociale ricca e complessa. Ciò non significa però che vivano le emozioni nello stesso identico modo degli esseri umani.

Una storia che aiuta a comprendere meglio i cetacei

La vicenda rappresenta molto più di un episodio commovente, destinato a diventare virale sul web. Ricorda quanto ancora ci sia da scoprire sul comportamento dei cetacei e sull’evoluzione delle emozioni nei mammiferi sociali.

Negli ultimi decenni le ricerche hanno dimostrato che i delfini sono capaci di cooperazione, apprendimento sociale, utilizzo di strumenti, riconoscimento di sé allo specchio e comunicazioni estremamente sofisticate. Il trasporto del cucciolo morto aggiunge un ulteriore tassello a questo quadro, mostrando quanto profondi possano essere i legami tra madre e figlio.

La scienza non può ancora affermare che i delfini elaborino il lutto come gli esseri umani. Può però dire con certezza che il loro comportamento riflette relazioni sociali eccezionalmente complesse e un forte investimento nella cura della prole.

È proprio questo il messaggio più importante lasciato dalla storia di Fraggle: osservare gli animali con empatia è naturale, ma comprenderli davvero significa affidarsi alle evidenze scientifiche, che continuano a rivelare quanto il mondo dei cetacei sia ricco, sofisticato e ancora in parte misterioso.

Fonti bibliografiche

Epimeletic BehaviorScienceDirect;

First Report of Epimeletic and Acoustic Behavior in Mediterranean Common Bottlenose Dolphins (Tursiops truncatus) Carrying Dead Calves PubMedCentral;

Behavioral responses of rough-toothed dolphins to a dead newborn calfMarine Mammal Science;

Physiological and behavioral development in delphinid calves: implications for calf separation and mortality due to tuna purse-seine setsMarine Mammal Science;

 

FAQ

I delfini sono davvero capaci di provare lutto?

La scienza resta prudente: nei cetacei esistono segnali di forte attaccamento, ma non possiamo dimostrare che vivano il lutto come noi

Perché la mamma delfino continua a portare il cucciolo morto?

Gli studiosi parlano di istinto di accudimento ed epimeletic behaviour. Il gesto può proseguire per inerzia comportamentale, senza prova di un lutto umano.

I delfini sono davvero capaci di provare lutto?

La scienza resta prudente: nei cetacei esistono segnali di forte attaccamento, ma non possiamo dimostrare che vivano il lutto come noi.

Che cos'è il comportamento epimeletico nei cetacei?

È l'insieme di azioni con cui un delfino o un altro cetaceo sostiene un compagno in difficoltà, ferito, malato o incapace di nuotare.

Questo comportamento si vede solo nei delfini?

No, è stato osservato anche in orche, balenottere, capodogli, globicefali ed elefanti, con modalità diverse ma una forte cura del corpo o del piccolo.

Perché il caso di Fraggle ha colpito così tanto?

Perché mostra un legame madre-figlio molto intenso e ricorda quanto siano complessi i cetacei, tra cooperazione sociale, memoria e cura della prole.