Perché non far guardare ai bambini film e serie “da grandi”, secondo l’esperta

Mercoledì, Squid Game, Stranger Things: cosa accade quando i nostri figli guardano serie e film scritti per un pubblico adulto, anche se, al momento, non mostrano ansia e paura.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

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La grande, immensa produzione di film, serie e cartoni, come il loro facile accesso, pone un grande problema a noi genitori: l’esposizione dei nostri figli/figlie a contenti non adatti  per età. L’accesso ai contenuti visivi è oggi più immediato che mai: serie, film, video online e cartoni animati sono disponibili con un semplice clic e spesso i bambini vi entrano in contatto molto prima di quanto accadesse in passato.

In questo scenario, molti genitori si trovano a chiedersi se sia davvero un problema permettere ai più piccoli di guardare film, serie e cosi via pensati per un pubblico più adulto. I bambini, da canto loro, sono sempre particolarmente curiosi e spesso insistono per guardare ciò di cui sentono parlare, anche se non sempre sono in grado di comprendere alcuni di questi contenuti.

Il merchandising non ci aiuta, e tutto diventa di moda, prima ancora che lo si conosca, che lo si guardi. Solo per fare un esempio: pensiamo a Mercoledì, una delle serie cult degli ultimi anni. Il personaggio, simpatico ed insieme sinistro, entra nelle nostre case sotto forma di felpe, uova di pasqua, caramelle. Sembra non avere limiti di età, per cui è normale che anche i figli e le figlie più piccole possano chiedere di guardare la serie. Eppure Mercoledì non offre una trama fatta e cucita per un pubblico di bambini.

La questione non riguarda solo la comprensione di un film o di una serie: la differenza tra capire una storia e avere gli strumenti emotivi per gestirla è sostanziale. E, diciamocelo, questa cosa ci sfugge sempre più spesso. Anticipare i tempi dei bambini dal punto di vista dei contenuti visivi può influenzare il loro sviluppo emotivo, la percezione delle relazioni e la costruzione dell’immagine del mondo. Non sempre questi effetti sono immediati o evidenti, ma ciò non significa che non esistano.

Di questo tema, abbiamo parlato con la dottoressa Miolí Chiung, psicologa e psicoterapeuta.

La comprensione cognitiva ed emotiva

“Ma sì, tanto non si spaventa! Quante volte ce lo siamo detti, magari mentre nostro figlio guardava accanto a noi una scena un po’ più forte del previsto. In fondo, oggi i bambini sembrano così svegli, così avanti. Capiscono tutto, fanno domande intelligenti, si muovono nel mondo con una sicurezza che a volte ci sorprende. E allora viene quasi spontaneo pensare: forse è pronto. Così, piano piano, si abbassa l’asticella. Una serie vista insieme, Poi un’altra. E poi magari iniziano a circolare titoli che tutti conoscono – MercoledìStranger ThingsSquid Game–  che, dietro colori vivaci e personaggi accattivanti, nascondono contenuti tutt’altro che leggeri”.

Ma non basta assicurarsi che un film, una scena, non facciano paura, per prendere con leggerezza il limite di età consigliato, esponendo i bambini/e a contenuti per adolescenti o per adulti.

Siamo abituati a usare la paura come termometro: se non piange, se non fa incubi, se non si impressione, allora va tutto bene. Ma i bambini non funzionano così, o almeno non solo così.

A volte non hanno ancora gli strumenti per riconoscere quello che provano. Non sanno dire questa cosa mi ha turbato, e quindi tengono tutto dentro, oppure lo trasformano in qualcos’altro. Più nervosismo, più irritabilità, difficoltà ad addormentarsi, piccoli cambiamenti che non sempre colleghiamo a ciò che hanno visto. E soprattutto, c’è una differenza importante tra capire e reggere.

Un bambino può seguire perfettamente la trama, ricordare i personaggi, anticipare le scene. Ma questo non significa che sia pronto, emotivamente, a stare dentro a quelle storie”.

Molti bambini riescono a seguire trame complesse, ricordare personaggi e anticipare sviluppi narrativi. Questo può dare l’impressione che siano pronti a contenuti più maturi. Tuttavia, la comprensione cognitiva non coincide con la maturità emotiva. Un bambino può capire cosa accade in una scena, ma non avere ancora le risorse interiori per elaborare le emozioni che quella scena suscita.

Cosa accade quando i bambini vedono film non adatti

“Quando un bambino entra in contatto troppo presto con contenuti violenti o molto intensi, non sempre succede qualcosa di evidente. Non sempre c’è un campanello d’allarme chiaro.

Ma qualcosa, spesso, si muove lo stesso. Può abituarsi a certe immagini, e quindi sentirle sempre meno forti. Può iniziare a considerare normali dinamiche relazionali fatte di vendetta, aggressività, manipolazione. Può costruirsi, senza accorgersene, un’idea del mondo un po’ più dura, un po’ più confusa. E poi c’è un altro aspetto, ancora più delicato: l’anticipo. Ogni età ha i suoi pensieri, le sue domande, i suoi tempi. Quando introduciamo troppo presto temi come la violenza, la morte, il conflitto profondo tra le persone, è come se chiedessimo ai bambini di fare un salto più lungo della loro gamba. Alcuni sembrano farcela. Ma il costo, a volte, si vede dopo”.

Dobbiamo cercare di vivere con maggiore serenità i limiti di età consigliati nei film o nelle serie. Non si tratta di un’ imposizione autoritaria, tirannica, priva di senso che vuole sostituirsi al nostro libero arbitrio o al nostro ruolo di adulti e di genitori. Rispettare le età consigliate non significa limitare o proteggere eccessivamente, ma accompagnare la crescita dei nostri bambini/ bambine in modo graduale. Proprio come accade in altri ambiti dello sviluppo, anche l’esposizione ai contenuti visivi richiede tempi adeguati e un’attenzione consapevole da parte degli adulti.

Alcuni limiti di età ci permettono di svolgere un ruolo di filtro, in modo da scoraggiare direttamente anche il più intenso dei capricci, se rimaniamo fermi sulla nostra posizione, le prime volte, non dovremo combattere tutte le altre. Usiamo questi filtri in modo intelligente, imparando a fidarci di chi ha pensato quella storia adatta ad un certo tipo di pubblico.

Le storie pensate per un pubblico adulto o adolescenziale spesso contengono dinamiche relazionali complesse, conflitti intensi, tensioni psicologiche o temi difficili come la perdita, la vendetta o la violenza. Anche quando non generano paura esplicita, queste narrazioni possono risultare emotivamente impegnative.

I bambini, inoltre, non sempre riescono a verbalizzare ciò che provano. Possono interiorizzare emozioni confuse, senza collegarle direttamente a ciò che hanno visto. Questo rende più difficile per gli adulti riconoscere eventuali disagi. Il cambiamento può manifestarsi in modo indiretto: maggiore irritabilità, difficoltà nel sonno, aumento dell’ansia o bisogno di rassicurazione.

È importante ricordare che lo sviluppo emotivo segue tempi propri, spesso più lenti rispetto a quello cognitivo. Forzare questa evoluzione attraverso contenuti non adeguati può creare una discrepanza tra ciò che il bambino comprende e ciò che è in grado di gestire emotivamente. Questa distanza, se ripetuta nel tempo, può influenzare il modo in cui interpreta le relazioni e le situazioni quotidiane.

Gli effetti invisibili dei contenuti troppo intensi

Uno degli aspetti più delicati dell’esposizione precoce a contenuti “da grandi” è che gli effetti non sempre sono immediati. Non sempre si verificano reazioni evidenti come paura o incubi. Spesso il cambiamento è più sottile e graduale.

L’abitudine a immagini forti o a dinamiche relazionali aggressive può ridurre la sensibilità emotiva. Scene di conflitto, vendetta o manipolazione, se ripetute, rischiano di diventare parte del normale immaginario del bambino. Questo non significa che i bambini imitino automaticamente ciò che vedono, ma può influenzare la loro percezione di ciò che è accettabile o comune.

Inoltre, alcune narrazioni introducono temi complessi, quando questi temi arrivano troppo presto, il bambino può sentirsi disorientato, anche senza rendersene conto. Questo è ciò che avviene anche quando si parla di esposizione a contenuti social non adatti.

Un altro elemento da considerare è la costruzione dell’immagine del mondo. I contenuti visivi contribuiscono a formare le aspettative sulla realtà. Se le storie proposte sono prevalentemente dure, conflittuali o caratterizzate da tensione costante, il bambino può interiorizzare una visione più rigida o minacciosa della realtà. Questo non avviene in modo consapevole, ma attraverso l’accumulo di esperienze visive. Per cui, in qui non stiamo parlando di una visione casuale, una volta, ma di un’abitudine radicata, mai messa in discussione.

 “È maturo per la sua età”: un’idea da riconsiderare

“È una frase che usiamo spesso, e con affetto. Perché quei segnali ci riempiono di orgoglio- parla bene, capisce tutto, è autonomo- ci rende felici ma crea un equivoco. La maturità emotiva è un’altra cosa. È più lenta, più silenziosa, meno visibile. Non cresce alla stessa velocità delle parole o del ragionamento. E soprattutto, ha bisogno di essere accompagnata, non accelerata”.

La maturità emotiva implica la capacità di riconoscere e regolare le proprie emozioni, comprendere quelle degli altri e affrontare situazioni complesse senza esserne travolti. Queste abilità si sviluppano progressivamente e richiedono tempo. Non possono essere accelerate semplicemente esponendo i bambini a contenuti più avanzati.

Anzi, l’anticipo può creare un’apparente crescita, ma non sempre sostenuta da una reale elaborazione emotiva. Un bambino può sembrare indifferente davanti a contenuti intensi, ma questa apparente tranquillità non significa necessariamente che stia elaborando in modo adeguato ciò che vede.

È utile, quindi, cambiare prospettiva: la domanda non è se il bambino “può” guardare un contenuto, ma se quel contenuto è realmente utile per la sua fase di sviluppo. I bambini non hanno bisogno di essere esposti precocemente a storie complesse per crescere bene. Al contrario, i bambini hanno bisogno di esperienze adeguate alla loro età, che permettano loro di sviluppare gradualmente sicurezza emotiva e capacità di comprensione.

L’ età consigliata: guida per genitori consapevoli

“Forse la domanda da farsi non è: mio figlio può guardarlo quel film?. Ma piuttosto: Gli serve davvero, in questo momento?

Perché crescere non è una gara a chi arriva prima. Non c’è nessun vantaggio nel bruciare le tappe. Anzi, regalare ai bambini contenuti adatti alla loro età (leggeri, comprensibili, rassicuranti) significa permettere loro di costruire, con calma, una base emotiva solida. Una base che, più avanti, li aiuterà davvero ad affrontare anche le storie più complesse. Senza fretta. Come tutto ciò che vale davvero”.

Ed il punto, forse, è tutto lì, in questo ultimo spunto di riflessione che ci offre la dottoressa. Crescere sta diventando una gara di corsa. I nostri figli e le nostre figlie bruciano tappe fondamentali perché noi lo vogliamo o noi lo permettano. E questo vale per tutto, per tutte le esperienze che, ormai, vivono senza fiato e anche senza che ce lo chiedano, in un’epoca performativa, che sta producendo adulti sempre meno felici.

Inoltre, come al solto, il dialogo ha un ruolo importante, non soltanto nel far capire perché il film non è adatto all’età dei nostri figli ma anche quando il contenuto viene visto, parlare è essenziale. Parlare di ciò che si è visto aiuta i bambini a dare senso alle immagini e alle emozioni.

A volte, chiudiamo un occhio anche per quieto vivere, perché i figli non hanno la stessa età e ogni film scelto può scontentare qualcuno. Allora, per non trasformate ogni pomeriggio o ogni sera in un campo di battaglia, accontentiamo. Eppure, le energie che risparmiamo i quelle ore, potrebbero essere poca cosa rispetto alle risorse che dovremo mettere in campo, di fronte ad un linguaggio volgare, violento, che alcune scene, potrebbero aver trasferito ai nostri ragazzi/ragazze o ad un’ansia che non dovrebbe mai appartenere ai giovanissimi e che potrebbero aver trovato la loro causa in quell’esposizione mai messa in discussione di trame pensate per mente più mature!