C’era chi lo dava già per favorito ancora prima che venisse annunciata la sestina e, alla fine, i pronostici sono stati rispettati. Michele Mari ha vinto il Premio Strega 2026 con I convitati di pietra, al termine di un’edizione accompagnata dalle immancabili polemiche e da un dibattito che, nei giorni precedenti alla proclamazione, aveva fatto discutere il mondo editoriale.
Ma, al netto dell’esposizione mediatica che ha accompagnato l’80esima edizione del premio letterario più importante d’Italia, resta soprattutto un romanzo che racconta qualcosa di profondamente umano, controverso e, a tratti, paurosamente reale.
Di cosa parla “I convitati di pietra”
Tutto inizia il 22 luglio 1975. È passato un anno dalla maturità e i trenta ex compagni della III A del liceo classico Berchet di Milano si ritrovano per una cena. La serata passa dai brindisi ai ricordi degli anni appena finiti, e tra i commensali nasce un’idea destinata a segnare le loro vite: stringono un patto di sangue e decidono che si rivedranno ogni anno, sempre lo stesso giorno e nello stesso ristorante, fino a quando resterà in vita l’ultimo del gruppo.
Il patto, però, non è soltanto simbolico. A ogni cena ciascuno dei partecipanti versa una quota di denaro in una cassa comune destinata a crescere anno dopo anno. Quando i convitati saranno rimasti soltanto in tre, la somma verrà divisa tra gli ultimi superstiti.
Quella che all’inizio sembra una trovata goliardica diventa così il motore dell’intero romanzo. Ad ogni nuova cena il lettore assiste, anno dopo anno, allo scorrere della vita dei protagonisti. C’è chi si sposa, chi cambia lavoro, chi diventa genitore, chi si allontana, chi realizza i propri sogni e chi invece vede crollare le proprie certezze. E poi arrivano le malattie, i lutti e, soprattutto, le sedie che rimangono vuote.
Con il passare del tempo, mentre il fondo economico cresce e il numero dei partecipanti diminuisce, anche il significato del loro patto cambia. Alla nostalgia dei tempi del liceo si sostituiscono rivalità, gelosie e sospetti.
I rapporti si incrinano, emergono differenze sociali ed economiche, vecchi rancori riaffiorano e quella promessa che avrebbe dovuto tenere unito il gruppo finisce anche per alimentare una sottile e crudele competizione. Ogni assenza rende il traguardo finale un po’ più vicino e costringe i protagonisti a confrontarsi con un pensiero scomodo: quanto pesa la sopravvivenza degli altri sul proprio destino?
Michele Mari vince il “Premio Strega 2026”
La vittoria di Michele Mari era considerata da molti addetti ai lavori la più probabile già dopo l’annuncio della sestina finalista. Lo scrittore è arrivato alla serata conclusiva da favorito e ha conquistato il Premio Strega 2026 dopo aver ottenuto il maggior numero di preferenze nella prima selezione e chiudendo con 190 voti.
Alle sue spalle si sono classificati Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (152 voti), Bianca Pitzorno con La sonnambula (84), Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (78), Teresa Ciabatti con Donnaregina (75) ed Elena Rui con Vedove di Camus (64).

La sua corsa verso lo Strega, però, non è stata priva di polemiche. A poche settimane dalla proclamazione lo scrittore è finito al centro di una bufera per alcune presunte frasi offensive rivolte alla memoria di Michela Murgia, riportate durante una tappa dello Strega Tour.
Lo scrittore ha respinto le ricostruzioni e si è comunque scusato se alcune sue parole potevano aver ferito Teresa Ciabatti, presente alla conversazione. Alla fine, il verdetto della giuria ha confermato quello che molti osservatori consideravano l’esito più probabile.