Maria Elena Boschi vittima di stalking: “Sei costretta a cambiare la tua quotidianità”

L'ex ministra ha raccontato di essere stata vittima di stalking e di aver denunciato il suo persecutore perché ha avuto paura

Una persecuzione durata mesi e iniziata in modo apparentemente innocuo, attraverso un banale messaggio. Invece quello che sembrava un approccio cortese da una persona che non conosceva si è trasformato in un incubo, fatto di paura e preoccupazione.

Perché dopo quel semplice messaggio sono arrivate le telefonate, le e-mail, i messaggi sui social. E quella orrenda sensazione di essere accerchiata, sotto controllo, senza una via di fuga. Ma la via d’uscita c’è e Maria Elena Boschi ha deciso di percorrerla e di condividere la sua esperienza pubblicamente.

La capogruppo di Italia Viva alla Camera ha presentato una denuncia per stalking alla procura di Roma contro l’uomo che da settembre la perseguita e che l’ha fatta temere per la sua vita.

“Ho aspettato a lungo, ma a un certo punto la situazione si è aggravata – ha raccontato Maria Elena Boschi al Corriere della Sera -. La molla è stata il fatto che si recasse nei luoghi che frequento a Roma e non solo a Roma. In questi casi è bene denunciare per bloccare un ulteriore peggioramento. Non si sa mai fino a che punto possano spingersi”.

E per questo ha deciso di mettere fine a quella situazione. “Erano messaggi quotidiani e in molte occasioni anche vari nello stesso giorno. E poi sono messaggi che mostrano uno scarso equilibrio di chi li scrive: variano molto, dalla preoccupazione ossessiva per la mia sicurezza alla pseudo attrazione fisica nei miei confronti, fino al pensiero della mia morte“, ha confessato.

Parole che l’hanno comunque spaventata, nonostante la sua posizione: “Rispetto a molte altre donne sono sicuramente fortunata per l’attenzione che c’è sulla mia sicurezza personale, legata anche al ruolo pubblico che ricopro. Tuttavia, non sentirsi sicure nel fare una corsa da sola la mattina presto o banalmente andare a fare la spesa al supermercato non è una bella sensazione. Sei costretta a cambiare la tua quotidianità“.

Un racconto lucido, ma che al tempo stesso fa riflettere, anche perché non è la prima volta che si trova in una situazione simile. Già nel 2014 aveva subito degli episodi di stalking, come lei stessa ha ammesso, ma ora ha deciso di essere d’esempio e di sfruttare la sua posizione per incoraggiare altre donne a fare lo stesso: “Negli ultimi anni ci sono stati vari episodi simili, più o meno gravi, di cui ho sempre cercato di non parlare, anche per evitare effetti emulativi…Questa può essere un’occasione per incoraggiare altre donne a non sottovalutare e a denunciare. Perché solo così si può cercare di porre fine alle persecuzioni”. Ed è questo l’aspetto forse più importante di questo racconto: per cambiare davvero la società serve un approccio diverso, la fiducia nella giustizia e il coraggio di denunciare per far sì che le cose cambino soprattutto da un punto di vista culturale.

“Avere la legge sullo stalking, come quella sul femminicidio, è già un grande risultato. Il vero investimento però è quello sull’educazione alla parità di genere e al rispetto dell’altro in generale. Per questo, anche da ministra alle Pari opportunità, ho insistito per finanziare progetti nelle scuole. Solo superando la cultura maschilista e con il coinvolgimento anche degli uomini, fin da piccoli, potremo vincere questa battaglia”, ha concluso.

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