L’uomo performativo, l’archetipo maschile nato per compiacerci

Abbiamo trovato l’uomo perfetto per noi, o è solo un nuovo esempio di uomo performativo?

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Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

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Negli ultimi mesi è esploso un nuovo archetipo maschile che adotta comportamenti, interessi e linguaggi solo per compiacere le donne.
L’uomo performativo è un esempio di manipolazione estetica e si contrappone al nostro amato malessere. Che sia intenzionale o no, abbiamo una nuova tipologia di uomo in circolazione.

Cos’è davvero l’uomo performativo (e perché ne parliamo ora)

Attenzione, abbiamo un nuovo termine da imparare. Il look è il primo aspetto che notiamo di lui: l’abbigliamento verte su capi dall’estetica “sensibile”, lontana quindi dai codici più virili, come le tote bag. Immancabile anche la fotocamera rigorosamente analogica a tracolla, e un libro simbolo del genere femminile da leggere per strada mentre sorseggia un matcha.
Su TikTok sta diventando sempre più un trend il concetto dell’uomo performativo, che dal neologismo sembra essere una ventata di freschezza (spoiler, non lo è). Il performative male è un archetipo maschile che si comporta, veste e parla per compiacere le donne e ottenere la loro approvazione.
Insomma, all’apparenza l’uomo perfetto, ma che in poco tempo viene smascherato, poiché si tratta solo di facciata. L’uomo performativo mira ad avere validazione dal genere femminile.

È una nuova forma di maschera sociale nata principalmente sui social network, su cui il giudizio è dietro l’angolo.
Secondo alcuni punti di vista, si tratta di una manipolazione estetica: l’uomo performativo rappresenta un archetipo che oggi viene spesso letto come una possibile red flag.
Non è la prima volta che sui social si diffondono modelli definiti tossici, con centinaia di post e video che invitano a non avvicinarvisi. Il malessere resterà un evergreen, ma ad oggi vi si contrappone l’uomo performativo, che come costruzione sociale va tenuto lontano.
Sono nate, però, delle perplessità: è davvero tutto incentrato sul compiacere le donne, o si tratta di una normale evoluzione che tiene il passo dei tempi che corrono?

Dalla mascolinità tossica alla mascolinità performativa: com’è cambiato l’archetipo maschile

Per anni gli uomini hanno avuto un tratto dominante: la mascolinità tossica. Venivano visti come distanti, “forti” perché non si lasciano andare alle emozioni e, di conseguenza distanti o nonchalant, come spesso viene definito. Con il tempo, però, l’immagine si è incrinata.
L’attenzione alla salute mentale, la psicologia infiltrata sui social e le relazioni interpersonali, hanno mostrato nuovi lati anche degli uomini.
L’intelligenza emotiva è diventato uno dei requisiti con cui spesso cerchiamo l’uomo adatto a noi, poiché molte di noi sono stanche di dover insegnare agli uomini a esprimere le emozioni. Ad oggi, un uomo che non parla dei propri sentimenti viene visto come una red flag.

È così che si inserisce il nuovo archetipo di uomo performativo. Si tratta dell’esatto opposto di ciò che abbiamo conosciuto finora. È un uomo che esprime i propri sentimenti, dove sensibilità ed emozioni vengono mostrate con fierezza. La mascolinità non è più solo un tratto, ma è qualcosa che si comunica.
Il cambiamento è evidente: siamo passate dall’avere accanto uomini che non potevano comprendere le dinamiche interpersonali, a uomini che non hanno paura di mostrare le proprie emozioni e, anzi, le espongono apertamente.
Definire il passaggio da repressione emotiva ad esposizione “performativo”, rischia di sminuire gli enormi passi da gigante fatti. Però restiamo comunque in allerta, perché quando accade che un uomo ha davvero interiorizzato il cambiamento, e non sta facendo tutto ciò per sedurre una donna?

Perché l’uomo performativo ci attrae così tanto, ma lo critichiamo?

Dov’è finita l’ossessione sconfinata per il ragazzo che ci veniva a trovare sotto casa per poi sparire per giorni? Forse abbiamo cambiato gusti, o siamo semplicemente stufe di aspettare chi non sa decidere.
L’uomo performativo non è solo matcha, libri di autrici femministe e un look stile Timothée Chalamet (che, tra l’altro, sembra essere il rappresentante di questa categoria insieme a Jacob Elordi), è anche emotivamente disponibile e apertamente sensibile. È perfettamente in linea con i valori che ricerchiamo oggi in un uomo, ed è per questo che è un trend molto virale sui social.

Un uomo che si sa esprimere e conosce l’empatia ci attrae molto di più di chi resta sfuggente. Il malessere può colpirci, ma l’interesse per un uomo sensibile e che non si vergogna delle proprie emozioni resta più duraturo nel tempo. Se tutto ciò fosse reale, sarebbe un sogno. L’uomo performativo racchiude in sé tutte le caratteristiche che ci piacciono solo per impressionarci.
Il suo look, il suo essere sensibile, sono il risultato della costruzione di un personaggio messo in scena apposta per ricevere validazione femminile. Il progresso che è nato dal naturale corso degli eventi viene talvolta reinterpretato come una forma estetizzata di sensibilità e impegno.
Il suo scopo è apparire il più vicino possibile alle donne, ma senza essere veramente interessato alle loro battaglie.

uomo performativo
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Riconoscere l’autenticità delle intenzioni di un uomo non è semplice, specie se si tratta dell’uomo performativo

L’uomo performativo: la linea sottile tra autenticità e performance

L’accusa principale mossa dai social contro l’uomo performativo riguarda la sua scarsa autenticità. Mentre ci sono davvero uomini che si sono adattati al cambiamento e si sentono più liberi ora che anche la loro salute mentale conta, altri hanno approfittato del nuovo archetipo per conquistare noi donne. Usare un linguaggio emotivo corretto, dire la cosa giusta e mostrarsi consapevoli delle dinamiche interpersonali mostrano un’autenticità vera, ma possono anche diventare materiale di competizione sociale.

L’uomo performativo risulta ambiguo perché si muove in questo terreno. Se all’inizio il termine era usato per indicare, in maniera neutra, una nuova tipologia di uomo, oggi è prettamente negativo. Su TikTok sono centinaia le parodie dell’uomo performativo. I video di ragazzi che parlano di tematiche femministe o dove esprimono le loro emozioni sono spesso pieni di commenti negativi che enfatizzano il nuovo archetipo.
Il dilemma resta nel gesto. L’uomo performativo che non ha intenzioni pure potrebbe replicare perfettamente la caratteristiche di un uomo veramente progressista. Il risultato, da fuori, appare lo stesso. Il cambio è nell’intenzione. E ad oggi è difficile individuarla poiché il termine “performativo” viene ormai utilizzato per etichettare qualsiasi comportamento adottato solo per “essere visti”.
Noi siamo destabilizzate poiché siamo passate da uomini che si consideravano forti solo nascondendo i loro sentimenti, all’uomo performativo. Dal niente al tutto, ed è normale che siamo scettiche su un cambiamento così rapido.
Forse qualche uomo sincero tra la folla c’è, utilizzare il termine “performativo” a sproposito non aiuta certo la campagna. Il progresso c’è ed è reale, se un uomo sta solo fingendo valori che non possiede, solo il tempo lo dirà. Il vero punto non è l’uomo performativo, ma il modo in cui oggi impariamo a riconoscere o costruire l’autenticità.