Chiara Baiguini, Life&Family Coach ed educatrice del sonno infantile, ha scritto un libro importante, Nati per dormire, edito da Vallardi, in cui non intende insegnare ai genitori un metodo infallibile per far addormentare prima e serenamente i figli, ma per aiutarli a comprendere meglio le esigenze dei loro bambini, favorendo notti più serene.
Chiara Baiguini offre ai genitori strumenti concreti per superare metodi rigidi e sensi di colpa, basandosi sulle neuroscienze e su un approccio personalizzato, attraverso il percorso C.A.R.E.® (Connessione, Accoglienza, Regolazione, Empowerment) che aiuta a identificare il profilo sensoriale del bambino, come lei stessa ci ha spiegato.
Ti definisci “educatrice del sonno gentile”, ci spieghi che cosa significa?
Educatrice del sonno gentile significa che il mio lavoro non si basa su metodi rigidi o soluzioni universali, ma sulla comprensione profonda di ogni bambino e della famiglia che lo circonda. “Gentile” non vuol dire permissivo o senza struttura: vuol dire rispettoso dei tempi e dei bisogni reali del bambino, senza lasciarlo piangere da solo e senza ignorare quello che ci sta comunicando. Il modo in cui aiuto la genitorialità è forse la cosa che mi sta più a cuore: non dico alle famiglie cosa fare. Le aiuto a capire chi hanno davanti. Perché quando un genitore smette di cercare il metodo giusto e inizia a osservare il proprio figlio con occhi nuovi, cambia qualcosa di profondo. Non solo nelle notti. Nel modo in cui si sente genitore.
Che cos’è l’approccio C.A.R.E.® di cui parli nel tuo libro Nati per dormire? Perché hai deciso di raccogliere i tuoi consigli in un testo?
C.A.R.E. ® nasce da una consapevolezza che ho maturato in anni di lavoro con le famiglie: il sonno non è una questione del bambino. È una questione di famiglia.
Connessione: prima viene il legame, poi il sonno. Se il bambino non si sente al sicuro con te, non si addormenta.
Accoglienza: restare fermi nella sua tempesta emotiva senza esserne travolti. Non bloccare quello che sente, essere il porto sicuro mentre passa.
Regolazione: i bambini piccoli non sanno ancora regolare il loro sistema nervoso da soli. Lo fanno attraverso il nostro, in un processo che le neuroscienze chiamano co-regolazione. Il tuo respiro lento diventa il suo respiro lento.
Empowerment: restituire ai genitori la fiducia in se stessi, che anni di consigli contraddittori hanno eroso. Il genitore è l’esperto del proprio figlio, non un esperto esterno.
Ho deciso di scriverlo partendo da me. Quando mio figlio non dormiva mi trovavo davanti a due scelte: lasciarlo piangere o aspettare che passasse. Nessuna delle due era sostenibile per me, né emotivamente né praticamente. Ho cercato una terza via che mi permettesse di ottenere risultati in tempi ragionevoli, rispettando mio figlio e rispettando me stessa, senza pianti e senza andare contro il mio istinto. Ci ho messo anni a trovarla e costruirla. Nati per dormire è quella terza via.
È il primo libro in Italia che affronta il sonno dei bambini con basi scientifiche solide, che ti permette di ottenere risultati concreti in tempi ragionevoli, senza lasciare piangere il bambino e senza rinunciare al proprio benessere. Si rivolge a tutti i genitori con bambini fino a sei anni che si sentono soli, esausti, e convinti di sbagliare qualcosa. Quasi sempre non stanno sbagliando niente: mancava solo la chiave giusta per leggere il loro bambino specifico.
Ci parli dei profili sensoriali applicati al sonno?
È il pezzo che mancava nel panorama italiano del sonno infantile. Ogni bambino nasce con un sistema nervoso unico, che elabora gli stimoli del mondo in modo diverso. C’è chi ha bisogno di tanto movimento fisico per sentirsi regolato, chi è ipersensibile a luci e rumori, chi sembra sempre assente e sognante, chi ha bisogno che tutto sia prevedibile e uguale.
Questi non sono caratteri o temperamenti: sono profili sensoriali, un concetto sviluppato dalla ricercatrice Winnie Dunn e che io ho applicato per la prima volta in Italia al sonno infantile.
Quando capisci il profilo sensoriale di tuo figlio, smetti di seguire una routine uguale per tutti e inizi a costruire la risposta giusta per lui quella sera. Il bambino che non si addormenta non è difficile: spesso è un bambino a cui stiamo dando gli stimoli sbagliati per il suo sistema nervoso.
Ci puoi dare qualche consiglio pratico per far addormentare i bambini?
Il primo consiglio è osservare, non applicare. Prima di qualsiasi tecnica, fermati cinque minuti e chiediti: come si comporta mio figlio prima di dormire? Si muove molto, non riesce a fermarsi? Ha bisogno di ricevere gli stimoli sensoriali giusti, dagli spazio per farlo prima di chiedergli di calmarsi. Si irrita per tutto, è ipersensibile? Togli stimoli, abbassa le luci, riduci i rumori. Sembra assente, sognante? Aiutalo a tornare nel corpo con qualche pressione gentile prima della nanna.
Il secondo è prenderti cura di te prima di entrare nella sua stanza. Il bambino regola il suo sistema nervoso attraverso il tuo. Se arrivi esausta e tesa, lo sente. Anche solo tre respiri profondi prima di aprire quella porta cambiano la qualità della tua presenza.
Il terzo è smettere di aspettare il momento perfetto. Il sonno non arriva quando tutto è in ordine: arriva quando il bambino si sente al sicuro. E quella sicurezza la costruisci tu, con la tua presenza, non con la routine perfetta.

Quali sono le cose che dobbiamo evitare se vogliamo passare notti tranquille?
La prima è aspettare che il bambino sia esausto per metterlo a letto. Quando vedi i segnali di stanchezza estrema, il momento ideale è già passato. Il cortisolo è già in circolo e addormentarlo diventerà molto più difficile. Anticipa, non aspettare.
La seconda è cercare di replicare esattamente le condizioni in cui si è addormentato la volta precedente, come se esistesse una formula magica. Il sonno non è un esperimento da ripetere alla perfezione: è una relazione. E le relazioni hanno bisogno di flessibilità.
La terza è entrare nella stanza del bambino già in modalità problema da risolvere. Quella tensione la sente, e diventa parte del problema. Il bambino non ha bisogno di un genitore perfetto: ha bisogno di un genitore presente.
Cosa ne pensi dei pisolini pomeridiani?
Sono fondamentali, e sono uno dei temi più fraintesi. Il mito che bisogna saltare il pisolino perché così la sera dorme prima è uno dei falsi miti più diffusi e più dannosi. Funziona esattamente al contrario: sonno chiama sonno. Un bambino che ha riposato bene durante il giorno arriva alla sera con il sistema nervoso più regolato, si addormenta prima e dorme meglio di notte.
Il pisolino non è un optional: è parte integrante dell’architettura del sonno. Va rispettato, protetto, calibrato sull’età e sul profilo del bambino. Quando le famiglie iniziano a preservare i pisolini, spesso le notti migliorano quasi da sole.
Spesso si insiste su una routine rigida e abitudini reiterate per riuscire a dormire bene, qual è la tua riflessione a riguardo?
La routine è uno strumento prezioso, ma non è un fine. E soprattutto non è uguale per tutti.
La prevedibilità aiuta il sistema nervoso del bambino a riconoscere che è ora di dormire: i gesti ripetuti diventano segnali che dicono al corpo “adesso puoi lasciarti andare”. In questo senso la routine funziona ed è importante.
Il problema nasce quando la routine diventa rigida al punto da diventare una prigione, per il bambino e per il genitore. Quando si ha paura di uscire a cena perché si rompe la routine. Quando ci si sente in colpa se una sera va diversamente. Quella rigidità genera ansia, e l’ansia del genitore è il peggior nemico del sonno del bambino.
La mia riflessione è questa: costruisci una routine che abbia un senso per il tuo bambino specifico, non quella che hai letto da qualche parte. E poi tienila con cura, ma senza farla diventare una gabbia. La flessibilità non è il nemico del sonno: è una competenza evolutiva preziosa, sia per i bambini che per i genitori.