Cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco, cosa significa

La Cucina Italiana nella lista dei beni immateriali UNESCO: rafforza i legami, stimola al benessere e favorisce il senso di appartenenza.

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Mirangela Cappello

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Che buona la cucina italiana, fatta di piatti tipici delle nostre belle regioni e da pochi giorni eletta patrimonio immateriale dell’UNESCO. Già, provvedimento adottato. Con somma gioia e orgoglio di tutti, il Comitato Intergovernativo ha infatti dato il suo benestare

Ma cosa significa questo riconoscimento, già elargito alla Dieta Mediterranea, per restare in tema alimentare, nel 2010? Cosa sono i beni immateriali UNESCO e quali sono gli obiettivi di questo segno di apprezzamento a livello internazionale?

Cosa significa patrimonio immateriale UNESCO

Nel 2003, la Conferenza Generale dell’UNESCO, adottò la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, un modo “ufficiale” per la promozione di ogni tipo di cultura. Anche quelle che appaiono meno tangibili.

Se, ad esempio, centri storici e aree archeologiche del Belpaese possono rientrare nella categoria dei beni materiali, il Canto a tenore sardo e, appunto, la cucina italiana, appartengono al gruppo immateriale. Sono cultura, ma fatta di tradizioni che si tramandano.

In questo gruppo rientrano i riti, le espressioni orali, le arti performative, le conoscenze delle antiche pratiche artigianali che riflettono storia e identità di una comunità. Un bagaglio fatto di note, valori, racconti e ricordi che definiscono chi siamo e ci rende peculiari.

I motivi dietro al riconoscimento UNESCO come patrimonio immateriale per la cucina italiana? A spiegarlo è lo stesso Comitato:

Favorisce l’inclusione sociale, promuove il benessere e offre un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza.

Cosa sono i beni immateriali UNESCO e come si iscrivono

La definizione è importante: i beni immateriali sono “Saperi, pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e tecniche che le comunità considerano parte del loro patrimonio culturale”. E lo scopo di tali beni è garantire e rafforzare il senso identità e appartenenza.

I domini a cui appartengono i beni immateriali servono invece a rendere più cristallina e specificare la definizione stessa. Per cui, possono diventare patrimonio immateriale UNESCO:

  • tradizioni orali;
  • arti dello spettacolo;
  • pratiche sociali, riti, feste;
  • conoscenze sulla natura;
  • artigianato tradizionale.

Per l’iscrizione, questi beni devono essere tramandati, ricreati e dare un senso di appartenenza, in più richiedono il consenso delle comunità, libero e informato. Una volta inseriti in precisi inventari nazionali, possono essere candidati all’UNESCO.

Nel caso della cucina italiana, la candidatura è stata inoltrata dal Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana, in collaborazione con Casa Artusi, Accademia della Cucina Italiana e la rivista La Cucina Italiana.

I beni immateriali italiani

La cucina italiana è solo l’ultima bellezza tricolore a meritare l’ingresso nella lista dei beni immateriali UNESCO. È inclusiva, percepita come in grado di superare barriere culturali e generazionali, di rafforzare le comunità, di guardare al futuro senza dimenticare le origini.

Ma l’Italia ha un palmares ricco per quanto riguarda questo riconoscimento. Il primo bene a meritarlo è stato l’Opera dei pupi siciliana, la mitica forma di teatro con le marionette. A seguire il Canto a tenore sardo, la Liuteria tradizionale cremonese e la Dieta mediterranea.

Non mancano l’arte del pizzaiolo napoletano, quella dei muretti a secco, la falconeria e il canto lirico. Alla lista sono iscritti 20 patrimoni, alcuni solo nostri e altri condivisi con varie nazioni. Ma tutti, da “Leuca a Cantù”, in grado di farci sorridere con immenso orgoglio.