Canna fumaria, quando va demolita: cosa verificare e i permessi che occorrono

Canna fumaria da demolire durante la ristrutturazione? Cosa verificare, quando serve CILA o SCIA e le regole in condominio

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Serena De Filippi

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Stiamo ristrutturando casa e, tolti i vecchi mobili, ci accorgiamo che una parete è occupata da un condotto ingombrante, magari collegato a un camino spento da anni. Oppure, alzando lo sguardo, notiamo sul tetto un comignolo che a noi sembra ormai inutile. La tentazione di demolirlo è forte, ma prima dobbiamo capire a cosa serve ancora quel condotto, in che stato si trova e quali parti dell’edificio attraversa.

Quando è necessario demolire una canna fumaria

Se stiamo rifacendo il soggiorno e il condotto sporge proprio dove abbiamo intenzione di fare la cucina, possiamo decidere di eliminarlo. È una decisione che prendiamo noi, durante i lavori, e che va valutata con il tecnico insieme ad altre ipotesi, come spostare la cucina di qualche metro o inglobare la canna in una nuova parete.

Tutt’altra situazione si presenta quando sul condotto compaiono crepe, pezzi che si staccano o tratti che sembrano instabili, perché è necessaria la presenza di un professionista che venga a vedere di persona: a seconda di cosa trova, può proporre una riparazione, un consolidamento, un risanamento interno oppure la rimozione. Le crepe indicano un problema, ma la diagnosi spetta al tecnico.

Diverso ancora è il caso in cui sia il Comune a ordinare la rimozione, per esempio perché il condotto è stato realizzato in modo irregolare: allora si segue quanto scritto nel provvedimento, sempre con il supporto del proprio tecnico.

Cosa verificare prima di rimuoverla

Canna fumaria e comignolo vengono spesso usati come sinonimi, ma indicano due cose diverse. La canna fumaria è tutto il condotto che porta i fumi dalla stufa, dal camino o dalla caldaia fino all’esterno; il comignolo è il pezzo finale, quello che vediamo sul tetto. Togliere soltanto il comignolo è un lavoro, smontare una canna che attraversa dei piani è tutt’altro.

Prima di chiamare l’impresa, quindi, chiediamo a un tecnico abilitato, geometra, architetto o ingegnere a seconda dei lavori, di seguire il condotto dall’inizio alla fine. Deve capire da quale apparecchio parte, quali appartamenti attraversa, se qualcuno ci ha ancora collegato una stufa o una caldaia, di che materiale è fatto e in che condizioni si trova. Va guardato con attenzione anche il modo in cui la canna si appoggia a pareti, solai e tetto, perché a volte è murata dentro le pareti, altre volte è agganciata all’esterno.

Magari il nostro camino è spento da anni, ma questo non deve necessariamente essere così per i nostri vicini: due piani più giù potrebbe esserci qualcuno che usa ancora quella stessa canna per la sua stufa a pellet. Per staccare gli apparecchi e chiudere gli impianti in sicurezza serve un’impresa abilitata, come stabilisce il DM 37/2008, il decreto ministeriale sugli impianti negli edifici.

Se ne togliamo solo un pezzo, la parte che rimane deve restare ben fissata e il punto in cui il condotto si interrompe va chiuso a regola d’arte. Durante il sopralluogo il tecnico guarderà anche le carte: progetti, planimetrie e pratiche presentate in Comune, che raccontano come e quando la canna fumaria è stata costruita.

Quali permessi servono per demolire una canna fumaria

Dipende da tutto l’intervento che stiamo facendo e da quanto tocca l’edificio. Se i lavori rientrano nella manutenzione straordinaria più leggera, quella che non intacca anche strutture e facciate, di solito si presenta la CILA, la Comunicazione di inizio lavori asseverata: è un tecnico a firmarla e a dichiarare che i lavori rispettano le norme edilizie. Quando la manutenzione straordinaria interessa le parti strutturali dell’edificio oppure i prospetti, cioè le facciate, tra i casi previsti dalla legge rientra la SCIA, la Segnalazione certificata di inizio attività.

Attenzione, però, alle equazioni troppo semplici: la stessa canna fumaria può ricadere in un caso o nell’altro a seconda di come è costruita e di cosa comporta toglierla, ed è il tecnico a stabilirlo. Spesso si legge che lavorare sul comignolo è edilizia libera. È vero, ma riguarda appunto il comignolo: il glossario dell’edilizia libera, approvato con un decreto del 2018, cita la riparazione e la sostituzione del terminale sul tetto. Anche per i manufatti piccoli o abbandonati da anni, dimensioni e abbandono non sono dei “criteri” che scelgono quale pratica serve. Il permesso di costruire, invece, riguarda lavori più consistenti e va considerato soltanto quando la rimozione fa parte di un intervento che lo richiede nel suo complesso.

Il tecnico controlla anche le regole della Regione e del Comune, che possono prevedere indicazioni particolari, e si rivolge allo Sportello unico per l’edilizia, il SUE, l’ufficio comunale dove si presentano le pratiche.

Se la casa si trova in una zona con vincolo paesaggistico, o l’edificio è tutelato per il suo interesse storico o culturale, possono servire altre autorizzazioni. Per sapere se occorre anche il parere della Soprintendenza bisogna verificare quali vincoli riguardano davvero l’immobile o la zona, e anche questo lo fa il tecnico.

In condominio, cosa controllare prima dei lavori

In un condominio bisogna prima di tutto capire se la canna fumaria serve soltanto il nostro appartamento o se è in comune con altri. A dirlo sono i documenti, come l’atto di acquisto, il regolamento condominiale e le pratiche edilizie (anche se la posizione del condotto, magari dentro casa nostra, può trarre in inganno).

Se i lavori riguardano la nostra proprietà, l’articolo 1122 del Codice civile prevede di avvisare prima l’amministratore, che ne riferisce all’assemblea, e di fare attenzione a stabilità, sicurezza e decoro architettonico, cioè allo stile e alle linee dell’edificio. Quando invece si toccano parti comuni o impianti condivisi, chiediamo all’amministratore quali decisioni e quali consensi servono: dipende da quali parti sono coinvolte e da come si interviene.

Teniamo presente che la canna può passare dentro altri appartamenti e che tetto e facciata, spesso, sono parti comuni anche se il condotto serve soltanto casa nostra. E se il vicino del terzo piano ci collega ancora la sua stufa, il suo diritto a usarla resta, anche se per noi quella canna è ormai inutile.