Alysa Liu, la pattinatrice commuove alle Olimpiadi invernali 2026: dal ritiro a 16 anni all’Oro

Nel 2022 aveva deciso di ritirarsi ma Alysa Liu non è riuscita a rimanere lontana dal ghiaccio per troppo tempo. Il trionfo a Milano-Cortina 2026

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Martina Dessì

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Il ghiaccio di Milano-Cortina 2026 ha emesso il suo verdetto più dolce, trasformando una storia di addio precoce in una leggenda di rinascita. Alysa Liu è la nuova campionessa olimpica nel singolo femminile, un titolo che brilla di una luce speciale per il valore tecnico della prova e per il percorso incredibile che ha portato la statunitense sul gradino più alto del podio.

Il ritorno del prodigio

Solo quattro anni fa, dopo Pechino 2022, il mondo del pattinaggio era rimasto orfano del suo talento più puro. Alysa Liu, allora appena sedicenne, aveva annunciato il ritiro: “Ho raggiunto i miei obiettivi, ora voglio vivere la mia vita”. Un addio che sembrava definitivo e che invece si è rivelato solo un lungo respiro. Tornata alle competizioni con una maturità nuova, Liu ha scalato le gerarchie mondiali in pochi mesi, arrivando in Italia con il titolo iridato in tasca e chiudendo i Giochi con un doppio oro al collo, dopo il successo nel Team Event.

Il programma libero è stato un crescendo di emozioni. Dopo una prima parte di gara contratta, segnata da diversi errori e cadute, il livello si è alzato drasticamente con la seconda tranche. A scaldare il pubblico di casa ci ha pensato una splendida Lara Naki Gutmann: l’azzurra ha sfoderato la prestazione perfetta nel momento del bisogno, chiudendo con un solido 195.75 che le ha permesso di recuperare tre posizioni e terminare con un onorevole 15° posto.

La pressione è salita con le discese di Amber Glenn e delle coreane Jia Shin e Haein Lee, ma è nel gruppo finale che si è scritta la storia. Mone Chiba aveva fissato il riferimento a 217.88 con una prova impeccabile, ma la risposta di Alysa Liu è stata travolgente. Con un programma libero spettacolare, la statunitense ha fatto segnare un totale di 226.79, mettendo un’ipoteca sul titolo.

Alysa Liu
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Alysa Liu

Il crollo delle stelle nipponiche

La corazzata giapponese, favorita alla vigilia, è scivolata proprio sul più bello. Kaori Sakamoto, la veterana del gruppo, ha pagato carissimo l’aver mancato un elemento della combinazione, una scelta conservativa che le ha tolto la possibilità di lottare per il metallo più pregiato.

Non è andata meglio alla giovanissima Ami Nakai: in testa dopo il corto, la diciassettenne ha sentito il peso della responsabilità, commettendo un errore su una combinazione che sulla carta appariva sicura. Nonostante la sbavatura, Nakai festeggia un bronzo che ne conferma il talento cristallino, ma è Alysa Liu a sorridere davanti a tutte.

Una lezione di vita oltre lo sport

Il trionfo della Liu è lo specchio di un nuovo modo di intendere lo sport d’élite: non più solo sacrificio estremo e logorio, ma la consapevolezza che fermarsi per ritrovarsi può essere la chiave per vincere. Alysa Liu ha messo in fila il Giappone e il resto del mondo con i suoi salti e con la forza di chi ha scelto di tornare a pattinare per amore, e non per obbligo.

Alle spalle della statunitense alle Olimpiadi di Milano-Cortina si piazza il trio nipponico composto da Sakamoto (argento), Nakai (bronzo) e Chiba (quarta). Ma oggi, negli annali olimpici, resta scolpito il nome di una ragazza che a 16 anni aveva detto basta e che a 20 ha scoperto di essere la più grande di tutte.