Generazione 56k, la serie Netflix che ci ricatapulta negli anni Novanta

La serie che vede tra i protagonisti Fru e Fabio dei The Jackal è una commedia sull'amore e sulle incertezze di un'intera generazione

Internet ha rappresentato uno spartiacque, una “invenzione” epocale che ha cambiato per sempre il modo di vivere e di relazionarsi delle persone. Per tutti coloro che sono vissuti a cavallo tra il prima e il dopo è certamente una sorta di sliding doors, un momento fondamentale di rottura col passato e l’inizio di una nuova era.

È questo lo spunto che fa da filo conduttore di Generazione 56k, la nuova serie prodotta da Cattleya per Netflix e disponibile dall’1 luglio. Otto episodi che raccontano la storia di un gruppo di giovani cresciuti a Procida negli anni Novanta, proprio quando il web muoveva i primi passi, e le cui vite sono destinate a incrociarsi di nuovo una volta trentenni, quando il mondo ormai è radicalmente cambiato. Un’epoca in cui i rapporti si basano sulle chat, i social network e le app di incontri (non a caso tre dei protagonisti lavorano in una startup che realizza app), che hanno soppiantato walkman, diari e videocassette.

È in questo contesto che Daniel e Matilda, interpretati rispettivamente da Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli si rincontrano. Lui alla ricerca del vero amore, lei prossima al matrimonio. Una serata inaspettata li riavvicina e stravolge le loro vite e le loro certezze, soprattutto quelle di lei.

Il contorno sono gli amici di infanzia dei due, Luca e Sandro (Fru e Fabio dei The Jackal), che con Daniel condividono anche il lavoro, e Ines (Claudia Tranchese), la migliore amica di Matilda fin dalle medie. Sono anche le loro (dis)avventure ad arricchire la serie di nuovi spunti.

“Luca mantiene ancora quella mancanza di filtri che aveva anche da bambino. È l’unico dei tre che non è del tutto cresciuto. Non riesce a nascondere quando qualcosa non gli piace. E in più ha delle difficoltà nei rapporti sociali che lo portano a rifugiarsi in tanti piccoli mondi: la tecnologia, gli amici, i videogiochi”, racconta Fru, mentre Fabio fa notare che il suo personaggio, l’unico a essere sposato e ad avere una relazione stabile, è quasi quello strano della compagnia: “La linea centrale è insicura, in conflitto, non sa cosa vuole. Io sono invece la parentesi legata più al passato, quel filone diverso. Già la serie di per sé sovverte la narrazione, è molto difficile vedere un uomo con le sue incertezze e paure nei confronti dell’amore”, spiega.

Sì, perché uno degli aspetti più interessanti di questa serie è il doppio piano del racconto, il duplice punto di vista, tra maschile e femminile, tra ieri e oggi.

E poi una colonna sonora che richiama subito all’effetto nostalgia, fatta di brani anni Cinquanta che si alternano a brani più moderni e alle hit di Max Pezzali e dei suoi 883 che hanno accompagnato una generazione.

“È stata costruita in maniera tale da ricreare mood nostalgico, degli anni Cinquanta, perché ci dava quella sensazione di antico che arricchiva il racconto. Tutti i premontati erano stati fatti con i brani del Postino. Max Pezzali è l’unico elemento proprio di quel periodo, perché pensando agli anni Novanta non puoi non pensare a lui. L’idea è che richiamassero il ricordo. Poi abbiamo pensato che se Procida ora è ferma negli anni Novanta, allora negli anni novanta possiamo pensare fosse ferma agli anni Cinquanta”, ci racconta Francesco Ebbasta, l’ideatore della serie.

A fare da sfondo alle dinamiche tra i personaggi Napoli e l’isola di Procida, un palcoscenico all’aria aperta fatto di colori, sfumature, intercalare. I palazzi un po’ diroccati, le lenzuola spiegate al sole nei cortili, il riflesso del mare che sembra illuminare ogni cosa. Una serie in cui i tempi cambiano, i mezzi di comunicazione pure, ma l’amicizia e l’amore restano costanti.

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