Nuova variante Covid, per gli esperti elude le difese immunitarie

Già presente in 29 Stati, potrebbe raggiungere l'Italia. Non è più aggressiva, ma gli infettivologi consigliano un richiamo vaccinale ai fragili

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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La stagione dell’influenza, così come quella del Covid, dovrebbero ormai essere finite, eppure le novità non mancano. L’ultima riguarda la scoperta di una nuova variante del virus Sars-Cov2, ossia il responsabile proprio del Covid. Al momento si sta diffondendo con molta rapidità, soprattutto negli Stati Uniti, dove è stata ribattezzata Cicada e sta causando diversi contagi.

La nuova variante Cicada

Il nome assegnato è, come sempre, una sigla composta da lettere e numeri, per la precisione: BA.3.2. è già stata ribattezzata, però, Cicada e, nonostante non sia ufficiale, il motivo pare che abbia a che fare con la rapida ascesa di nuovi casi di Covid che sta causando. Proprio come le cicale (“Cicada” significa “cicala” in latino) rappresenta il simbolo del ritorno e della trasformazione, in molte culture. Di certo si sta diffondendo in modo molto veloce, nonostante pare che circolasse inosservata sin dalla fine del 2024. La prima identificazione, infatti, risale a un anno e mezzo fa, in Sudafrica.

Le caratteristiche della variante BA.3.2.

Rispetto ai ceppi che l’hanno preceduta, la Cicada presenta da 70 a 75 modifiche genetiche sulla sua proteina Spike, ossia il “gancio” che consente dal virus di entrare nell’organismo e, nello specifico, nelle cellule umane. Proprio questa peculiarità, però, la rende anche più insidiosa: i vaccini disponibili al momento, infatti, sono stati messi a punto per rendere “inoffensiva” la spike. Ma il fatto che abbia tante mutazioni potrebbe renderla capace di eludere la protezione offerta dai vaccini stessi.

Vaccini poco efficaci?

Che la nuova variante si presenti con caratteristiche differenti rispetto alle altre non è di per sé una novità né un motivo di allarme tra gli esperti. Gli infettivologi ed epidemiologi, infatti, ricordano che tutti i virus mutano nel tempo e il Sars-Cov2 lo ha fatto in maniera piuttosto rapida. ciò non ha rappresentato un problema finora sul fronte dell’efficacia dei vaccini. L’unico inconveniente è che, le mutazioni possono rendere più difficile al sistema immunitario il riconoscimento del virus, dunque possono conferire un certo vantaggio e facilità nella diffusione del virus stesso. I vaccini, però, sono stati realizzati e poi aggiornati, sulla base delle peculiarità delle varianti più comuni in circolazione in specifici periodi. Al momento sono stati messi a punto in modo da coprire il lignaggio JN.1. La preoccupazione, oggi, è che la BA.3.2 è quasi sconosciuta in una popolazione in cui non aveva circolato finora e, soprattutto, è ritenuta diversa dalla famiglia JN.1 al punto da essere potenzialmente in grado di eludere le difese offerte dalle immunizzazioni.

Non è più pericolosa

Sempre gli esperti, però, ricordano che la variante Cicada di per sé non appare come più pericolosa per la salute dell’uomo. In altre parole, non sarebbe responsabile di una malattia più virulenta o aggressiva rispetto alle precedenti forme di Covid. La vera differenza è che potrebbe causare un picco inaspettato di contagi, specie in un periodo dell’anno nel quale non ci si sarebbe aspettati una crescita di casi.

Proprio per questo motivo gli esperti invitano a non sottovalutare comunque l’opportunità di ricorrere alla protezione vaccinale, per chi ancora ne fosse sprovvisto. Le mutazioni che presenta la variante Cicada, infatti, potrebbero consentirle di vanificare l’ingresso del virus nell’organismo, ma il sistema immunitario – seppure con un maggior ritardo – sarebbe comunque in grado successivamente di rispondere in modo adeguato, riconoscendo la variante e mettendo in atto il meccanismo di produzione degli anticorpi per combattere il virus.

Da dove arriva la variante BA.3.2.

Come spiegato dalle Autorità di sorveglianza, la variante BA.3.2., dopo un primo riconoscimento a novembre 2024, ha iniziato a circolare nel 2025 a livello globale. Si stima che a febbraio 2025 fosse già presente in 23 Paese. Negli Stati Uniti il primo caso di contagio risale a giugno 2025, in un viaggiatore. È da poche settimane, però, che si registra una crescita, con la presenza riscontrata in 29 Stati. L’attenzione, dunque, viene riservata alla possibilità che, diffondendosi in modo veloce, possa andare a colpire persone fragili, portando a un aumento dei ricoveri ospedalieri. Per questo si raccomanda il rispetto delle consuete norme di igiene: rimanere a casa in caso di sintomi sospetti, per proteggere i malati cronici e le persone anziane e fragili; lavare le mani, indossare la mascherina all’occorrenza.

Il rischio dell’arrivo in Italia

La BA.3.2 discende dalla grande famiglia della variante Omicron, come spiega un articolo pubblicato online su “The Conversation”, il portale nato da una collaborazione fra esperti del mondo accademico e giornalisti. Proprio gli esperti, intanto, si interrogano sulla diffusione della variante. “Il virus Sars-Cov2 ormai è endemico, quindi rimarrà con noi”, osserva il virologo Fabrizio Pregliasco, professore di Igiene all’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano. Come chiarito a Rainews24 da Pregliasco, l’affermarsi di nuove varianti “va a cicli di circa sei mesi”. “Maggior evasività ai vaccini e però anche minor patogenicità” sono le due caratteristiche che dovrebbero spingere i più fragili a un richiamo vaccinale.