Quando il chirurgo ha necessità di osservare ed agire direttamente sui visceri addominali deve ovviamente trovare una via d’accesso che dia la massima visibilità all’interno dell’addome. Per questo può procedere con modalità diverse.
In alcuni casi si provvede con la laparoscopia, ovvero con la possibilità di valutare attraverso sonde quanto si ricerca. Ma in molte circostanze è necessaria la laparotomia, ovvero una precisa incisione da modulare caso per caso in base alle necessità, in modo da offrire la massima visibilità sull’area in cui bisogna operare.
Cosa fa il chirurgo
La laparotomia, quindi, è spesso il primo, fondamentale atto della chirurgia addominale. Dopo aver accuratamente deterso e disinfettato l’area su cui occorre operare, con conseguente preparazione del campo operatorio, lo specialista sulla base delle attese procede al taglio con il bisturi della fascia cutanea e muscolare in modo tale da avere la migliore visuale. Ovviamente il tipo di incisione varia in base alle necessità e agli organi su cui occorre intervenire.
La laparotomia può essere quindi particolarmente allargata, estendendosi centralmente dalla parte più bassa del torace fino al basso ventre, oppure limitarsi solamente a sezioni che prevedano la parte superiore o inferiore rispetto all’ombelico. In altri casi si pratica l’incisione prestando particolare attenzione al percorso dei muscoli retti addominali.
Possono poi essere effettuate laparotomie in senso orizzontale, ad esempio quando occorre intervenire sul pancreas in alto o sugli organi genitali femminili in basso, o addirittura trasverse, secondo linee oblique. L’importante è che si rispettino le indicazioni che vengono dall’anatomia, per evitare lesioni ai vasi e ridurre il rischio di lesioni ai nervi.
Va anche detto che ogni intervento va deciso dal chirurgo sulla scorta della situazione che si pensa di trovare, quindi non si può parlare di soluzione generali uguali per tutti. Occorre anche ricordare che la laparotomia tende ad essere praticata anche considerando l’esito sul tessuto muscolare e sulla ricostruzione della parete, con evidenti ripercussioni anche sui tempi dell’intervento e sui possibili rischi di complicanze future.