La colonnina di mercurio sta scendendo e il picco minimo non è ancora stato raggiunto. Mentre il gelo non risparmia neppure luoghi tradizionalmente freddi, come la Kamchatka russa, sommersa di ghiaccio e neve, anche in Italia l’inverno si fa sentire. Secondo gli esperti un rischio sottovalutato riguarda le possibili conseguenze di tipo cardiocircolatorio: negli over 50, infatti, aumentano le probabilità di infarto. Ecco perché e come proteggersi.
Il freddo “fa male” al cuore
Le basse temperature non portano con sé solo il rischio di andare incontro a sindromi influenzali, parainfluenzali o malattie virali (come il raffreddore dovuto a rinovirus): come ricordano gli esperti il freddo può influire anche sul cuore, perché “determina un sovraccarico per il cuore e l’intero apparato cardiovascolare”, come spiega il professor Domenico Gabrielli, presidente Fondazione per il Tuo cuore di Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) e direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, all’Adnkronos Salute.
Perché aumentano i rischi cardiovascolari
A chiarire il motivo per cui le temperature rigide possono influire sulla salute cardiovascolare è ancora Gabrielli: “Quando la temperatura scende, soprattutto dallo zero termico in giù, provoca una vasocostrizione, cioè un aumento delle restrizioni vascolari”. Questo meccanismo serve a ridurre la dispersione di calore corporeo, ma contemporaneamente porta ad aumentare la pressione arteriosa e a uno sforzo maggiore a carico del cuore, costretto a pompare con maggiore energia il sangue per farlo arrivare ovunque. Uno degli effetti immediati è l’aumentato fabbisogno di ossigeno. Come spiega ancora Gabrielli, questa maggior attività del cuore “può far aumentare la pressione arteriosa. Inoltre, il freddo può provocare un vasospasmo”, cioè il restringimento delle coronarie, “determinando eventi ischemici e cardiovascolari”.
Chi è più a rischio
Il freddo, quindi, “In situazioni particolari, anche se rare può contribuire allo sviluppo di un infarto”, spiega ancora il cardiologo, pur chiarendo che i soggetti più a rischio sono coloro che soffrono già di patologie di tipo cardiaco. Il sangue, infatti, tende a diventare leggermente più viscoso proprio a causa del freddo, favorendo la formazione di coaguli. È questo il motivo per cui nei mesi invernali si registra un numero più consistente di eventi cardiovascolari come infarti e ictus. “Il rischio aumenta quando si passa rapidamente da un ambiente caldo a uno freddo, uno sbalzo termico che può essere pericoloso nei soggetti più sensibili”.
Più sedentari in inverno
Qualche accorgimento in più, inoltre, va seguito soprattutto dagli over 50, specie se presentano ipertensione, diabete, colesterolo alto o una storia di malattie cardiovascolari. A questi fattori, inoltre, va aggiunta la considerazione che, durante la stagione invernale e complici le basse temperature che non invogliano a uscire, si tende a ridurre l’attività fisica all’aperto e contemporaneamente ad aumentare la quantità di cibo ai pasti, modificandone anche la composizione (privilegiando alimenti più calorici e ricchi di grassi), magari anche fumando di più. Il mix, dunque, può innescare effetti negativi, specie in chi ha già qualche compromissione, come le persone con placche aterosclerotiche nelle arterie. Per questo proteggersi è importante.
Come proteggersi
“Bisogna fare attenzione, coprirsi bene evitando sbalzi termici”, è il primo suggerimento del cardiologo. Particolare attenzione andrebbe riservata non solo al torace, ma anche alle estremità come mani, piedi e testa, che sono fonte di dispersione del calore. Gabrielli, infatti, esorta a “coprirsi adeguatamente”, a evitare “bruschi cambi di temperatura” e a “limitare l’esposizione al freddo”, in particolare nelle ore nelle quali le temperature possono essere più rigide, come al mattino presto o nel tardo pomeriggio-sera. Ma la prevenzione, come ricorda Gabrielli, passa anche dalla tavola.
Cosa non bere
La tentazione, quando si prova freddo, è di ricorrere a bevande calde o agli alcolici, che danno la sensazione immediata di riscaldare. Ma Gabrielli chiarisce: “È importante bere, ma non gli alcolici perché determinano una perdita di calore dall’organismo, alterano la termoregolazione. Dopo una sensazione iniziale di calore, in realtà una illusione, la temperatura corporea si abbassa più rapidamente e la persona finisce per sentire più freddo”.
Gli altri consigli: non sottovalutare l’influenza
In modo particolare per i soggetti che hanno patologie cardiovascolari, l’esperto fornisce un’altra indicazione: “È importante proteggersi dall’influenza stagionale perché con il freddo aumenta anche il rischio di infezioni da virus e batteri. La vaccinazione, da effettuare preferibilmente entro ottobre, è uno strumento essenziale”, quindi, per evitare o ridurre le complicanze.
Dal fumo al cibo: cosa introdurre e cosa evitare
Se la prevenzione passa anche dalla tavola, gli esperti ricordano che sarebbe preferibile introdurre sempre cibi ricchi di fibre, frutta, verdura e grassi buoni, che il loro contributo nel proteggere il cuore e mantenere sotto controllo i valori di colesterolo e pressione. Lo stesso vale per la riduzione del consumo di sale e di acolici, che possono portare a ipertensione. Proprio per chi assume farmaci per il cuore o la pressione, va ricordato che è fondamentale non sospendere i trattamenti, mentre i fumatori dovrebbero prestare attenzione, perché il fumo da solo contribuisce alla vasocostrizione e causa danni alle arterie, amplificando gli effetti negativi del freddo sul cuore.