Il ddl Bongiorno toglie il “consenso” dalla legge contro la violenza sessuale: si protesta in tutta Italia

Il 28 febbraio è manifestazione nazionale contro il ddl Bongiorno, che modifica il principio del consenso nella legge sul reato di violenza sessuale

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Maria Francesca Moro

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Era il 1996 quando la legge Italia stabilì che quello di violenza sessuale era un reato contro la persona e non contro la morale. Esattamente trent’anni dopo, la Camera approva una modifica al disegno di legge che sostituisce il termine di “consenso libero e attuale” con quello di “volontà contraria”. Una modifica sostanziale, che potrebbe rendere più complesso alle vittime l’essere credute. Ecco perché migliaia di cittadini in tutta Italia hanno scelto di scendere in piazza sabato 28 febbraio.

Ddl Bongiorno: da “consenso” a “dissenso”, cosa cambia

Nel testo di legge inizialmente approvato alla Camera, a seguito di un accordo bipartisan da Giorgia Meloni e Elly Schlein, si parla di “consenso libero e attuale” a un rapporto sessuale, senza il quale scatta il reato. Il disegno di legge avanzato dalla senatrice Giulia Bongiorno si parla invece di “volontà contraria all’atto sessuale” da parte della vittima, che “deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. Il testo specifica che “l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”.

Cosa cambia? Formalmente poco, praticamente molto. Perché eliminare il concetto di “consenso” – che è imposto dalla convenzione di Istanbul – significa lasciare alle vittime l’onere di dimostrare i modi in cui hanno espresso il proprio dissenso o i motivi per cui non sono riuscite a farlo. Significa, insomma, tornare alle modalità inquisitorie – che spesso, purtroppo, continuano a essere perpetrate anche in tribunale – che chiedono a chi è stato vittima di stupro di giustificare il come e il perché vittima lo è diventato.

Il ddl Bongiorno modifica anche le pene. Quella per la violenza sessuale senza altre specificazioni si riduce da 4 a 10 anni (nel testo precedente la pena era tra i 6 e i 12 anni); mentre si parla di reclusione di minimo 6 anni e massimo 12 qualora “il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa”.

La manifestazione del 28 febbraio

Già lo scorso 15 febbraio, in più di 100 piazze in tutta Italia si è marciato per dire no al ddl Bongiorno. Sabato 28 febbraio, la manifestazione assume un carattere nazionale. Centinaia di associazioni femministe e transfemministe si raccolgono sotto la guida di Non una di meno a Roma, dove un grande corteo è previsto a partire dalle ore 14:00 da Piazza della Repubblica, con concentramento a partire dalle 13:00. “Senza consenso è stupro” è l’inno ufficiale della manifestazione.

Senza consenso è stupro non è uno slogan, non è un tecnicismo, – si legge nel comunicato ufficiale – non è un concetto difficile da comprendere: vuol dire scegliersi, riconoscersi, essere libere e liber3 di amare e di essere amat3. Questa è una battaglia di civiltà e di democrazia. Il caso Epstein insegna che la cultura dello stupro va fermata insieme, con i nostri corpi, senza tentennamenti e senza ambiguità”.