Beigeification, il mondo ha perso colore: riprendiamoci la nostra imperfezione

Dalle case minimaliste ai feed Instagram perfetti: come la beigeification ha trasformato l'omologazione estetica in uno stile di vita

Foto di Alessia Agosta Del Forte

Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

Pubblicato:

Chiedi a DiLei

Un mondo minimalista, neutro e tutto uguale. È il fenomeno della beigeification, ossia l’utilizzo di colori neutri per spazi, mobili e oggetti allo scopo di infondere calma e ordine.
Un fenomeno nato per cercare un equilibrio in un mondo sempre più veloce e caotico, ma che a lungo andare ci ha tolto ciò che caratterizzava il mondo che ci circonda: il colore.

Cos’è il fenomeno della beigeification

Sembra quasi che il mondo abbia perso colore, e con esso parte della sua personalità.
Il fenomeno della beigeification descrive l’omologazione degli spazi e degli oggetti che ci circondano verso toni neutri come il bianco, il grigio o il beige. Da qui, il nome del fenomeno culturale ed estetico. Più di una volta le persone sui social si sono lamentate di come il mondo stesse piano piano perdendo personalità e i suoi tratti caratteristici: ora tutto è uguale e tutto viene costruito seguendo modelli generici e uniformi. Pulizia, ordine e minimalismo sono gli elementi che la beigeification ha voluto diffondere.
Il minimal è ovunque. Quante volte abbiamo studiato la foto da postare su Instagram affinché il nostro profilo rimanesse pulito e “in ordine”? Le case sembrano essere fatte in serie. Prediligiamo i colori neutri per mobili, pareti e accessori, spesso dimenticandoci di dare un po’ di personalità al nostro ambiente.
Per le strade, i lampioni a luce calda sono stati sostituiti da banali LED a luce fredda. L’illuminazione contribuisce a dare carattere all’atmosfera e a renderla più piacevole per le persone. La luce fredda dona visibilità maggiore negli spazi pubblici, ma rende tutto molto noioso.

La beigeification è nata per infondere calma in un mondo caotico, perché è vero: i colori neutri diffondono sensazioni di tranquillità, pace e ordine. Ma quando tutto ciò che ci circonda viene creato sulla base degli stessi concetti, si rischia di vivere in un mondo che non ha più colore.
Manca l’imperfezione e quel tocco di brio in più. Vivendo in un mondo standardizzato, ci siamo lentamente omologati anche noi.

Come la beigeification influenza i social e la nostra identità

Da quando la beigeification è passata dal mondo reale ai social, come Pinterest o Instagram, spinta anche dagli algoritmi che ripropongono gli stessi oggetti o trend virali, l’estetica di calma e colori neutri è diventata un vero e proprio tratto della personalità. Basta aprire la porta di una qualsiasi casa per trovare i mobili neutri, il divano color panna, le pareti beige. È sufficiente guardare il profilo di un utente qualsiasi su Instagram per notare come le foto siano pubblicate in uno schema tale da rendere il feed armonioso, o vedere gli stessi outfit monocromo indosso alle clean girl.
È vero, la beigeification è il fenomeno specifico degli spazi che ci circondano. Ma l’ossessione per l’omologazione, l’estetica neutrale e la perfezione visiva sono ormai ovunque. Non significa più, quindi, dipingere le pareti con colori neutri, ma convincersi che preferiamo essere circondati da ordine e calma piuttosto di seguire i nostri gusti personali e utilizzare i colori che ci piacciono.

Anche i trend sui social riflettono la ricerca di uniformità visiva: gli aesthetic come le Clean Girl o That Girl, vogliono colori neutri, uniformità, pace e tranquillità. Praticamente stiamo tutte vivendo in una pubblicità di un ammorbidente.
Il rischio è di costruire una cultura senza identità, poiché non è solo il mondo ad essersi omologato, ma con esso anche noi. Per non sentirci escluse, perché ciò che vediamo sui social è uguale per tutte, perché ciò che ci circonda è tutto uguale: siamo esattamente in mezzo a una situazione che ha preferito il minimalismo alla vivacità, è chiaro che non è semplice non essere standardizzate.

Perché siamo stanche della perfezione estenuante del mondo

La beigeification è un altro fenomeno che si inserisce tra i promotori di standard di perfezione sempre più alti. Dove tutto è impeccabile, curato nei minimi dettagli. La verità è che siamo stanche di rispettare trend che diffondono estetiche di omologazione. Ci stiamo rifiutando di seguire canoni estetici sempre più curati: il costo emotivo della continua ricerca di perfezione sta diventando davvero troppo alto per noi.
Nelle case stanno ricomparendo i poster con scritte o immagini colorate, mentre sui social postiamo senza più controllare tanto la coerenza dei colori del profilo.

È una reazione più che giustificata: dopo anni a cercare la calma nei colori neutri e in un mondo uniforme, la nostra personalità scalpita per uscire.
Nella moda stanno tornando il massimalismo, i capi colorati e i mix di stili, come succede nel trend della scarpa sbagliata, virale sui social. La vulnerabilità è tornata ad essere mostrata nei video che ci capita di scorrere. Insomma, le stiamo tentando tutte pur di spazzare via il minimalismo che ci ha circondate fino ad ora.

beigeification
iStock
Color neutri o vivaci? Preferiamo ambienti e trend che lascino uscire la vivacità dei colori, per rendere tutto più personalizzato

Più colore, meno performance: i trend che sfidano la beigeification

La sentiamo eccome la pressione del dover essere sempre curate, impeccabili e tranquille. Viviamo come se tutto dovesse essere instagrammabile: le città perfette, gli outfit curati nei minimi dettagli. La perfezione visiva della beigeification è all’ordine del giorno, soffocando la creatività e il carattere.

Per questo motivo, trend come la Messy Girl si stanno ritagliando il loro posto: va controcorrente rispetto agli standard curati che ci vogliono far rispettare. L’estetica della Messy Girl è caotica, con un trucco non troppo curato e spesso sbavato. Il suo stile di vita riflette la personalità: un vissuto fatto di divertimento, ribellione e l’espressione autentica del proprio carattere.  Un trend che vuole far emergere la personalità delle donne per ricordare loro cosa significa vivere davvero, seguendo i propri ritmi e ideali.
Premia l’autenticità.

Nella personalizzazione delle case, invece, trend come il Dopamine Decor (il nome ci suggerisce già l’intento di diffondere piacere) vogliono colori caldi e avvolgenti, con un arredamento tutt’altro che minimal.
La beigeification è sicuramente un fenomeno davvero difficile da togliere, specie perché lo troviamo anche negli spazi urbani.
Ma se continuiamo a far sentire la nostra voce e a decorare gli spazi sulla base della nostra personalità, ignorare i toni neutri fuori sarà meno complicato. Abbiamo voglia di colore, creatività e soprattutto di tornare a vivere in ambienti che abbiano carattere e che trasmettano la loro vera essenza, cullandoci tra le luci calde come se fosse una casa accogliente.