Aura, cosa significa averla e come funzionano i punti sui social

Il nuovo sistema di punteggio con cui sui social misuriamo il carisma

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Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

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Trasformare la vita in un videogioco a punti. L’aura funziona così: se attiri l’attenzione appena entri in una stanza, hai carisma senza forzarlo e sei affascinante, allora guadagni punti aura.
È un nuovo linguaggio comune che non si basa più sull’estetica, ma sulla presenza. Il punteggio che viene dato tramite gli Aura Points aiuta ad alleggerire il peso del giudizio sociale.

Aura, cosa significa davvero averla

C’è chi entra in una stanza e sembra attirare l’attenzione senza sforzo. E chi, nonostante abbia talento da vendere e bellezza, riesce comunque a sembrare fuori posto. Nel linguaggio dei social, la differenza la fa l’aura.
Un metro di giudizio diverso dal solito, che non si basa sulla bellezza: puoi essere bellissima, ma non avere aura perché vieni percepita come troppo costruita o insicura.

L’aura è la versione ironica del nostro desiderio di sapere quanto valiamo agli occhi degli altri. Perché gli Aura Points, alla fine,ce li assegnano gli altri. Il concetto di aura è interessante poiché si trova a metà tra identità e percezione altrui. Non esiste nessuna classifica reale, però siamo riuscite a trasformare una qualità astratta, come il carisma, in un punteggio.
Ma attenzione: non devi cercare di guadagnare gli Aura Points, perché funzionano esattamente al contrario. Più un’azione risulta naturale, più punti acquisisci. Viceversa, se costruisci appositamente una posa per sembrare spontanea, perdi aura.
Perché, quindi, abbiamo iniziato a dare un valore numerico al carisma?

Gli Aura Points sono la misura del carisma

Avete presente il periodo in cui su Instagram spopolavano i sondaggi “Voto e dico cosa penso”? Spesso si basavano sull’estetica e sul carattere. Ecco, gli Aura Points sono una sorta di versione aggiornata dei sondaggi, ma applicata all’atteggiamento. Presi in prestito direttamente dai videogiochi, i punti aura permettono di creare una “classifica” di punteggi assurdi in base alle nostre azioni, trasformando le situazioni sociali in un gioco.

Guadagni 1.000 punti se entri in un luogo e sembri completamente a tuo agio, oppure ne perdi 500 se fai una domanda scontata nel bel mezzo di un discorso tra amici. Una figuraccia che può costare una perdita catastrofica di punti. Se riesci a fare qualcosa di impressionante con il minimo sforzo, hai aura. Perché il concetto è semplice: il carisma non va forzato. L’essere disinvolta e desiderabile deve far parte di te, o almeno sembrarlo da fuori.
Gli Aura Points sono pur sempre un giudizio esterno che contribuisce anche ad alimentare (o, a volte, a diminuire) la nostra autostima. Perché non vogliamo solo essere percepite dagli altri, vogliamo anche sapere quanto valiamo.

Perché abbiamo bisogno di dare un punteggio al carisma?

Gli Aura Points sono un meme, certo, ma il loro successo racconta anche un’altra realtà dei social: come ci hanno abituate a quantificare tutto. I follower, i like, le visualizzazioni, tutto è trasformato in numeri e più sono alti più ci sembrano significativi.
I punti aura portano la stessa logica in un territorio apparentemente difficile da misurare: il carisma. È il paradosso dell’aura: ha reso dei comportamenti umani quantificabili. Il carisma, di per sé, è una caratteristica spontanea e difficile da isolare. Molto spesso chi gode di tale dote risulta affascinante, cordiale, sorridente, energico. Con gli Aura Points riusciamo a valutarne tutto l’insieme e a quantificarlo.

Lo scopo della Gen Z era usare un linguaggio comune e immediato. Se dico di qualcuno: “Ha tanta aura”, sto già riassumendo un concetto molto più lungo e astratto. La reputazione delle persone, sostanzialmente, viene gestita come un gioco che diminuisce un po’ l’ansia da prestazione. Sapere che i propri comportamenti vengono giudicati tramite dei numeri e non dei giudizi veri e propri rende il tutto più leggero e anche autoironico: si alleggerisce il giudizio sociale.

punti aura
iStock
Il giudizio sociale viene alleggerito dalla classifica immaginaria di punti aura che ci vengono assegnati.

Avere aura non significa essere belli

L’aspetto interessante del trend dell’aura è che ha nettamente separato il concetto di bellezza da quello di presenza. Puoi essere bellissima ma apparire troppo desiderosa di ricevere l’approvazione altrui. Oppure potresti essere considerata una bellezza standard ma avere tanto carisma da attirare l’attenzione di tutti.
Per gli Aura Points, la bellezza estetica non è ciò che determina il punteggio. Sono le vibes che emani quando parli, come ti muovi, come gestisci le figuracce. L’atteggiamento è difficile da studiare a tavolino, non è qualcosa che può essere costruito.

L’aura funziona solo nello sguardo degli altri. E ciò che fa guadagnare punti aura è la sicurezza in se stesse e lo stile che emaniamo in maniera del tutto spontanea.
Sui social chi raggiunge grandi numeri è spesso accusato di ottenerli solo per la propria bellezza, sminuendone la personalità. Nel caso degli Aura Points, chi ottiene un grande punteggio ha saputo gestire in maniera eccellente una brutta figura, o ha affrontato con grinta una situazione ingiusta. Insomma, ha saputo far sentire la propria presenza.
Avere aura non significa essere belli, ma far percepire a tutti la bellezza della propria presenza.

L’aura esiste davvero o sono gli altri a dartela?

Da un punto di vista esoterico, l’aura viene descritta come un “campo luminoso”, o alone energetico, che avvolge una persona. Sui social, è diventata una metafora del carisma e del fascino percepito.
L’aura, nel contesto della nostra generazione, non è tanto una caratteristica che si possiede quanto una percezione che gli altri hanno di te. Gli Aura Points servono a renderla visibile e quantificabile. Ciò che traspare da te è ciò che viene giudicato. Può non essere vero, ma si tratta di un giudizio sociale.

Viene reso più leggero dal punteggio. Immagina di inciampare davanti al ragazzo che ti piace. Una tua amica potrebbe dirti “Hai perso 1.000 punti aura”, invece di ridere e giudicare ciò che è appena successo con frasi infelici come “Oddio, gli sei appena inciampata davanti, io mi sotterrerei”. Il punteggio trasforma il giudizio in una battuta.
Ci troviamo nel mezzo tra la nostra personalità e come la facciamo percepire agli altri. L’aura è un giudizio che ci viene dato, ma che a nostra volta attribuiamo agli altri.
Giochiamo con una delle nostre ossessioni preferite: sapere come ci vedono gli altri.