Piedi nudi sulle piastrelle in pieno inverno: per noi è il modo più rapido per sentire il freddo. In Corea, però, non è così, perché il calore della casa arriva proprio da lì, dal pavimento. È l’ondol, il sistema di riscaldamento a cui si lega quello che in tanti chiamano “letto coreano”, cioè un materassino steso a terra sopra un pavimento tiepido. Al posto dei termosifoni, a scaldare le stanze è un impianto sotto il pavimento, mentre il materassino serve soltanto a dormire. Vediamo come funziona questo sistema e in quali case italiane possiamo ritrovarne il principio.
Che cos’è l’ondol, il riscaldamento coreano
Il modo migliore per descrivere l’ondol? Immaginare una casa in cui il fuoco acceso per cucinare scalda anche le stanze: nelle abitazioni tradizionali coreane funzionava così. Il focolare della cucina si trovava più in basso rispetto al pavimento, e da lì il calore imboccava una rete di condotti che correvano sotto le stanze, restituendo tepore all’ambiente.
La parte di pavimento sopra i condotti era anche la più calda, e per tradizione veniva lasciata agli ospiti (un gesto di rispetto). Oggi il fuoco a legna ha lasciato il posto all’elettricità o al gas, ma il principio è rimasto: il calore passa sotto il pavimento e, con condotti perfezionati nel tempo, raggiunge tutta la casa.
Per generazioni, i coreani si sono seduti su cuscini, hanno mangiato a tavolini bassi e la sera hanno steso a terra lo yo, il materassino tradizionale, con le coperte sopra. Con il calore che sale dal pavimento, vivere e dormire a terra era il modo più semplice per stare al caldo.
Ed è questo il cosiddetto letto coreano. A fornire il calore è l’impianto sotto il pavimento, mentre materassino e coperte fanno quello che fanno anche nei nostri letti, cioè tengono coperto e comodo chi dorme. Le abitudini, nel frattempo, sono cambiate: oggi molti coreani dormono in un letto, mentre altre famiglie hanno conservato la sistemazione a terra.
Come applicare il principio dell’ondol nelle nostre case
Possiamo portare l’ondol in casa nostra? Sì, a patto di partire dal pavimento. Nelle case con il riscaldamento a pavimento, il principio c’è già: il calore viene distribuito dal basso, proprio come nelle abitazioni coreane, e l’impianto che abbiamo svolge lo stesso compito dei condotti sotto le stanze. Il letto può restare quello di sempre, perché la parte del letto coreano che scalda davvero è il pavimento.
Prendendo ispirazione dal principio coreano, in ogni caso, un trucco c’è. Il momento più freddo della sera, spesso, è quello in cui scostiamo il piumone e ci infiliamo tra lenzuola gelate. Per evitarlo possiamo preparare un giaciglio già tiepido con una borsa dell’acqua calda, usata per scaldare le lenzuola prima di coricarci. È un rimedio casalingo, ma con un’idea simile: il calore arriva da sotto le coperte, e il primo contatto con il letto diventa piacevole.
Dopo aver preparato la borsa dell’acqua calda, ci basta sistemarla tra le lenzuola, all’altezza dei piedi o al centro del materasso, e ricopriamo tutto con la coperta o il piumone, che trattengono il calore mentre le lenzuola si scaldano. Quando siamo pronte, togliamo la borsa dal letto e ci infiliamo sotto le coperte. E così non siamo costrette ad accendere i termosifoni.
Inoltre, sempre ispirandoci al principio coreano, nelle nostre case possiamo far coincidere le lunghe preparazioni al forno con le ore più fresche della giornata, così da beneficiare in cucina anche del calore disperso durante la cottura. Una volta sfornata la cena, spegniamo il forno: il calore residuo si disperderà gradualmente anche con lo sportello chiuso.