Al mattino presto, sui fusti dell’ipomea purpurea si aprono fiori a imbuto di un viola acceso, con la gola bianca che sembra illuminarli dall’interno. È uno spettacolo che si rinnova ogni giorno, ed è il motivo per cui è una delle rampicanti più amate per vestire di colore reti e ringhiere. La buona notizia? Se non abbiamo il pollice verde, poco male, perché tanto cresce in fretta e si arrampica senza la necessità di essere legata, a patto di darle sole, un sostegno e un terreno che non resti zuppo.
Indice
Cos’è l’ipomea purpurea e quali sono le sue caratteristiche
Iniziamo dal nome: quello botanico è Ipomoea purpurea, e la pianta appartiene alla famiglia delle Convolvulaceae, la stessa del convolvolo, ed è precisamente una rampicante erbacea originaria dell’America tropicale e subtropicale. Per quanto riguarda l’aspetto, le foglie sono verdi e hanno una forma a cuore, mentre i fusti sono sottili e coperti da una leggera peluria. E i fiori? Hanno la classica forma a imbuto, ed è il motivo per cui spesso si sente parlare di campanelle.
Come si arrampica? Sono i fusti stessi ad avvolgersi attorno al sostegno, girandogli intorno man mano che crescono. Ecco perché ha bisogno di un appoggio vicino fin dai primi giorni, ma di questo parleremo più avanti. È una rampicante annuale, che completa il proprio ciclo nel corso di una stagione.
Quando fiorisce e perché i fiori si chiudono
La fioritura dell’ipomea purpurea va dall’estate all’autunno. Quando inizi di preciso, e quanto duri, dipende da diversi fattori: il clima della zona, la varietà e il momento della semina.
Chi la coltiva per la prima volta, di solito, resta un po’ interdetto: i fiori che al mattino erano aperti, nel pomeriggio sono già chiusi. Il motivo? Ogni singolo fiore dura appena qualche ora, si apre la mattina e si richiude nel corso del pomeriggio. Non è un caso, infatti, se in inglese viene chiamata morning glory, che tradotto significa proprio “gloria del mattino”.
Dove coltivarla: esposizione, clima e sostegni
Partiamo dall’esposizione, che per l’ipomea purpurea è decisiva: vuole il pieno sole. Una posizione calda e luminosa, riparata dai venti freddi, è quella in cui cresce meglio e fiorisce di più. In un angolo ombreggiato, invece, rischia di regalarci pochi fiori.
Il suo punto debole è il freddo. È una pianta sensibile alle gelate, ed è il motivo per cui la semina e la messa a dimora all’aperto vanno fatte solo quando il rischio è ormai passato. Quando, di preciso? Dipende molto dalla zona: al Sud e sulle coste il momento giusto arriva prima, al Nord e nelle zone interne bisogna aspettare di più.
Passiamo ai sostegni, essenziali per una pianta che vive arrampicandosi. L’ipomea può rivestire reti, grigliati e recinzioni, ma anche le strutture che possiamo predisporre sul balcone, come qualche canna di bambù legata a tenda o dei fili tesi lungo la ringhiera. Il consiglio è di sistemare il supporto fin dall’inizio, al momento della semina o del trapianto: in questo modo possiamo accompagnare lo sviluppo dei fusti, che trovano subito un appiglio invece di aggrovigliarsi a terra.
Quale terreno scegliere e come coltivarla in vaso
Dovremmo optare per un terreno moderatamente fertile, umido ma ben drenato. Nello specifico, l’obiettivo è che le radici abbiano sempre acqua a disposizione, senza però ritrovarsi immerse nei ristagni. Per il resto, si adatta a terreni diversi e non ha bisogno, per esempio, di un terriccio per acidofile.
E se non abbiamo un giardino? L’ipomea in vaso cresce bene anche sul balcone o sul terrazzo, purché si seguano alcune accortezze. La prima riguarda il contenitore, che deve avere dei fori di scolo sul fondo: senza, l’acqua in eccesso resta intrappolata e le radici finiscono per marcire. Poi c’è il substrato, che deve essere drenante: un terriccio universale di qualità, eventualmente alleggerito con perlite mescolata al substrato, fa al caso nostro.
Infine il sostegno, che anche in vaso non può mancare. Possiamo fissare un piccolo grigliato al contenitore, usare una struttura a obelisco oppure avvicinare il vaso alla ringhiera, così da offrire ai fusti qualcosa a cui avvolgersi.
Quanto annaffiare l’ipomea purpurea
Durante la crescita, ha bisogno di annaffiature regolari. Regolari, però, non vuol dire fisse: la frequenza va adattata alla temperatura, alle piogge e all’umidità del terreno. Meglio quindi lasciar perdere i calendari rigidi, tipo “due volte alla settimana”, e osservare la terra.
In vaso il controllo è ancora più semplice. Come indicazione generale, annaffiamo quando il substrato è asciutto nei primi 2-3 cm. Bagniamo il terreno alla base, senza inzuppare foglie e fiori, e scegliamo preferibilmente il mattino, così il fogliame non resta umido a lungo. Dopo ogni annaffiatura, ricordiamoci di svuotare il sottovaso dall’acqua rimasta.
Come concimarla e quando potarla
In vaso, dove il terriccio si impoverisce più in fretta, possiamo usare un fertilizzante liquido durante la crescita, rispettando sempre dosi e frequenza riportate sull’etichetta.
C’è un errore piuttosto comune da evitare: esagerare con l’azoto. Un eccesso di questo elemento spinge la pianta a produrre fusti e foglie a scapito della fioritura. Capita spesso, infatti, di avere un’ipomea rigogliosa, verdissima, che però fa pochi fiori.
E la potatura? Non è obbligatoria. Se però i fusti diventano invadenti, o iniziano ad allungarsi dove non li vogliamo, possiamo accorciarli per contenere l’ingombro. Con l’arrivo del freddo, trattandosi di una coltivazione annuale, la pianta conclude il suo ciclo: a quel punto possiamo rimuoverla e ripartire, nella stagione successiva, dai semi messi da parte in autunno.
Malattie e parassiti da tenere sotto controllo
In generale dà pochi problemi, ma ci sono alcuni parassiti e alcune malattie a cui prestare attenzione, e conviene saperli distinguere.
Tra i parassiti, i più comuni sono gli afidi, piccoli insetti che si radunano sui germogli e sulle parti più tenere, e il ragnetto rosso, un acaro che si fa vedere soprattutto con il caldo secco: lo riconosciamo dalle foglie puntinate e, nei casi più evidenti, da sottilissime ragnatele sulla pagina inferiore.
L’oidio, chiamato anche mal bianco, è un fungo che lascia sulle foglie una patina biancastra, simile a una spolverata di farina. I marciumi radicali, invece, colpiscono sotto terra e sono quasi sempre legati ai ristagni: la pianta appassisce anche se il terreno è bagnato.
Come prevenirli? Non servono trattamenti preventivi: la prevenzione passa dal controllo regolare della pianta, guardando anche sotto le foglie, e da un buon drenaggio, che tiene lontani i marciumi. Se notiamo qualcosa che non va, meglio intervenire presto e, nel dubbio, chiedere consiglio in vivaio.