Facendo un tuffo nel passato, la villa sorge a Milano, negli anni Trenta, in uno dei quartieri più eleganti della città, precisamente in via Mozart 14.
Qui, immersa in un ampio giardino privato che funge da oasi di silenzio e verde, si nasconde una delle dimore più rappresentative dell’alta borghesia industriale milanese della prima metà del Novecento: Villa Necchi Campiglio, firmata dal genio architettonico di Piero Portaluppi.
Questa residenza non è solo un edificio storico, ma un vero e proprio capolavoro architettonico. Oggi la villa è stata donata al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ed è aperta al pubblico come Casa Museo dal 2008: un luogo in cui arte, architettura, verde e silenzio si fondono, offrendo ai visitatori la sensazione di essere ospiti in una dimora nobiliare.
Indice
Piero Portaluppi
Il progetto di Villa Necchi Campiglio, completato tra il 1932 e il 1935, fu affidato a Piero Portaluppi, all’epoca uno degli architetti più ricercati del momento. Docente al Politecnico di Milano e progettista affermato, Portaluppi era noto per la sua vivacità intellettuale e la sua elegante ironia.

La villa è riconosciuta come una perfetta sintesi tra tradizione e modernità. Nelle sue opere tra gli anni Venti e Trenta, Portaluppi mescolava sapientemente elementi neoclassici, Déco, futuristi e secessionisti. In Villa Necchi Campiglio, la fusione tra razionalismo italiano e Art Déco conferisce alla dimora un carattere fortemente identitario.
Gli interni riflettono questa ricerca estetica attraverso l’uso di materiali pregiati come ceppo, marmo, pergamena e radica, insieme a motivi decorativi geometrici. Portaluppi era una figura poliedrica: oltre alla carriera nell’imprenditoria lombarda e nel restauro dei monumenti milanesi, era disegnatore umoristico e satirico e grande appassionato di astronomia. Queste passioni riaffiorano in piccoli dettagli della villa, come la finestrella a forma di stella nel bagno del primo piano e la meridiana graffita sul fronte meridionale.
Avanguardia tecnica e comfort moderno

Nonostante l’opulenza e la raffinatezza stilistica, Villa Necchi Campiglio era all’avanguardia per le soluzioni tecnologiche e di sicurezza adottate. La famiglia Necchi Campiglio volle allontanarsi dalla tradizione dell’epoca, privilegiando spazi ampi per la socialità e dotando la residenza di comfort allora considerati ultramoderni.
Tra le innovazioni più rilevanti si annoverano:
- una piscina privata, la prima in città, riscaldata e dotata di sistema automatico di ricambio dell’acqua;
- un ascensore interno che collegava i quattro livelli della dimora;
- un montavivande;
- citofoni interni per chiamare il personale da ogni ambiente;
- sistemi di sicurezza avanzati, come porte blindate scorrevoli, casseforti e cavedi murati;
- infissi e serramenti evoluti, con triplice sistema di chiusura scorrevole a scomparsa;
- termoconvettori per il riscaldamento, alloggiati nelle soglie e negli imbotti laterali delle finestre, risolvendo il problema dell’impianto di riscaldamento invisibile.

A completare il quadro, la casa disponeva di un tunnel di servizio, una portineria separata e ambienti dedicati allo svago nel seminterrato, con spogliatoi e bagni per la piscina, oltre a sala proiezione e palestra.
Spazi iconici e stratificazione del gusto
La disposizione interna della villa segue la divisione tradizionale delle dimore nobiliari: area giorno al piano rialzato, zona notte al piano superiore, locali di servizio nel sottotetto e spazi per lo svago nel seminterrato.

Uno degli ambienti più affascinanti è la Veranda, un elegante giardino d’inverno che rappresenta il punto di incontro tra interno ed esterno. Questo spazio è quasi interamente proiettato verso l’esterno grazie a pareti vetrate e a un’ampia finestra orizzontale. Portaluppi dedicava grande attenzione al sistema dei serramenti: nella Veranda si riconoscono il colore salvia delle pareti, i marmi Roja e Patrizia del pavimento e il rivestimento del divano a forma di “S”.
Le porte scorrevoli della Veranda sono realizzate in alpacca, una lega metallica resistente, scelta anche per migliorare la sicurezza di un ambiente completamente vetrato.

Dall’Art Déco al Neoclassico
Non tutti gli ambienti hanno mantenuto intatto il linguaggio razionalista di Portaluppi. Nel 1938, l’architetto Tomaso Buzzi fu incaricato di rivedere alcuni spazi e riallestire la villa. Buzzi intervenne “antichizzando” alcuni ambienti, addolcendo la linearità originale e introducendo elementi neoclassici, arazzi e arredi aristocratici ispirati al Settecento, in particolare allo stile Luigi XV.

Un esempio emblematico di questa sovrapposizione è la Sala da pranzo: il rivestimento in pergamena delle pareti e il decoro del soffitto sono originali di Portaluppi, mentre il lampadario, i mobili neo-settecenteschi e gli arazzi – realizzati a Bruxelles tra il XVI e il XVII secolo – testimoniano l’intervento di Buzzi.

Un’icona cinematografica
La fama di Villa Necchi Campiglio ha superato l’ambito architettonico grazie al cinema, consolidandone lo status di icona culturale.

Nel film Io sono l’amore (2009) di Luca Guadagnino, la villa diventa la grande protagonista, scelta per raccontare le abitudini e l’immaginario dell’alta borghesia industriale lombarda. Anche Ridley Scott ne è rimasto affascinato, girando alcune scene di House of Gucci proprio tra questi ambienti. La dimora è stata utilizzata per ricostruire lo studio di Rodolfo Gucci, e nel film compaiono molti elementi iconici della casa, dalla Veranda agli ascensori, dai citofoni interni alla piscina.