Nevralgia del trigemino, i trattamenti giusti caso per caso

Cos'è la nevralgia del nervo trigemino e come va curata: i trattamenti, caso per caso

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Avete presente, nei cartoni animati, quando il protagonista si trova a contatto con una scarica elettrica? Il passaggio porta allo scheletro che si visualizza, a significare l’intensità di quanto avviene. Ebbene, fatte le dovute proporzioni e senza lasciare spazio alla fantasia, qualcosa di simile si può verificare quando una persona deve fare i conti con la nevralgia del nervo trigemino.

Il quadro, per fortuna non molto frequente visto che interessa 3-5 persone su 100.000 all’anno, è infatti caratterizzato da un forte dolore descritto come una scarica elettrica localizzata nell’area di guance, denti, gengive, mascella e labbra, più raramente occhi o fronte. Per scatenarlo basta una piccola stimolazione, come masticare, toccarsi il volto, bere, parlare o lavarsi i denti. Purtroppo questo quadro può diventare cronico, ed allora è necessario puntare su trattamenti specifici, specie se la terapia farmacologica non è più sufficiente. Come comportarsi? Ricostruiamo, insieme agli esperti di Humanitas di Milano, le vie alternative ai farmaci per affrontare la situazione.

Farmaci, ma non solo

“Il trigemino è il nervo che porta al cervello le informazioni percepite a livello del volto – spiega Maurizio Fornari, responsabile di Neurochirurgia Cranica e Spinale di Humanitas -. La causa della malattia è nota solo in parte ed è attribuita ad un’alterazione delle guaine delle fibre nervose della porzione di nervo che si trova all’interno del cranio, evidenziabile con la risonanza magnetica.”

Va detto comunque che questa alterazione provocata dal contatto tra il nervo e un’arteria endocranica non è sempre dimostrabile. “Pertanto, in una considerevole percentuale di casi, la nevralgia è definita idiopatica non essendovi una causa dimostrabile – riprende l’esperto -. In ogni caso, però, è possibile spegnere il dolore”.

Il primo trattamento della nevralgia è farmacologico ma in circa sette persone su dieci, purtroppo, se il quadro procede nel tempo si può rischiare di diventare resistenti ai trattamenti. Ed ecco che possono entrare in gioco trattamenti specifici, ovviamente se lo specialista consiglia, come la microchirurgia (microdecompressione vascolare), radiochirurgia o radiofrequenza (termorizotomia).

La microdecompressione vascolare è una procedura microchirurgica che consente di identificare la zona di contatto tra il vaso sanguigno e il nervo trigemino. “Il vaso coinvolto nel conflitto neurovascolare viene separato dal nervo con tecnica microscopica interponendo poi fra i due materiale sintetico o autologo (cellulosa, o frammenti di tessuto muscolare) – spiega Federico Pessina, responsabile di Neurochirurgia Cranica di Humanitas e docente di Humanitas University. L’intervento chirurgico comporta la scomparsa del dolore nella maggior parte dei pazienti, ma la selezione dei candidati a questo tipo di intervento è estremamente rigorosa.”

Radiazioni e radiofrequenza

Si può anche utilizzare, in casi specifici, una sorta di “bisturi” radiologico. Si chiama Gamma Knife. “Il Gamma Knife consente di focalizzare 192 fasci di raggi gamma (radiazioni ionizzanti) sulla parte intracranica del nervo trigemino, alterandone le fibre – racconta Piero Picozzi, neurochirurgo di Humanitas, responsabile Gamma Knife -. In questo modo la trasmissione del dolore viene interrotta. Come guida si usano le immagini di Risonanza Magnetica acquisite prima del trattamento. Solitamente, l’effetto della radiochirurgia non è immediato, ma richiede alcune settimane”. Infine, la termorizotomia percutanea mediante radiofrequenza si basa sul posizionamento di un’agocannula inserita attraverso la cute della guancia fino a raggiungere una particolare area, il ganglio di Gasser, dove vengono convogliate le informazioni dolorifiche provenienti dal volto.

Come spiega Angelo Franzini, neurochirurgo di Humanitas, “una volta posizionata l’agocannula, viene inserito un elettrodo rigido dalla cui estremità si genera calore prodotto mediante radiofrequenza. Il calore altera selettivamente le fibre dolorifiche all’interno del ganglio di Gasser e in misura minore le fibre che portano la sensibilità tattile, che viene solo ridotta, consentendo il normale ripristino di tutte le funzioni del nervo trigemino. Per la corretta localizzazione delle fibre nervose coinvolte nella genesi del dolore è necessaria la collaborazione del paziente che viene risvegliato dall’anestesia per un breve periodo durante la procedura. Questo consente di concentrare il trattamento alle sole fibre nervose coinvolte nella genesi della nevralgia.”

 

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