I mini ritiri contro il burnout: le mete migliori per staccare (e stare in budget)

Sei stanca di essere immersa nell’iperproduttività? Parti per le mete low cost

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Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

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Siamo gli adulti del futuro e come tali, tutti si aspettano grandi imprese da noi. La verità è che a vent’anni è difficile sapere esattamente cosa si voglia fare nella vita.
Ma soprattutto, lo è ancora di più capire come destreggiarsi nella grossa giungla chiamata “mondo”.
Tra burnout, iperproduttività e stipendi bassi, i mini ritiri low cost diventano un modo concreto per staccare e ricaricarsi.

Viaggiare per combattere il burnout? Si può!

Quante volte abbiamo sentito o letto di persone che attraversavano una fase di burnout?

La condizione, riconosciuta dall’OMS, si manifesta con un esaurimento fisico ed emotivo dovuto all’ambiente di lavoro.

Nessuna formazione e aspettative troppo alte per le conoscenze che possediamo, colleghi che non vedono l’ora di scavalcarti e ambiente retrogrado non fanno altro che farci pensare: “Ma a me chi me l’ha fatto fare?”.

Non certo qualcosa che si vorrebbe vivere. Eppure, con le condizioni lavorative e sociali di oggi, il burnout è dietro l’angolo.

A mali estremi, estremi rimedi: per ovviare al problema e cercare di risolverlo al meglio, un mini ritiro è ciò che ci vuole.

Tranquille, visti gli stipendi (o “rimborso spese”) degli stage che siamo costrette a praticare per aggiungere esperienze al nostro curriculum, le mete che ci possono aiutare sono le stesse che ci fanno restare entro il nostro budget.

Scegliere qualche giorno al mare in bassa stagione, ad esempio, può consentirci di passare qualche giorno lontano da tutto e tutti senza spendere troppo.

L’iperproduttività che ci stanca

Il bisogno costante di produrre di più, di accorpare più attività nello stesso momento, spingendo quindi la nostra mente a lavorare trasversalmente, ci hanno portato a una produttività estrema.

L’obiettivo è svolgere più faccende nel minor tempo possibile. Il risultato? Agende piene, scrivanie colme di fogli, un computer che tiene compagnia con le sue mille notifiche, e noi in burnout.

Il riposo è sacrosanto e anzi, senza esso, nel lungo periodo, funzioneremo sempre peggio. Perché non stacchiamo mai la mente. Non leggiamo mai la parola “fine” semplicemente perché non esiste.

Non è qualcosa da guadagnare. Il riposo ci spetta e ci nutre, e ci permette di dare un po’ di sollievo al fisico, che risente del burnout tanto quanto la mente.

Siamo in burnout, o ci sentiamo in difetto?

Nonostante sui social sia quotidianità trovare contenuti che ispirano ad avere giornate sempre piene, non siamo fallite se oggi abbiamo deciso di restare sul divano.

Domandiamoci, piuttosto, cosa abbiamo concluso nelle giornate precedenti: se siamo orgogliose di ciò, se ci sentiamo soddisfatte, allora potremo goderci il riposo.

Siamo noi i giudici di noi stessi, e spesso siamo anche i primi a giudicarci basandoci su ciò che vediamo intorno a noi.

Scorrere video in cui il creator ha tutte le ore della giornata impegnate mentre noi non abbiamo fatto nulla, ci fa sentire in difetto. La verità è che ognuno di noi ha una vita diversa e solo noi dobbiamo essere soddisfatti di ciò che concludiamo a fine giornata.

L’iperproduttività ci ha estenuati talmente tanto che il riposo deve esserci.

Siamo umani o robot?

Attività per staccare la mente
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Mare, montagna o antichi borghi: le soluzioni low cost per uscire dalla sindrome del burnout

Mini ritiri contro il burnout: perché funzionano

Se si arriva a vivere la sindrome da burnout, significa che la situazione lavorativa non è più sostenibile.

Tuttavia, un mini ritiro è proprio ciò che serve. Non sono necessarie settimane di vacanza, bastano pochi giorni ma organizzati a nostro piacimento.

Momenti che ci facciano davvero resettare. Ci prendiamo del tempo per coccolarci e ricordarci che non siamo macchine, e che il mondo attorno a noi ha molto di più da offrire di una routine casa-lavoro.

Ricercare dei giorni di relax non ci rende nullafacenti o sfaticate. Non siamo sbagliate se organizziamo un mini ritiro per recuperare la salute mentale.

La salute deve sempre venire prima di tutto e il burnout compromette la nostra persona.

Non chiediamo mesi e mesi di ferie, ma qualche giorno per dirci: “Ehi, tranquilla, respira”.

Le mete low cost per staccare e restare in budget

Com’è il trend di TikTok? Riconnettersi con la natura?

Ecco, ma non in maniera ironica. Un bel trekking in mezzo alla natura è proprio ciò che ci vuole. È un’attività rilassante che permette non solo di tenere in allenamento il fisico, ma anche di conoscere i propri limiti e vedere posti che lasciano senza fiato (in tutti i sensi).

Partendo con gli amici o con i viaggi organizzati, si passa qualche giorno tra il verde delle montagne e le risate con le persone appena conosciute.

Se siete più tipe da sole e salsedine, beh, potreste valutare un weekend al mare in bassa stagione, quando i prezzi non sono alle stelle e potete vantare la spiaggia tutta per voi.

Le città spagnole come Valencia, Siviglia o Maiorca sono perfette per trascorrere qualche giorno senza restare con le mani bucate.

Spesso si sottovaluta il potere curativo di passeggiare in un borgo antico.

Dove il tempo sembra essersi fermato, è da lì che dobbiamo ricominciare.

In un certo senso, si cammina tra le stradine lasciandosi alle spalle le conseguenze del burnout su di noi, per poi proseguire con la nuova linea di partenza: più rilassata e solare.

Montagna, mare o città: di possibilità per non vivere in burnout ne abbiamo a centinaia. Basta scegliere ciò che ci piace di più e partire!

Ritorniamo da noi stesse con i mini ritiri

Trascorrere qualche giorno a riposarsi non è una fuga, ma un ritorno.

Scegliamo di tornare serene, spensierate e felici. Pronte per affrontare le future situazioni che ci ritroveremo a vivere.

Tra scadenze e aspettative, spesso ci dimentichiamo di prenderci cura di noi stesse. E farlo non deve essere una colpa, nemmeno quando qualcuno ci addita come sfaticate.

Non è da svogliati curare la propria felicità o allontanarsi da ambienti che non ci fanno stare bene. Non dobbiamo sempre correre, e le mete come il mare o i piccoli borghi ce lo ricordano: il mondo può aspettare, la salute mentale no.

Il riposo non è qualcosa da guadagnare. Dovremmo rendere omaggio un po’ più spesso al nostro italianissimo “Dolce far niente”: non è male come idea per alleviare le conseguenze del burnout.