Patrick Abbattista è il Founder & CEO di DesignWanted, brand internazionale di riferimento per il design contemporaneo e futuro, che vanta più di un milione di follower sul solo profilo Instagram.
DesignWanted è un ecosistema che connette community, designer, studi, brand e istituzioni attraverso contenuti editoriali, format originali e collaborazioni strategiche. La piattaforma lavora per rendere la cultura del design accessibile e rilevante, valorizzando il design contemporaneo e le voci che stanno definendo ciò che verrà, con un approccio che evita il rumore e privilegia la sostanza.
Noi abbiamo chiesto a Patrick Abbattista come è stato possibile realizzare tutto questo, che cos’è il design oggi e come, se lo farà, cambierà in futuro.
DesignWanted è una realtà consolidata oggi, come è nata questa idea e qual è la filosofia che ne sta alla base?
L’idea nasce da una semplice volontà: costruire una piattaforma che fosse in grado di mostrare i progetti contemporanei più interessanti, indipendentemente dal brand che ci sta dietro. Giovani, startup, aziende note, sono tutti messi sullo stesso piano e filtrati alla luce del progetto che presentano. Quindi, in termini di filosofia, garantire una curatela che creasse vero valore per la design community. Inizialmente, il progetto ha preso il via su Instagram, nel 2015, quando in America stava esplodendo come canale social. Poi, si sono aggiunti gli altri canali e l’ecosistema si è arricchito con i diversi punti di contatto con il pubblico (altri social e sito web).
Che cosa ci offre la sua piattaforma? E che cosa cercano i suoi utenti?
La piattaforma offre contenuti curati, sia nella tipologia che negli approfondimenti. Al giorno d’oggi, è frequente vedere canali media che sono diventati o delle estensioni dei cataloghi delle aziende (per esigenze di natura commerciale), o dei semplici copia e incolla di comunicati, o ancora perennemente focalizzati su ciò che è stato e sui big. DesignWanted vuole essere qui e ora, e arricchire la conversazione presente rendendola rilevante per le sfide che il design si trova ad affrontare oggi e per il futuro. Questo vuol dire dare spazio a progetti che hanno davvero qualcosa di unico da presentare al mercato, sia un processo innovativo, una tecnologia nuova, una tipologia di design che ridefinisce l’esistente. Il presente è spesso un terreno fertile che viene curato da pochi in questa industry, se parliamo del mondo media.
Gli utenti cercano proprio questo, ovvero un canale indipendente e credibile, che anche quando fa branded content si prende la briga di approfondire, rielaborare, esprimere il proprio punto di vista. Il design made in Italy è stato questo, ovvero la capacità di costruire significato e valore, con creatività, guardando al futuro, ma concreto nel presente. Cerchiamo di fare la stessa cosa come canale media.
A livello generale, è utile indicare che DesignWanted focalizza il suo racconto sul mondo del product / industrial design, dando copertura a progetti che non riguardano solo arredo e lighting, ma spaziano in tutte le categorie di prodotto che rientrano in questa accezione.
Com’è composta la squadra di lavoro di DesignWanted?
È una squadra composta da giornalisti, coordinatori e curatori editoriali, figure sales, social media manager, in Italia e all’estero, con la centralizzazione sull’hub di Milano.
Come è cambiato il design e il modo di comunicarlo rispetto alle nuove tecnologie, penso ad esempio all’AI?
Il mondo del design non è ancora cambiato, ma sta cambiando da un anno a questa parte. Sta facendo i conti con il ruolo che dovrà avere in futuro, considerato che molti aspetti del processo di design verranno alterati, cambiati o sostituiti dall’AI. Quindi, i designer stanno lavorando per capire come integrare l’AI nella loro pratica senza diventarne vittime, ma soprattutto cercando di capire come fare al meglio e in modo più produttivo il proprio mestiere.
Lato media, non cambia molto in realtà. O meglio, sul piano interno, l’AI è un contributo importante all’operatività, se usata con cognizione di causa. Esempio, aiuta a sviluppare idee anche di carattere editoriale. Lato racconto, invece, ci continua a guidare l’idea di progetto e della cultura che ne sta alla base. Il design deve avere in sé un senso che lo porta ad essere rilevante, questo che sia frutto di un processo con o senza AI. È il suo ‘perché’ che lo rende valido per essere considerato.
Eventi come il Fuorisalone di Milano sono un esempio vincente di come si possa avvicinare il grande pubblico al design: che ne pensa?
Penso che non sia così. Il Fuorisalone non fa avvicinare il grande pubblico, ma un grande pubblico, che sono due cose diverse. Per avvicinare il grande pubblico al design servirebbe fare quello che spesso si vede nei paesi Scandinavi. Workshop già alle scuole elementari, eventi durante l’anno per famiglie, a base Design. E via dicendo. È questo che genera consapevolezza sul valore del Design come asset strategico. Diverse città al Nord hanno il Chief Design Officer, cosa che non esiste qui in Italia. C’è un cultura sull’argomento molto più estesa e pregnante, e poi l’evento diventa la scusa per scoprire. Inoltre, il design, come dicevo sopra, non è solo arredo e illuminazione, è molto di più. Non è prodotto, ma cultura. Che poi si esprime attraverso il prodotto.
Quali sono i designer più rappresentativi di oggi? Ci può fare qualche esempio e spiegarci il perché della sua scelta?
Domanda a cui è difficile rispondere. Bisognerebbe capire, intanto, rappresentativi di cosa. Ci sono designer molto noti che sono rappresentativi della loro capacità di promuoversi, e il loro nome viene prima di ciò che realizzano. Ci sono poi designer, tendenzialmente quelli più industrial, che sono meno noti, ma hanno un impatto significativo su fatturati e crescita delle aziende. Ci sono grandi studi e nomi famosi che trainano la narrazione mainstream nel settore, e ci sono studi minori, sperimentali, che però stanno contribuendo ad alzare l’asticella nell’industria. Ci sono tanti esempi di realtà virtuose, ma che vanno calate in contesti specifici.
Qual è il progetto cui ha lavorato che più l’ha resa orgoglioso?
Ultimamente, il nostro progetto Ideas for Business, una piattaforma per far incontrare le aziende con le nuove generazioni di designer. è uno strumento potente perché porta all’interno delle aziende una comunità incredibile di creativi, dando loro l’opportunità di fare un passo che altrimenti avrebbero difficoltà a fare da soli, vuoi per distanza, network, etc..
In senso generale, sono orgoglioso ogni volta che vedo qualcuno che è stato pubblicato su DesignWanted, o ha partecipato a uno dei nostri progetti, crescere e farsi spazio sul mercato, anche grazie a noi. E capita spesso che i designer mi fermino dicendomi ‘Grazie a quel post o a quell’articolo mi si sono aperte certe porte e opportunità.’ Siamo qui per questo. Non per ‘parlarci addosso’, ma per fare cultura sul design parlando alle nuove generazioni. E, mentre lo facciamo, abbiamo il compito e la missione di rendere i loro sogni possibili. Quantomeno, partecipare per un km o due, con la nostra realtà. E questo, perché se siamo bravi a scovare i migliori, faranno cose utili per la collettività, oltre ad avere il meritato successo.
Come vede DesignWanted nel prossimo futuro?
In continua crescita come infrastruttura che promuove il design contemporaneo e crea opportunità concrete, sia sul piano culturale che di business. Siamo tra i pochi a livello internazionale ad avere un hub così centrale da cui poter guardare fuori nel mondo e riportare a un unico punto ciò che troviamo. Tessendo, nel frattempo, relazioni internazionali tra diversi paesi e mercati. Inoltre, siamo il canale media italiano forse più internazionale, avendo come prima e unica lingua quella inglese. Il mio scopo è rappresentare il ‘Made in Italy’ non solo come prodotto, ma, appunto, curatela e capacità narrativa che prende forma, nel nostro caso, come Media Brand.