Il coraggio di Simone Biles, è più facile vincere che sapersi fermare

La ginnasta statunitense non si nasconde dopo la rinuncia alla competizione a squadre e lancia un messaggio fortissimo sul tema della salute mentale

Dopo il ritiro dalla finale a squadre, Simone Biles rinuncia anche a quella del concorso generale individuale. Lo ha confermato la federazione statunitense di ginnastica con un comunicato.

Quella dell’atleta a stelle e strisce è forse la decisione più coraggiosa che potesse prendere. Perché non è facile capire quando è necessario fare un passo indietro in questi casi. A un’Olimpiade che hai atteso così tanto. Molto più facile sarebbe stato presentarsi su quella pedana ed esibirsi, mettendo ancora una volta a tacere le voci nella sua testa, ma quando arrivi a un punto di non ritorno, è il tuo stesso corpo che ti costringe a fermarti. E chissà, se avesse deciso di non ascoltarsi, magari si sarebbe fatta pure male.

Perché la mente, specie nello sport e soprattutto in uno sport come la ginnastica, è una componente fondamentale. Ciò che fa di Simone Biles un esempio, però, non è solo il fatto di aver scelto di non gareggiare: è la decisione di non nascondersi. Avrebbe potuto addurre una qualsiasi scusa su problemi fisici o malesseri. Invece no, nessuna bugia, nessun giro di parole. In conferenza stampa la ginnasta ci mette la faccia e confessa: “Non ho più fiducia in me stessa come prima. Non so se è una questione di età. Sono un po’ più nervosa adesso quando salgo in pedana. Sento che non mi sto divertendo più come prima. So che questi sono i Giochi, volevo farli, ma in realtà sto partecipando per altri, più che per me. Mi fa male nel profondo che fare ciò che amo mi sia stato portato via. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa… e lì ci sono démoni con cui devo confrontarmi“.

Non usa mezzi termini e va dritta al punto. Il suo messaggio è importante, perché che una campionessa del suo calibro (quattro volte d’oro a Rio 2016 e prima ginnasta nella storia ad aver vinto cinque titoli mondiali nel concorso individuale) si metta a nudo e parli di salute mentale di fronte alle telecamere di tutto il mondo, è un gesto che infonde un po’ di sicurezza in chi – come lei – combatte con demoni interiori ogni giorno e che spesso teme di essere stigmatizzato per questo.

In questi anni Simone Biles si era già esposta per i temi che le stanno a cuore: è un’aperta sostenitrice dei movimenti Black Lives Matter e #MeToo e ha ribaltato molti stereotipi sulla sua disciplina, ispirando nuove generazioni di ginnaste. “Ho trovato la mia voce”, diceva. Ora quella stessa voce (che sui social viene ascoltata da 4 milioni di persone) la usa per lanciare un altro importante messaggio: la salute (e quella mentale non fa eccezione) viene prima di tutto.

“Simone, ci ha resi così orgogliosi. Orgogliosi di quello che sei come persona, compagna di squadra e atleta”, scrive su Twitter Sarah Hirshland, ceo del Comitato olimpico e paralimpico degli Stati Uniti. E non potremmo essere più d’accordo.

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