Camminare fa bene. Al corpo, all’anima e al futuro del pianeta

Con Ilaria Canali, ideatrice della Rete Nazionale Donne in Cammino, abbiamo parlato al presente e al futuro. Sta succedendo qualcosa di grande, per le donne e per il mondo

C’è qualcosa di bellissimo e rivoluzionario nell’immagine delle Donne in Cammino. C’è la consapevolezza che “solo insieme si può fare qualcosa che ha un impatto forte sulla realtà”. Ilaria Canali, ideatrice della Rete Nazionale Donne in Cammino, crede fermamente in questo passaggio: “Da soli possiamo avere idee meravigliose ma solo unendoci ad altre persone che condividono gli stessi valori possiamo lasciare il segno”.

Chi si mette in cammino fa anche un viaggio interiore. Riscopre e allena cose bellissime: la pazienza, l’armonia, l’inclusione – facciamo nostre le parole di Ilaria, ndr – la gentilezza, il rispetto, il coraggio. Cose bellissime, dicevamo. In un certo senso rivoluzionarie. Chi si mette in cammino condivide molto di sé con chi incontra ma sta anche in silenzio. “Una donna in cammino – continua Ilaria – lavora sulla propria interiorità, la rimodula passo dopo passo. Camminare genera benessere, sviluppa endorfine, consente di elaborare pensieri positivi”.

Ilaria, perché una Rete e perché proprio ora?
Per creare una comunità, reale e virtuale, di scambio. Fare rete è faticoso, ci vuole tempo ma ne vale la pena. Lo dimostra quello che sta accadendo sul clima. C’è stata la voce di una ragazzina particolarmente intelligente e particolarmente sensibile ma anche la capacità del mondo di fare rete intorno a lei.

Nella foto: Ilaria Canali

Chi sono le donne che si stanno unendo a voi?
Vengono da tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli centri. L’esigenza di ritrovarsi camminando, di riscoprire chi si è insieme agli altri, attraversa l’intero Paese. Chi ci contatta ha un tratto comune: la sensibilità. Sono donne appassionate al cammino, al viaggio, alla natura e alla ricerca di se stesse. Molte vogliono raccontarci le loro esperienze di cammino che hanno già fatto e vedono in noi una cassa di risonanza. Altrettante si offrono di collaborare o ci chiedono una consulenza per ideare un progetto, magari insieme a noi. A volte sono donne che non hanno un lavoro e che vogliono attivarsi nel loro borgo o nella loro città creando occasioni di condivisione attraverso il cammino.

Sarà un percorso lungo ed esaltante, a che punto siete?
Siamo in una fase di start-up. La start-up, per definizione, è qualcosa che cerca il suo modello. È una fase preziosissima. Siamo partiti a Milano l’8 marzo 2019 dalla Piazza Viaggiatori di Fa’ la cosa giusta. Abbiamo avuto una risposta fortissima dalle persone che erano lì, abbiamo raccolto i loro bisogni e le loro aspettative nei confronti della Rete. Forti di questa grandissima risposta reale, abbiamo cominciato a popolare la pagina Facebook che avevamo aperto due giorni prima. Tutto ciò che sta arrivando è un contributo preziosissimo per aiutarci a definire l’itinerario da seguire e l’obiettivo da perseguire.

Quali sono le cose concrete che la Rete si propone di fare?
Mettere in comunicazione le donne che vogliono fare o organizzare cammini. Fornire loro un aiuto pratico, perché bisogna prepararsi, fisicamente e psicologicamente. E poi abbiamo in testa una sorte di missione: vogliamo cambiare la percezione e la visibilità delle donne nel mondo dei cammini, superare la disarmonia di genere che esiste ovunque, anche nel mondo dei Cammini. È importante che le donne siano presenti non solo come camminatrici ma anche nei luoghi dove si decidono le cose: nei consigli direttivi delle associazioni e delle federazioni.

Quello che sta succedendo nelle ultime settimane, però, è molto di più
Sì e ne sono molto felice. Proporre e diffondere l’immagine delle donne in cammino, dare voce e visibilità alle loro esperienze, sta creando una contronarrazione molto positiva dell’immagine femminile. Un po’ come le Storie della buonanotte per bambine ribelli, storie che spronano le piccole donne del futuro a praticare il coraggio dell’azione e non quello dell’attesa del bacio di un principe che le sveglierà. Questa contronarrazione della donna in cammino ha un potere incredibile. Restituisce un’immagine suggestiva, lontanissima da quella della donna-oggetto o della valletta.

Quanto te la immagini grande questa Rete? Cosa c’è alla fine di questo cammino?
Io sono molto ottimista perché vedo una risposta fortissima. Credo ci sia tanto desiderio di declinare al femminile i Cammini e più in generale l’esperienza di viaggio. Mi fa ancora più ben sperare per il momento storico che stiamo vivendo. Noi donne siamo tempestate di messaggi che ci invitano ad avere paura, penso alle quotidiane storie di violenza. Allo stesso tempo però vedo tanti segnali incoraggianti a livello sia nazionale che internazionale. La Rete si sta mettendo in questo filone d’oro di speranza e di ottimismo. Mi auguro di dare un piccolo ma sostanzioso contributo educativo, esattamente come i libri di favole che ho citato prima, che aiuti a scoprire quanto è più bello un mondo in cui ci sono anche le donne a decidere. Che questo parta dai Cammini ha qualcosa di metaforico: il cammino è la metafora della vita. Partiamo dal nostro nucleo sperando che questa esperienza virtuosa possa essere di ispirazione per altri settori della società.

Queste Donne in Cammino cosa fanno per il mondo che attraversano?
Innanzitutto lo guardano. Solo guardandolo possono imparare a conoscerlo, amarlo e rispettarlo. Nessun messaggio ecologista raggiunge l’obiettivo che vuole perseguire – la difesa dell’ambiente – se non si aggancia a una motivazione forte. E le motivazioni più forti sono l’amore, la passione e la conoscenza di quello che si vuole tutelare.

Questo vale soprattutto per i più giovani
Per una Rete di donne l’attenzione ai bambini e ai ragazzi è al centro del progetto. L’educazione ambientale è fondamentale e il cammino può essere lo strumento perfetto. Un’esperienza che sembra banale e scontata ma che non lo è. Molti ragazzi oggi soffrono di quello che viene definito “analfabetismo motorio”, sono strasollecitati sul piano sportivo ma passeggiano poco, in città o nella natura. Un’esperienza che è un esercizio di attenzione sul mondo e uno stimolo per la loro intelligenza emotiva.

Nella foto: Ilaria Canali durante una sosta lungo la Via Francigena

P.S. Alla fine della nostra chiacchierata ho chiesto a Ilaria di raccontarmi una storia che l’aveva segnata più di altre. A dimostrazione del fatto che le donne, soprattutto quelle camminatrici, sono “naturalmente inclusive” mi ha raccontato la storia… di un uomo

La prima immagine che mi è venuta in mente – ci dice – è quella di un uomo (sorride, sorridiamo). Un ragazzo che ancora non conoscevo e che poi è diventato un mio caro amico. Veniva da un burnout, un momento di stress lavorativo fortissimo. A un certo punto ha deciso di licenziarsi, di lasciare un ruolo apicale in un’azienda europea molto importante. È tornato in Italia ed è andato a rifugiarsi in un paesino sperduto dell’entroterra laziale. Da lì ha cercato attraverso il cammino di recuperare un respiro e un ritmo della vita che lo riallineasse con il mondo. Ci sono voluti sei mesi ma ce l’ha fatta. Si è rimesso in piedi, ha ritrovato tutta la sua energia e ha ripreso il suo percorso professionale. Se ci diamo il tempo, la pace e la pazienza possiamo trovare in noi stessi le soluzioni. Camminare nella natura, farlo con gli altri, aiuta a rimodulare i pensieri e a trovare il modo di uscire da situazioni in cui si è intrappolati.

Ilaria Canali si occupa da molti anni di comunicazione per i cammini e l’ambiente (qui la sua pagina Facebook)

Ha lanciato “Periferia delle meraviglie”, un progetto di rigenerazione urbana delle periferie di Roma. È Consigliere Nazionale di FederTrek e ha collaborato con le principali organizzazioni che si occupano di ambiente in Italia, Legambiente e Earth Day Italia su tutte.

Nella foto: Ilaria Canali e Chiara Carrarini

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