Salute degli italiani a rischio, la mappa dei pericoli: alcol, e-cig e sedentarietà

È boom di consumo di sigarette elettroniche, mentre cala (di poco) l’inattività. La fotografia dello stato di salute nel Belpaese

Foto di Eleonora Lorusso

Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Pubblicato:

Alcol e fumo rimangono a livelli elevati, cala (di poco) la sedentarietà, ma aumenta (e di molto) il consumo di sigarette elettroniche. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto Istat appena pubblicato, sulle ‘cattive abitudini’ degli italiani, intitolato “Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol” relativo all’anno 2025. Un documento che fotografa lo stato di salute degli italiani, ancora alle prese con un forte divario tra il Nord e il Sud.

Boom di sigarette elettroniche, stabile il fumo

In particolare, il documento mostra una crescita sensibile tra coloro che ricorrono alle e-cig: negli ultimi 4 anni è quasi raddoppiato, infatti, lo svapo e l’uso di prodotti a tabacco riscaldato non bruciato n generale. Secondo l’Istat è passato dal 3,9% nel 2021 al 7,4% nel 2025. Intanto non si riduce il fumo tradizionale, con 18,6% degli italiani che non rinuncia alle “vecchie” sigarette. La fetta più consistente di popolazione fumatrice si registra a partire dalla fascia dei giovani tra i 18 e i 24 anni (22,9%), per raggiungere il picco tra le persone di 25-34 anni (27,4%).

L’alcol ancora a livelli elevati

Secondo il report dell’Istituto di statistica, sono più di 8 milioni i connazionali che hanno almeno un comportamento a rischio legato all’uso di alcol, con la quota principale negli over 11 anni. Coloro che hanno un consumo abituale eccessivo sono pari all’8,3% della popolazione (11,4% degli uomini, 5,3% delle donne), mentre il binge drinking (cioè il consumo eccessivo concentrato in una serata o nel weekend) è segnalato nell’8,2% della popolazione, soprattutto uomini (12,0%) rispetto alle donne (un terzo un meno, pari al 4,6%).

Differenze territoriali

Le differenze territoriali riguardano diversi ambiti, a partire proprio dal consumo di alcol. Ad esempio, i maggiori consumi di alcol a rischio si osservano specialmente nel Nord-est (17,9%), anche se il Nord-Ovest registra valori in linea (16,9%). Il fenomeno, invece, è meno diffuso al Centro (14,8%) e ancor meno al Sud, dove si ferma al 13,2%, seguito dalle Isole maggiori, dove si attesta al 12,1%). L’analisi sul medio periodo, però, porta a evidenziare anche alcuni cambiamenti: rispetto al 2024 nel Mezzogiorno c’è stato un aumento del +0,6%, a fronte di un calo nel Centro (-0,7) e al Nord (-0,6). Il divario, quindi, potrebbe nel tempo un po’ restringersi. Quanto alla distribuzione per tipologia di abitato, il consumo di alcol a rischio è più elevato nei piccoli Comuni fino a 2mila abitanti (17,4%), mentre rimane più limitato nei centri periferici rispetto alle aree metropolitane (14,2%), nei Comuni centro delle aree metropolitane e nei grandi Comuni (14,6%).

Italiani un po’ sedentari

A preoccupare, intanto, rimane il problema dell’obesità, anche se buone notizie arrivano sul fronte della sedentarietà, leggermente in calo. Il rapporto Istat, infatti, mostra come quest’ultima sia diminuita del 2,4% rispetto al 2024. I dati indicano, però, che i livelli di inattività sono ancora elevati: interessano oltre il 30% della popolazione, con picchi maggiori soprattutto tra coloro che hanno un titolo di studio (49,%) e nelle regioni del Mezzogiorno. La conferma arriva dal fatto che nelle Regioni del Sud è sedentario il 41,2% delle persone, contro il 26% del Centro e il 20,3% del Nord. Quanto all’eccesso di peso, l’andamento appare stabile negli ultimi tre anni, con una percentuale di abitanti che ha “chili di troppo” pari al 46,4%, rispetto al 46,3% del 2023.
All’interno di questa categoria, il 34,8% è in sovrappeso e l’11,6% in condizione di obesità, ossia 5 milioni e 750mila persone.

Differenze anche nel peso degli italiani

Se a prima vista, dunque, il quadro appare stabile, prendendo in considerazione i dati riferiti a 10 anni fa, si nota come la percentuale di persone in sovrappeso sia aumentata dell’1,3%, trainata soprattutto dalla quota di soggetti con obesità, salita dal 9,8% all’11,6%. Come per l’alcol, anche per il peso si registrano alcune differenziazioni su base territoriale: in questo caso il problema interessa soprattutto la popolazione del Sud, con il 49,3% degli abitanti che nel 2025 era in eccesso di peso, (di questi, il 37,0% in sovrappeso e il 12,3% con obesità), mentre al Nord le percentuali si fermano al 32,1% per il sovrappeso e al 10,6% per l’obesità.

Perché è importante intervenire

La “mappa” del rischio rimane uno strumento importante non solo ai fini del monitoraggio, ma anche della prevenzione. Non a caso il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, indica come principali fattori di rischio, insieme alle condizioni ambientali e al contesto sociale, economico e culturale, anche il fumo, il peso eccessivo e l’inattività come responsabili di circa il 60% delle malattie croniche non trasmissibili. Come spiegato all’ANSA dall’epidemiologo Giovanni Rezza, già a capo del Dipartimento della prevenzione del ministero della Salute, “Sovrappeso e obesità sono fattori di rischio importante per le malattie cardiocircolatorie, ma anche per la comparsa di alcuni tumori. Il fumo resta uno dei principali fattori di rischio per diverse patologie, così come l’alcol, con effetti che aumentano in relazione alla quantità assunta”.

Da qui l’appello a una maggiore sensibilizzazione, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, ad adottare stili di vita più sani: “La prevenzione delle malattie oncologiche deve iniziare da giovanissimi e viene ancora sottovalutato il ruolo positivo dello sport nell’evitare molte neoplasie. Il 20% degli adolescenti che vivono nel nostro Paese sono sedentari e anche altri comportamenti scorretti risultano molto diffusi. Abuso di alcol, tabagismo, eccesso ponderale o alimentazione scorretta interessano infatti sempre più bambini e adolescenti”, ha commentato all’ANSA Francesco Cognetti, presidente della Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi-FOCE.