Influenza in calo, ma gli esperti mettono in guardia: cosa aspettarsi a marzo e aprile

Il picco dell’influenza è ormai superato, ma il virus sinciziale potrà creare ancora problemi, specie per polmoniti e possibili complicanze al cuore

Foto di Eleonora Lorusso

Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Pubblicato:

La curva dei contagi è in continua discesa, segno che il picco dell’influenza è ormai stati raggiunto e superato e la stagione sta per concludersi. Ma, come avvertono gli esperti, questo non significa che non ci siano più rischi per la salute, che comprendono anche possibili polmoniti. Colpa del virus sinciziale, che può causare problemi respiratori e polmoniti, insieme a Rhinovirus e Metapneumovirus. Uno studio americano, invece, indica possibili problemi a carico del cuore a causa dell’influenza.

Curva dei contagi in discesa costante

A scattare la fotografia della situazione attuale dei casi di influenza è, come sempre, il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità. I numeri indicano che negli ultimi 7 giorni si sono registrati 472mila contagi, in diminuzione rispetto ai 531mila della settimana precedente. Si tratta della conferma che il picco influenzale è ormai alle spalle, dal momento che l’andamento negativo è costante per la sesta settimana consecutiva, per quanto riguarda le infezioni respiratore acute. Questo non significa, però, che ogni rischio sia escluso.

I bambini ancora a rischio

Come indicano i numeri e come confermano gli esperti, infatti, continuano ad essere più colpiti anche in questa fase della stagione soprattutto i bambini più piccoli: nella fascia di età al di sotto dei 4 anni, infatti, sono stati registrati 33 casi di infezioni respiratorie acute ogni 1.000 abitati, un tasso quasi 4 volte più alto rispetto alla popolazione generale, per la quale l’incidenza è pari a 8,6 casi ogni 1.000 abitanti.

La mappa dei contagi

A livelli di distribuzione territoriale, l’andamento in calo dei casi di influenza è generalizzato, pur se con alcune distinzioni. Ad esempio, i numeri più bassi si sono verificati soprattutto in Veneto, nella Provincia Autonoma di Trento e, al centro-sud in Molise. Anche in Sardegna si può considerare terminata la stagione influenzale. Una situazione anomala, invece, si registra in Basilicata, dove il virus influenzale continua a causare contagi ad un livello considerato ancora piuttosto elevato. Sul fronte degli accessi al pronto soccorso e dei ricoveri, sebbene nelle fasce di età più giovani si sia osservato un lieve aumento, a livello generale i numeri sono in calo un po’ ovunque.

Quali virus stanno circolando

Il report del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, intanto, mostra quali sono i virus che stanno ancora circolando. Quelli direttamente responsabili dell’influenza non sono più prevalenti, perché costituiscono solo il 6% dei campioni analizzati dai laboratori della rete dell’ISS. Sono presente in misura maggiore, invece, il virus respiratorio sinciziale, il Rhinovirus responsabile del raffreddore e il Metapneumovirus.

Il parere degli esperti

Di fronte a questa situazione, gli esperti invitano comunque a non abbassare la guardia. “L’influenza è ormai alle nostre spalle, i contagi sono diminuiti progressivamente e prevediamo che scompariranno del tutto entro la fine di marzo”, ha commentato Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, ad Adnkronos Salute.  Ciò che preoccupa, però, è soprattutto il virus respiratorio sinciziale (Rsv) che colpisce soprattutto i bambini piccoli: “Il picco del virus sinciziale è atteso tra marzo e aprile. Di conseguenza, nonostante l’addio all’influenza, nelle prossime settimane si registreranno ancora numerosi casi di febbre e infezioni che colpiranno sia le alte che le basse vie respiratorie”, ha aggiunto l’infettivologo, la cui previsione è che questi “episodi continueranno a manifestarsi fino alla primavera avanzata”.

Possibili problemi al cuore

Un altro rischio, inoltre, riguarda la popolazione adulta, per possibili problemi al cuore. A mostrare le eventuali conseguenze negative dell’influenza a livello cardiologico, infatti, è uno studio americano, di cui ha parlato anche l’infettivologo Matteo Bassetti, in un post sui social. Il Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, infatti, ha spiegato in un video che “Un lavoro appena pubblicato americano dice che prendersi l’influenza fa male al cuore, e sì, perché quello che succede dal punto di vista immunitario nel nostro organismo danneggia il nostro cuore”. Prevedendo che i casi di influenza continueranno a registrarsi fino alla primavera, Bassetti ha esortato a vaccinarsi chi ancora non l’avesse fatto e fosse in condizione di fragilità: “Probabilmente si raggiungeranno circa 15, 16, forse anche i 17 milioni di casi in Italia che porteranno a uno dei record degli ultimi anni”, ha spiegato.

Perché tanti casi: la seconda ondata

“Quest’anno sono ancora di più i casi, tante tracheiti, cioè mal di gola, moltissime polmoniti da virus influenzale circolano contemporaneamente il virus dell’influenza e anche altri tipi di virus come per esempio il respiratore sinciziale ma anche il virus del raffreddore, altri virus tipo il coronavirus”, ha detto ancora Bassetti. A concordare è anche Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma e segretario provinciale della Fimmg, che in una intervista a Il Messaggero ha sottolineano: “La cosiddetta seconda ondata in Australia è stata particolarmente aggressiva: speriamo che da noi lo sia di meno”. I sintomi della possibile “coda” dell’influenza saranno, secondo gli esperti, prevalentemente respiratori e gastrointestinali.