Non ci sono solo i casi di epatite A in Campania a preoccupare: dopo le prime segnalazioni a Napoli, nuovi casi si sono segnalati anche nel Lazio così come in Puglia, dove il sistema di sorveglianza è attivo per monitorare le situazioni più critiche. L’invito delle autorità sanitarie è a prestare attenzione non soltanto al consumo di frutti di mare crudi, vietati ora a Napoli, ma anche ai frutti di bosco e altri cibi a rischio.
Le raccomandazioni sugli alimenti a rischio
Col passare dei giorni non scende l’allarme epatite A che, invece, interessa anche altre città oltre a Napoli, in diverse regioni. Subito dopo l’inizio dell’emergenza nel capoluogo campano, però, si sono moltiplicate le raccomandazioni sulle norme e le cautele da osservare per evitare nuovi contagi. Come ricordano le linee guida dell’ASL Napoli 1 Centro, infatti, non occorre limitarsi al divieto (temporaneo e stabilito dal Sindaco) di consumo di frutti di mare crudi, ma bisogna seguire alcune indicazioni fondamentali che riguardano, per esempio, anche i frutti di bosco.
Nello specifico, è importante distinguere tra freschi e surgelati: quelli freschi vanno lavati accuratamente con acqua corrente potabile subito prima del consumo; se congelati o surgelati, invece, devono essere consumati solo dopo cottura. Come raccomanda l’Istituto Superiore di Sanità è bene portarli a ebollizione a 100° C per almeno 2 minuti. Non vanno consumati crudi, quindi, neppure per guarnire dolci, yogurt, semifreddi o macedonie.
Le regole di igiene fondamentali
Tra le altre regole fondamentali di igiene, si ricorda di:
- lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, mangiare o dopo l’uso del bagno e/o cambio del pannolino di un bebé, o dopo aver assistito una persona malata;
- separare alimenti crudi e cotti, usando utensili e taglieri diversi oppure lavandoli accuratamente tra un uso e l’altro;
- pulire e sanificare piani di lavoro, coltelli, lavelli e superfici dopo la manipolazione di alimenti crudi;
- lavare con cura frutta e verdura destinate al consumo crudo, sotto acqua corrente;
- bere esclusivamente acqua sicura e non utilizzare quella di cui non si ha certezza di non contaminazione neppure per lavare alimenti o preparare ghiaccio;
- non preparare cibo per altre persone in presenza di sintomi compatibili con epatite o disturbi gastrointestinali, a meno che un medico non escluda una patologia.
La mappa dell’epatite A: dove è più diffusa
Al momento ci sono alcune zone del Paese che sono maggiormente interessate da casi di epatite A. I numeri, infatti, indicano una crescita generale dei contagi con 262 segnalazioni ufficiali nei primi tre mesi del 2026, rispetto ai soli 43 casi registrati nello stesso periodo del 2024. A influire non è solo la trasmissione per via alimentare, ma anche quella sessuale, in particolar modo tra la popolazione maschile che ha rapporti con altri uomini. La regione Campania si conferma l’area più colpita a livello italiano, con più di 100 casi notificati nelle prime dieci settimane dell’anno.
Sotto controllo c’è anche la Regione Lazio: da inizio anno si sono registrati 120 contagi, circa 50 dei quali solo a Roma. “La situazione è monitorata e i casi circoscritti”, ha fatto sapere la Regione, che da febbraio ha avviato il tracciamento dei pazienti e rafforzato la sorveglianza epidemiologica. Altri 24 casi, infatti, sono stati segnalati anche a Latina, con 6 ricoveri presso strutture ospedaliere. In Toscana, invece, è stato registrato un caso di epatite A anche tra i frequentatori di una scuola di Grosseto, come ha reso noto nei giorni scorsi la Asl Toscana sud est, spiegando che il dipartimento di prevenzione dell’Azienda, “in ottemperanza ai protocolli di sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha avviato le procedure previste per la gestione e la prevenzione della diffusione dell’infezione”. Infine, in Puglia si sta verificando un aumento della casistica, che si era registrata anche lo scorso anno, con 16 casi rispetto ai soli 5 del 2024.
La protezione della vaccinazione
Oltre alle norme di igiene, e alle modalità di consumo e conservazione dei cibi, rimane importante anche la vaccinazione contro l’epatite. È particolarmente importante in caso di contatti con persone che hanno contratto l’infezione e per i soggetti a maggiore rischio. È possibile vaccinarsi preventivamente oppure anche nell’eventualità di una esposizione recente, ma occorre agire in modo tempestivo: l’efficacia della vaccinazione post-esposizione, ed eventualmente le immunoglobuline in situazioni particolari e indicate dagli specialisti, è tanto maggiore quanto più precocemente è la somministrazione. Gli esperti ricordano che è fondamentale rivolgersi subito al proprio medico o ai Servizi di Prevenzione della ASL se si ritiene di essere stati in contatto con un soggetto con epatite A confermata.
Il boom di casi nel 2026
Secondo il più recente report del sistema di sorveglianza Seieva, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, da un lato i contagi di epatite B e C mostrano una costante flessione, dall’altro però si registra una preoccupante risalita dell’epatite A. In crescita sono anche i casi di epatite E. È sempre l’Istituto superiore di Sanità a fornire un quadro che indica un vero boom di casi di epatite nel Paese. Se nel 2025 c’erano state 631 notifiche rispetto alle 443 dell’anno precedente, nei primi tre mesi del 2026 si sono segnalate già circa 260 diagnosi. Di fronte a questi numeri il ministero della Salute ha istituito un gruppo di lavoro dedicato, che vede la collaborazione tra l’Iss, servizi di epidemiologia regionali e l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. Lo scopo è coordinare le attività di mitigazione e risposta sul territorio.