“L’amica geniale” di Elena Ferrante ci racconta cosa vuol dire essere una donna

Lila e Lenù, le due protagoniste del romanzo di Elena Ferrante, “L’Amica Geniale”, sono lo specchio della realtà che vivono le donne

“L’amica geniale” è ormai un libro (e un film) cult in tutto il mondo. Non c’è nessuno che non conosca la storia raccontata da Elena Ferrante.

Quattro libri, uno più bello dell’altro. E la storia di due amiche, Elena e Lila, che si snoda lungo tutta una vita, dall’infanzia alla vecchiaia. I giochi con le bambole, la scuola, il liceo per una e il lavoro per l’altra, il matrimonio, il divorzio, un nuovo amore, le delusioni sentimentali, l’essere madre, operaia, intellettuale, attivista. La perdita e l’oblio. Elena Ferrante prende il lettore per mano e lo accompagna in modo totalizzante dentro i loro pensieri, le loro emozioni e le loro esistenze. Ma “L’amica geniale” non è solo un bel libro. È uno specchio sulla vita delle donne assolutamente attuale e che coglie in modo brillante le mille sfaccettature e contraddizioni della loro esistenza.

Elena e Lila sono due donne diverse che ci dimostrano, da due punti di vista differenti, i vari aspetti di quella che è la loro vita. L’amicizia tra di loro, stretta, intima ma piena di non detti, incomprensioni e contraddizioni. Non sono perfette, entrambe si feriscono a vicenda – spesso a causa di un ragazzo o della gelosia – ma ogni volta sanno dove devono tornare. Ossia l’una dentro il cerchio dell’altra. Gli anni passano, la loro vita prende pieghe che non sono decise sempre da loro: quindi vediamo cosa vuol dire innamorarsi perdutamente ed essere prese in giro e abbandonate dalla persona che credevano amasse solo loro. È il suono del cuore che si spezza e non sai nemmeno perché. Eppure entrambe si rialzano e quasi hanno paura di confidarsi l’una con l’altra per quella delusione. Come se non volessero mostrare le proprie fragilità non solo al mondo esterno, ma nemmeno a loro stesse.

Nella vita di Elena e Lila troviamo da una parte (Elena) l’ambizione, supportata da tanta intelligenza ma – come spesso succede – anche da una scarsa autostima. Una caratteristica comune a tante donne capaci ma che, avendo a che fare con un mondo lavorativo fatto di uomini, spesso si sottovalutano. Dall’altra (Lila) c’è una rassegnazione a una vita che avrebbe voluto diversa ma che per imposizione e aspettative non è stata come aveva sognato.

E c’è poi la questione della maternità. La maternità voluta, la maternità cercata ma anche la maternità a un certo punto rifiutata. Ci sono i dubbi, la voglia di fare altro e la continua ricerca di se stesse nonostante gli sbagli e le difficoltà. Ma cosa ci insegnano d’importante Lila e Lenù? Che ci si rialza sempre. Sia grazie alle amiche sia grazie a se stesse e alla propria forza di volontà. E che, anche con i lividi e le cicatrici, si deve gridare al mondo intero che “non ci avete fatto niente, noi stiamo ancora qua”.

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