Senhit, la più internazionale delle artiste italiane

Dopo l'annullamento di Eurovision 2020 a causa del Covid, Senhit è già carica e pronta per l'edizione 2021: abbiamo fatto due chiacchiere con lei.

Una voce incredibile, una presenza forte e tanta, tanta grinta. Sono questi gli ingredienti per i quali Senhit è amata dal pubblico, in Italia e all’estero. Definita “la più internazionale delle artiste italiane”, non solo per le sue origini, ma anche (e soprattutto) per il suo percorso musicale, Senhit è nata in Italia da genitori di origine eritrea, ed è cresciuta tra Bologna, la vicina San Marino e il mondo dei musical internazionali, essendo spesso in tour con Disney on Broadway (“The Lion King”, dove aveva il ruolo della protagonista Nala, “Hair”, “Fame”) e altre compagnie come quella de “Il Grande Campione” di Massimo Ranieri.

Successivamente ha lasciato il teatro e ha iniziato la sua carriera musicale da solista. Ai nuovi singoli in lingua italiana, ha affiancato da sempre l’attività musicale all’estero. Senhit, infatti, si è esibita nei club di tutta Europa e degli Stati Uniti e ai suoi brani hanno collaborato produttori internazionali del calibro di Brian Higgins e Busbee. Non solo musica, ma anche televisione: è stata tra i 100 giudici del Muro umano di All Together Now lo show musicale andato in onda in prima serata su Canale 5, condotto da Michelle Hunziker con J-Ax.

Senhit è stata scelta per rappresentare San Marino all’Eurovision Song Contest nell’edizione del 2020 e dopo l’annullamento della gara a causa del Covid, è stata confermata anche per il 2021. Si sta già preparando ovviamente per questo importante evento, tanto ad aver pensato assieme all’amico Luca Tommasini un “Freaky Trip To Rotterdam”, città in cui si  svolgerà appunto l’edizione 2012 dell’Eurovision. Ci siamo fatti raccontare questo e molto altro direttamente da lei.

Senhit

Senhit [Fonte: Ufficio Stampa]

Partiamo da una curiosità: ti chiamano tutti Freaky Queen, da dove deriva questo soprannome?
Lo hanno coniato i fan di Eurovision, alla cui edizione di quest’anno avrei dovuto partecipare rappresentando San Marino. La canzone che dovevo portare si chiama appunto “Freaky”, un inno alla libertà e all’essere totalmente sé stessi “no matter what”. Evidentemente questo messaggio è arrivato forte ai ragazzi che seguono l’Eurovision ed ecco che mi hanno regalato questo soprannome.

Ti ci ritrovi?
Moltissimo, in una versione molto autoironica mi sento una donna che porta forte e chiaro il proprio messaggio sulla libertà. La parola “Freaky” grammaticalmente vuol dire bizzarro, unico, particolare. Quindi sì, mi sento la regina di questa eccessività, indossata però in maniera divertente.

“Freaky” è anche tutto ciò che è diverso, definizione che si lega a temi purtroppo spesso vicini all’attualità. Tu sei italiana, nata in Italia da genitori eritrei: cosa pensi di questo clima, che respira nel nostro Paese ma non solo, provocato da vicende come quella di Willy Monteiro?
Sono un po’ spaventata, anche perché si sta creando una situazione di grande allarmismo. Succede un caso e automaticamente ne vengono fuori tanti altri. Sinceramente non so cosa stia generando tutta questa rabbia e questa violenza, se siano gli strascichi del lockdown o qualcos’altro. Posso dire però che vicende del genere ci sono da sempre e ultimamente stanno emergendo molto di più. E non si tratta solo dell’Italia: casi come quello di George Floyd in America ci dimostrano che tutto il mondo è attraversato da questo stesso dramma. Personalmente sono allibita e non voglio pensare che siano casi solo di razzismo. Io mi trovo in una categoria molto privilegiata: sono cresciuta in una famiglia straniera e non ho mai fortunatamente avuto grossi traumi, se non quelle baruffe che capitano da ragazzini. Eppure ho sempre cercato di contrapporre la gentilezza all’odio, evitando di raccogliere determinate provocazioni.

In questo senso la musica può aiutare?
Moltissimo, serve a veicolare messaggi positivi mantenendo fermo il fatto che prima di essere una donna di colore sono un essere umano, con le fragilità che hanno tutti quanti e una cultura diversa dagli altri. Il nostro dono è quello di avere una voce un po’ più forte, che ci permette di farci ascoltare più facilmente: tanto vale sfruttarla. Questo è infatti il pensiero che sto cercando di trasmettere con “Freaky Trip To Rotterdam”, pensato assieme a Luca Tommasini. Un viaggio che vuole lanciare messaggi sempre propositivi e determinati, ma con una chiave allegra e divertente.

A proposito di Luca Tommasini, come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti quando ho girato il video di “Darkroom”, che è stato il mio ritorno al canto in italiano. Mi sembrava la canzone ideale per un direttore creativo come lui e quando gli ho raccontato il concept, ha sposato in pieno la causa ed è nata quella che ora, oltre ad essere una  collaborazione lavorativa, è  diventata anche una bellissima amicizia. Ecco perché adesso ci siamo inventati assieme questo “Freaky Trip”.

Di cosa si tratta?
Quando è saltato l’Eurovision di quest’anno non ci siamo abbattuti e con l’entusiasmo che ci contraddistingue abbiamo creato questo viaggio per tenere caldo il fanclub e regalargli delle versioni “freaky” di alcuni vecchi brani di Eurovision. Abbiamo fatto una nostra personale selezione, che non prendesse in considerazione necessariamente i vincitori o quelli più famosi. Ogni mese usciamo quindi con un video che è  un omaggio al brano, ma allo stesso tempo anche un messaggio forte legato all’attualità e alla quotidianità in cui viviamo.

Adesso che l’edizione 2020 è stata annullata, su che brano stai lavorando per il 2021?
Sto preparando una bomba, la bomba del 2021. Ero molto amareggiata perché “Freaky” sarebbe stata la canzone ideale per quel palco, per mille motivi: dava un messaggio forte, una coreografia virale, un ritmo coinvolgente. Ma troveremo sicuramente qualcos’altro, mantengo altro l’entusiasmo e spero di riuscire a fare una gran bella esibizione.

 

Senhit

Senhit e Luca Tommasini [Fonte: Ufficio Stampa]

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