Paola Minaccioni: “Il teatro è casa ma il cinema è l’amante. In tv? Sarò una suora”

Paola Minaccioni ci racconta de "Le stravaganti disavventure di Kim Sparrow", del ruolo in tv in "Una finestra vista lago". E di Roma Rose: "Sono molto orgogliosa"

Foto di Federica Cislaghi

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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Paola Minaccioni non ha bisogno di presentazioni. È una delle attrici più amate da Ferzan Özpetek, in tv l’abbiamo vista in fiction popolarissime, come Un medico in famiglia, e presto la ritroviamo su Rai 1 con Una finestra vista lago. E presto anche al cinema. Lo scorso 4 marzo ha ricevuto il prestigioso premio Roma Rose, di cui è molto fiera. Mentre a teatro è impegnata con Le stravaganti disavventure di Kim Sparrowuna dark comedy tagliente firmata dalla sceneggiatrice americana Julia May Jonas che per la prima volta viene portata sul palco grazie alla regia di Cristina Spina. Ad accompagnare Paola Minaccioni sul palco Monica Nappo e Valentina Spaletta Tavella.

Partiamo dallo spettacolo che stai portando in scena, Le stravaganti disavventure di Kim Sparrow. Ci racconti chi è il tuo personaggio?
Kim Sparrow è una donna che rivendica una seconda possibilità nella vita. È una persona fragile, che per una serie di circostanze ha perso tempo e occasioni. A un certo punto il sistema la espelle: superati i quarant’anni non riesce più a rientrare nel mondo del lavoro in modo dignitoso, si sente emarginata, come se tutto quello che succede intorno a lei non la riguardasse più.

E da questa frustrazione nasce la svolta della storia…
Esatto. Kim decide di inventarsi un piano B, ma in un mondo immaginario in cui si può fare qualcosa di illegale in modo “etico”. Lei dirige un negozio di abiti vintage che però non le permette di vivere davvero da adulta. Condivide ancora la casa con altre persone e sente di non avere prospettive. Così decide di rubare alcuni abiti vintage, spinta anche dal rancore verso chi sembra avere sempre tutto facile e di più. E questo colpo accende la speranza di una vita di maggiore soddisfazione.

Chi sono i personaggi che la accompagnano?
Con lei ci sono due figure molto diverse. La prima è Tussi, interpretata da Valentina Spalletta Tavella, una ragazza della nuova generazione che rappresenta un po’ la confusione di oggi: identità, violenza, non violenza, capire a chi credere. Kim sviluppa quasi una dipendenza da lei, pensando di poterla salvare. Poi c’è Blatta, la sua amica: una donna che ha perso tutte le speranze e che ha accumulato molto odio verso il mondo, ma allo stesso tempo sembra la più lucida e scaltra per portare avanti il colpo.

 

Le Stravaganti Dis-avventure di Kim Sparrow
Azzurra Primavera
Paola Minaccioni in “Le Stravaganti Dis-avventure di Kim Sparrow” con Monica Nappo e Valentina Spaletta Tavella

Che tipo di spettacolo è?
È uno spettacolo comico, ma con una vena molto acida. I tre personaggi sono un po’ come dei Totò e Peppino futuristi, incattiviti dalla vita. Cercano una via di salvezza, cercano di sopravvivere e finiscono anche per sopraffarsi tra loro. È una storia di sopravvivenza più che di solidarietà.

Quindi non è la classica storia di “sorellanza”
No, affatto. L’autrice, Giulia Mejonas, va oltre quell’idea. Qui non c’è una celebrazione della sorellanza: ci sono tre esseri umani, con le loro fragilità e le loro contraddizioni, che cercano di salvarsi come possono in un mondo che sembra non avere più posto per loro. Il risultato è una commedia molto ironica ma anche spietata, che racconta quanto sia difficile oggi trovare il proprio spazio nella società.

Che cosa pensi arrivi al pubblico, al di là della trama e delle situazioni?
Il pubblico ride, si diverte, ma resta spiazzato, perché lo spettacolo mostra come ti tratta la società se non ce la fai. Il pubblico riconosce la precarietà, il sentirsi fuori posto, il bisogno di essere visti, la paura di non avere più tempo. Sono sentimenti molto contemporanei. Insomma non sai se ridere o preoccuparti per i personaggi in scena.

Un incontro importante nella tua vita professionale è stato con Ferzan Özpetek. Con lui hai girato film memorabili come Mine vaganti, Magnifica presenza, Allacciate le cinture… Ci racconti di questo rapporto?
Sì, ho avuto la fortuna di incontrarlo e soprattutto di farlo venire a teatro e da lì, diciamo, abbiamo fondato il nostro percorso umano e professionale e negli anni abbiamo trovato più volte occasioni per fare cose insieme. Sicuramente Özpetek è l’autore che mi ha dato più spazio, che mi ha messo più alla prova tra il comico e il drammatico, ecco che non mi ha incluso in una categoria, lasciandomi molta libertà di espressione.

Cinema, tv, teatro dove ti senti più a tuo agio?
A teatro sono a casa. Ma non dimentichiamo la radio. Ho la possibilità di lavorare con due perle come Marco Presta e Antonello Dose. Il cinema però è la mia passione, il mio amante, quello che ti fa sentire il friccicore ogni volta che lo incontri. In tv su Rai 1 dovrebbe uscire una serie in primavera, per la regia di Marco Pontecorvo, che si chiama Una finestra vista lago, tratta dai romanzi di Andrea Vitali, con Antonio Folletto, Giulia D’Aloia, Domenico Centamore. Io interpreto una suora lombarda negli anni Quaranta. Per questo vorrei un tributo al merito: sono vestita da suora e senza un filo di trucco [ride ndr].

Paola Minaccioni
Gianmarco Chieregato
Paola Minaccioni

Come ti prepari per un ruolo?
Dipende. Il testo è fondamentale. Oltre allo studio, io guardo molto al testo e alla storia perché quando il personaggio è descritto bene, ti porta a pensare, a fare delle associazioni e quindi a costruire il personaggio. Non ho un metodo specifico, ho provato molti metodi e poi sintetizzo quello che meglio si adatta al momento. Nel caso della suora di Una finestra vista lago ho lavorato molto sul dialetto e poi mi sono lasciata guidare dal meraviglioso Marco Pontecorvo.

Come hai capito che la recitazione sarebbe stata la tua vita?
L’ ho deciso nel momento in cui sono stata selezionata per il Centro Sperimentale di Cinematografia. Lì, durante la scuola, ho capito che non potevo immaginare una vita diversa da questa, ma è stata una scoperta, nel senso che mi sono trovata su un palco, prima ancora di capire che volevo fare l’attrice. Però non c’era nel mio immaginario una vita così. Recitavo d’istinto, perché mi divertivo. E poi ho provato, ho fatto l’esame d’ammissione perché tutti mi dicevano che ero espressiva.

Quale ruolo ti piacerebbe interpretare che non hai ancora fatto?
Mi piacciono moltissimo le serie Crime, quindi mi piacerebbe senz’altro fare una investigatrice, una poliziotta. Mi piacciono molto le donne forti, tipo quelle che interpreta Emma Thompson. Mi piacciono quelle storie in cui ci sono delle donne apparentemente normali che però hanno delle caratteristiche forti e particolari. Mi piacciono molto le persone che nonostante tutto vogliono farcela. Penso molto alla funzione catartica ed empatica che dovrebbero avere i personaggi rappresentati. Tutti vorremmo essere Superman, ma a me attrae di più la persona normale che però fa cose eccezionali.

Oltre al teatro e alla fiction, hai altre cose in cantiere?
Sono nel cast di LOL, che verrà presentato il 14 aprile, e ho girato due film che dovrebbero uscire, uno di Giorgia Farina e l’altro di Riccardo Antonaroli. Insomma, sono così, in movimento, un periodo bello intenso. Sai, quando diventi grande è molto importante passare il tempo a fare le cose che ti fanno felice, l’importante è stare nel posto giusto, con le persone giuste e fare quello che ti piace. Io cerco di andare sempre di più da questa parte, mi sembra giusto.
E poi voglio vantarmi un po’, posso? Perché ho ricevuto il Roma Rose, un’iniziativa promossa da Roma Capitolina, che premia le donne che hanno fatto la differenza con il proprio lavoro e nel sociale. Sono molto orgogliosa perché per me è un grande riconoscimento.