Castello di Walzin, abbarbicato sulla roccia con le sue molteplici torri

Tra i luoghi più belli del Belgio, il Castello di Walzin non si può visitare all'interno, ma ha tanto da offrire: la storia e lo stile architettonico

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Serena De Filippi

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Siamo nella provincia di Namur, in Belgio, sul fiume Lesse. E su una roccia calcarea alta cinquanta metri, quasi a difendersi dal mondo, c’è il Castello di Walzin: torri, mura medievali, giardini pensili e una storia che va avanti da quasi mille anni. Proprietà privata, quindi non visitabile, ma così scenografico da essere diventato uno dei luoghi più fotografati di tutta la Vallonia. Vale decisamente il viaggio, anche solo per ammirarlo da fuori.

La storia del Castello di Walzin

Tutto inizia nell’XI secolo. In quel punto preciso della valle, il fiume si stringeva e chi controllava l’attraversamento controllava i traffici, i commerci, i movimenti militari. Ecco perché su quella roccia viene costruita una prima struttura difensiva, con l’obiettivo di tenere d’occhio la zona e proteggere Dinant, la città più vicina.

Per secoli il castello resta lì, viene ampliato, modificato, rafforzato. Poi nel 1554 arrivano le truppe francesi e lo incendiano. Quello che rimane in piedi dopo il saccheggio è una torre rinascimentale a ferro di cavallo, costruita nel XV secolo, con quattro postazioni per cannoni ancora riconoscibili. Di tutto il complesso medievale, è il pezzo che racconta meglio cosa fosse Walzin prima del disastro.

Le rovine restano abbandonate per quasi tre secoli. Nel 1850 il barone Alfred Brugmann le acquista e commissiona un restauro completo in stile ispano-fiammingo: il castello rinasce come residenza signorile e durante la Belle Époque diventa abbastanza celebre da finire sulle cartoline del periodo. Non si ferma qui, però: nel 1932 il barone Frederik Brugmann interviene di nuovo, questa volta optando per lo stile rinascimentale. È questa la versione che possiamo ammirare oggi.

Lo stile architettonico

Quello del Castello di Walzin non è uno stile architettonico uniforme, anzi: è un rincorrersi di epoche e stili sovrapposti, dove ogni secolo ha lasciato il suo segno senza cancellare quello precedente. E il risultato, incredibilmente, funziona.

Le molteplici torri che si stagliano contro il cielo sono forse il primo dettaglio che cattura l’occhio: si susseguono lungo il profilo dell’edificio con un ritmo quasi musicale, intervallate da finestre strette e contrafforti. È lo stile rinascimentale a dominare la struttura attuale, dalle linee prettamente sobrie ed eleganti, ma è impossibile non notare i segni delle trasformazioni precedenti.

La posizione, poi, è parte integrante dell’architettura stessa. La roccia su cui sorge il castello è un elemento costruttivo a tutti gli effetti. Le mura emergono dalla pietra calcarea in modo così naturale da sembrare cresciute lì, come se il castello e la roccia fossero sempre stati un tutt’uno. E a completare il quadro, i giardini paesaggistici progettati da Louis Julien Breydel – lo stesso architetto del Giardino Botanico di Bruxelles – con terrazze verdi e alberature studiate.

Cosa vedere: si può visitare?

Veniamo alla domanda che tutti si pongono: si può visitare il Castello di Walzin? La risposta è, purtroppo, no, almeno non nel senso tradizionale del termine. Il castello è proprietà privata e i suoi cancelli restano chiusi ai visitatori. Ma questo non rovina affatto il fascino del luogo. Anzi, in un certo senso lo alimenta.

Il Castello di Walzin
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Il Castello di Walzin

Il modo migliore per ammirare Walzin è attraversare il ponte pedonale sul Lesse: dall’altra parte, un prato ampio si apre davanti alla facciata principale, regalando una prospettiva che toglie letteralmente il fiato. Da qui si percepisce l’intera lunghezza dell’edificio, le torri che si inseguono, i contrafforti che affondano nella roccia.

C’è poi la riva del fiume, dove nelle giornate di bonaccia le mura si riflettono nell’acqua con un effetto quasi irreale. E non è raro vedere canoe e kayak scivolare silenziosi sotto la parete rocciosa; il Lesse è famoso per i suoi percorsi in acque tranquille, e da quella prospettiva ravvicinata il castello appare ancora più imponente.

Nei dintorni, poi, c’è molto altro da scoprire. Il Castello di Vêves – a differenza di Walzin – apre le sue porte ai visitatori, ed è collegato da un percorso escursionistico che attraversa boschi e scorci sulla valle. Tra le altre cose da vedere, anche il villaggio di Celles e la riserva naturale di Furfooz, una chicca per chi ama camminare: cinque chilometri tra grotte preistoriche e terme romane, con panorami difficili da dimenticare.

Curiosità e leggende

Ogni grande castello che si rispetti custodisce i suoi segreti, e Walzin non fa eccezione. Nel bosco adiacente alla fortezza, la voce popolare narra di un’antica torre in rovina, che però oggi è quasi parte della vegetazione, una sorta di fantasma di pietra in cui si imbattono ogni tanto i visitatori, soprattutto coloro che avanzano tra sentieri poco battuti. Nessuno sa con certezza cosa fosse in origine: forse un avamposto, forse una struttura difensiva precedente al castello stesso. Il mistero, naturalmente, è parte del fascino.

Ma la curiosità più affascinante riguarda chi, nel corso dei secoli, è rimasto incantato da Walzin. Victor Hugo, nel 1863, si ferma a contemplare il castello e ne realizza un disegno dettagliato: cattura con precisione la sua bellezza. Non è il solo: anche il pittore Gustave Courbet e il disegnatore Remacle Leloup rimasero fortemente ispirati dal Castello, forse per la sensazione che trasmette, di un luogo sospeso tra il mondo reale e qualcosa di indefinibile.

E in fondo è proprio questo il segreto di Walzin: non si può davvero conoscere del tutto. Rimane lì, abbarbicato sulla sua roccia, con le torri che sfidano il cielo e il fiume che scorre le fondamenta, bellissimo e inaccessibile come tutte le cose che valgono davvero.