Mentre il picco dell’influenza è ormai vicinissimo e aumentano i nuovi casi, per chi è già venuto in contatto con il virus non è ancora tempo di guarigione. I sintomi, infatti, proseguono fino a 20 giorni dopo la fase acuta, con tosse e raffreddamento che faticano a scomparire. Per questo gli esperti forniscono alcuni consigli, come non esporsi troppo presto a freddo e vento. A destare preoccupazione, intanto, è anche il fenomeno del cosiddetto “boarding”, ossia la presenza di numerose barelle in corsia nei Pronto Soccorso, dove gli accessi stanno aumentando.
Tosse e raffreddamento per 20 giorni
Per chi è già venuto in contatto con il virus influenzale, la strada verso la completa guarigione quest’anno appare un più lunga rispetto agli scorsi anni: tosse e sintomi da raffreddamento, infatti, faticano a scomparire e possono prolungarsi anche per oltre 20 giorni. Si tratta di una “condizione comune a diversi pazienti”, come conferma all’Adnkronos Salute Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all’Università Sapienza di Roma. Il motivo è legato al tipo di virus che sta circolando maggiormente quest’anno, con la variante K, e al fatto che le vaccinazioni disponibili non sono così mirate.
Variante K più aggressiva
La variante K (ceppo mutato H3N2, denominato K) rende il virus, infatti, “particolarmente aggressivo e resistente. Come accade per la maggior parte dei virus spesso riusciamo a prevenirli con un vaccino specifico, ma non abbiamo farmaci mirati, soltanto quelli sintomatici. E visto che questo virus influenzale è molto resistente e persistente riusciamo ad eliminarlo più lentamente”, spiega Sesti. Per questo si sta verificando una “persistenza dei classici disturbi – la tosse, raucedine, rinite – tipici segni dell’influenza che, però, anziché durare 3 o 5 giorni, qui durano anche tre settimane. Abbiamo, insomma una durata tripla o quadrupla dei postumi rispetto alle sindromi influenzali abituali, dovuta proprio all’aggressività del virus”.
Il prolungarsi della sensazione di stanchezza
Un’altra caratteristica tipica dei postumi dell’influenza e che si sta verificando maggiormente quest’anno, è la stanchezza persistente post-influenzale. Come spiega ancora Sesti, “è figlia del fatto che questi disturbi sono prolungati: ogni volta che abbiamo sintomi respiratori e quant’altro il nostro organismo si affatica perché, con questi acciacchi, è sottoposto anche ad un ‘lavoro’ muscolare e il fisico è impegnato a difendersi”. Per questo si consiglia un maggior risposo e una ripresa graduale delle normali attività, lavorative o scolastiche, nel caso di bambini e ragazzi. Una alimentazione equilibrata può aiutare a fornire il giusto apporto energetico per la ripartenza, che può essere unita ad attività fisica graduale, da riprendere quando le condizioni fisiche e meteorologiche “lo consentono”. Proprio sul fronte dell’alimentazione, Sesti specifica che mentre gli integratori “servono a colmare le carenze nutrizionali”, sulla tavola non dovrebbero mancare “alimenti freschi: molta frutta, agrumi che hanno vitamina C, verdure”, mentre sono da evitare “cibi pesanti che aggravano il lavoro dell’organismo”.
Come proteggersi dall’influenza e curarsi
Se si è già ammalati, la raccomandazione degli esperti è sempre quella di non assumere antibiotici, specie con il fai-da-te, perché inefficaci e potenzialmente dannosi, a meno di un quadro clinico specifico che spinga il medico a prescriverli. I sintomi, invece, possono essere trattati “con i classici farmaci sintomatici con il consiglio del medico”, quindi antipiretici in caso di febbre e antidolorifici per alleviare i dolori muscolari, per esempio. Ulteriori raccomandazioni mirate sono previste per i cosiddetti soggetti fragili, che possono andare incontro a “maggiori rischi in caso di sovra-infezioni da batteri che possono provocare polmoniti”.
Boom di polmoniti
Non a caso di recente si è registrato un boom di accessi nei Pronto Soccorso con un aumento di casi di polmoniti, che non ha risparmiato però neppure pazienti più giovani. Se da un lato le indicazioni dei medici per chi ha già l’influenza sono ad “evitare di esporsi non esporsi al freddo e al vento, adesso che si sono abbassate le temperature”, gli esperti ricordano anche l’importanza delle regole di igiene per evitare il contagio, come il frequente lavaggio dalle mani, il ricambio d’aria e l’evitamento dei luoghi chiusi affollati.
Preoccupa il “boarding”
Intanto, però, proprio il maggior accesso ai pronto soccorso, soprattutto da parte di pazienti fragili, sta aumentando il fenomeno del ‘boarding’, cioè lo stazionamento in barella dei malati che hanno bisogno di un posto letto. A confermarlo è Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu) a Rainews24. Il motivo è “un rallentamento delle dimissioni da parte delle degenze legato a malati che sono più difficili, più fragili. Ogni malato in boarding rallenta di 19 minuti il tempo di accesso di pazienti in pronto soccorso e se questi sono 20, significa più di tre ore di attesa”. D’altro canto il picco stagionale dell’influenza è vicino e, come sempre, avviene dopo la pausa per le festività e con il ritorno a scuola e al lavoro. Per questo il dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità afferma che “Il virus influenzale sta circolando in modo ancora molto intenso: lo stiamo riscontrando sia negli ambulatori che nelle richieste dei pazienti”. La variante influenzale K, responsabile dell’epidemia stagionale europea, è intanto diventata dominante anche negli Stati Uniti. Nello stato di New York, ad esempio, si è appena stabilito il record per il maggior numero di casi di influenza e ricoveri ospedalieri mai registrati in una settimana. Non va meglio in Giappone, dove si sta registrando una nuova ondata influenzale, e nel Regno Unito, con un record di contagi.