Anestesia, perché con la musica è meglio “addormentarsi”

Uno studio rivela che la musica può aiutare a combattere il dolore postoperatorio

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Che le sette note siano uno strumento fondamentale per influire sull’animo delle persone, rendendole magari più calme o contribuendo a dare loro una sferzata d’energia (dipende ovviamente dai ritmi e dagli stili musicali) è ormai risaputo. E la scienza ha dimostrato anche che con la “meditazione” indotta dalla musica si possono modificare reazioni fisiche autonome, quindi non controllate dalla volontà, come il ritmo cardiaco o la respirazione. ora però alla musica bisogna attribuire una dote in più.

Per chi è sottoposto ad anestesia generale l’ascolto di sinfonie o canzoni potrebbe influire sul dolore e sulla necessità di impiegare farmaci per il dolore dopo un intervento. A dirlo è una ricerca condotta in Germania, pubblicata su British Medical Journal.

L’intervento a ritmo di musica

Prima di tutto, durante l’anestesia ovviamente lo stato di coscienza è annullato e, grazie a farmaci specifici, quando necessario lo specialista propone anche trattamenti che rendono più “morbidi” i muscoli e quindi consentono un intervento più agevole. Ma pur se ovviamente il cocktail di farmaci studiato dallo specialista “isola” la coscienza e toglie la consapevolezza di quanto sta avvenendo, alcuni studi dimostrano che ci sarebbe una sorta di capacità di comprendere l’ambiente esterno che permane. E proprio su questa attività del tutto impercettibile si è voluto testare il supporto della musica in sala operatoria.

La ricerca ha coinvolto cinque diversi ospedali tedeschi in cui sono stati seguiti quasi 400 malati destinati ad essere operati in anestesia generale per interventi di durata variabile da una a tre ore. In tutti i malati sono stati impiegati trattamenti simili durante l’operazione, ma in metà di loro è stata proposta una “sessione” musicale durante l’operazione “somministrata” (proprio come una vera e propria terapia, quindi) con 20 minuti di sottofondo musicale opportunamente scelto alternato a 10 minuti di silenzio, a cicli. Nella popolazione di controllo, invece, ci si è limitati esclusivamente al silenzio classico.

I risultati dello studio sono sicuramente interessanti e contribuiscono a spiegare il ruolo delle note nel controllo del dolore. Se le sensazioni dolorose erano pressoché sovrapponibili nel periodo precedente l’operazione, nelle prime 24 ore successive all’intervento chirurgico si è osservata una riduzione media del 25 per cento del dolore postoperatorio in chi era stato sottoposto al trattamento “musicale”., con leggera limitazione del bisogno di farmaci antidolorifici, sempre rispetto a chi invece non aveva “sentito” la musica. Inoltre anche a distanza di ore il bisogno di ricorrere a farmaci antidolorifici forti è risultato ridotto nel gruppo che aveva ascoltato, sia pure se sotto anestesia, le musiche prescelte con cura dalle equipe tedesche. Il tutto, va detto, senza effetti collaterali.

Così la musica combatte il dolore

A prescindere dall’esperienza in sala operatoria, che necessita di ulteriori valutazioni, esistono già diversi studi che mostrano i potenziali effetti della musica sul dolore, tanto che oggi interventi di questo tipo vengono proposti anche nelle cure palliative. Ma come si verifica l’azione della musica? Secondo alcune ricerche il segnale musicale viene processato da alcune aree del sistema nervoso e i suoni piacevoli e rilassanti attivano la risposta del sistema parasimpatico attenuando la risposta del sistema simpatico.

Quindi aiuta a ridurre i livelli delle catecolamine e la concentrazione di diverse molecole che entrano in gioco nel processo di stress, con effetti anche sulla percezione del dolore. Ovviamente in chiave medica è l’esperto che deve guidare l’approccio ma per tutti noi, ricordiamoci di non dimenticare quanto una giusta sinfonia o una bella canzone che risveglia i ricordi possono fare di buono sul nostro corpo.

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