Fegato grasso, così l’esercizio intenso aiuta a combatterlo

L'attività fisica con un programma ben definito aiuta a combattere il fegato grasso, fa calare la glicemia e riduce la circonferenza della vita

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Si fa un’ecografia dell’addome. Lo specialista dice che il fegato appare infarcito di tessuto lipidico. Non ci sono virus dell’epatite né altre alterazioni. Nemmeno si è bevitori di alcolici, se non occasionalmente. Cosa possiamo fare?

Si tratta di steatosi epatica non alcolica, quella che viene spesso definita con la sigla anglosassone Nafld. Bisogna controllare il peso, nutrirsi con intelligenza privilegiando gli alimenti di origine vegetale e limitando i grassi e poi… poi bisogna fare tanto, tanto movimento. Meglio se con veri e propri piani di attività fisica regolare ad alta intensità. Con questa misura, infatti, si va ad influire su diversi meccanismi che contribuiscono a “rilassare” il fegato, aiutando a ripulirlo dai depositi di lipidi che lo rendono appunto appesantito dal tessuto adiposo. A dirlo è una ricerca condotta dagli esperti dell’Università della Finlandia orientale, apparsa su Scientific Reports.

Non solo calo di peso

Che il miglioramento della condizione del fegato in chi fa regolare attività fisica sia legato al miglior controllo del peso è intuitivo. Ma questo non è l’unico meccanismo che si instaura grazie ad un programma, da seguire nel tempo e da valutare sempre con il proprio medico, in grado di indurre sforzi intensi e quotidiani. Questo è quanto emerge dalla ricerca che ha studiato due popolazioni con steatosi epatica non alcolica.

In una è stato proposto un piano di attività fisica guidata con sessione bisettimanali sotto controllo più un’attività scelta dal volontario, nell’altro non c’è stata alcuna indicazione in merito. Nessuno dei partecipanti ha dovuto cambiare le proprie abitudini o comunque aveva come obiettivo una diminuzione del preso corporeo, proprio per eliminare questa possibile variante.

Alla fine dei tre mesi di osservazione, dopo i controlli iniziali, gli studiosi sono andati a vedere cosa è cambiato. Grazie all’attività fisica intensa, con un programma ben definito, si è avuto progressivamente un miglioramento nella capacità di sostenere gli sforzi e nel consumo di ossigeno. Ovviamente, nel senso che c’era da aspettarselo, si è anche osservato un calo della glicemia (ovvero dei valori di glucosio nel sangue) a digiuno e si è progressivamente ridotta la circonferenza della vita. Ma non basta.

In chi faceva esercizio regolare sono cresciuti i livelli degli aminoacidi nel tessuto grasso. Cosa significa? L’ipotesi è che proprio questa variazione della disponibilità dei “mattoncini” che si uniscono per costruire le proteine nel corpo sarebbe da legarsi al miglioramento nel metabolismo. E non solo per i grassi. Il meccanismo entrerebbe in gioco anche nella resistenza all’insulina, meccanismo chiave per la comparsa di diabete. Infine, un’azione dell’attività fisica sarebbe anche da correlare a possibili mutamenti in positivo del microbiota intestinale, con un possibile impatto sulla composizione dei batteri che, oltre a regolare diverse funzioni, entrano anche in gioco in vere e proprie reazioni, come laboratori autonomi all’interno dell’organismo.

Cos’è la steatosi epatica non alcolica

L’alimentazione ipercalorica, specie se unita alla scarsa attività fisica, rappresenta un nemico per la salute del fegato costretto ad un superlavoro e portato a “infarcirsi” di tessuto adiposo. Per questo chi è in sovrappeso ha una probabilità molto più elevata di sviluppare il fegato grasso. Ma la steatosi può scatenare una serie di effetti da monitorare con attenzione, non solo per la salute del fegato ma anche per il rischio di altri organi primi tra tutti cuore e cervello.

Avere la “ciccia” nascosta tra le pieghe del fegato, infatti, significherebbe che si è portati a soffrire della sindrome metabolica, una sindrome caratterizzata da sovrappeso/obesità, diabete, ipertensione, aumento dei trigliceridi, riduzione del colesterolo buono o Hdl. Per questo motivo nei pazienti con steatosi epatica deve essere valutato se vi sia ipertensione, dislipidemia, intolleranza glucidica/diabete.

Fondamentale, in chiave preventiva e di trattamento, è avere buone abitudini e modificare stili di vita impropri. Per un’alimentazione corretta, l’ideale rimane affidarsi alla dieta mediterranea, che è povera di grassi saturi, di formaggi, salumi, dolci, mentre è ricca di frutta, verdura, legumi, pesce. È poi ovviamente indispensabile una riduzione delle calorie nel caso in cui il soggetto sia sovrappeso. Infine, anche se la pigrizia sembra dominare, ricordiamoci di muoverci. Così aiuteremo il fegato a “dimagrire”.