Pillole di Salute

Anemia da carenza di ferro, cos’è, come si manifesta e chi rischia di più

di Federico Mereta

Vi siete mai chiesti come sarebbe la nostra vita senza il ferro? Ebbene, sappiate che è un elemento indispensabile per l’organismo. E se manca ce ne accorgiamo. Eccome. Perché contribuisce a formare molecole come l’emoglobina, contenuta nei globuli rossi o la mioglobina, contenuta nel muscolo striato. In più è elemento fondante dei citocromi, contenuti soprattutto nelle cellule epatiche.

Nonostante il ferro sia presente in piccola quantità nel nostro organismo (ne contiene 3 – 5 grammi al massimo), è un minerale assolutamente indispensabile per la nostra salute, è un componente fondamentale dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno dai polmoni al resto del corpo, e della mioglobina, la proteina che rifornisce di ossigeno i muscoli, ma non solo.

Questo minerale partecipa anche all’attività di molti enzimi, e l’organismo ne ha bisogno per produrre alcuni ormoni e il tessuto connettivo, oltre a giocare un ruolo importante anche nel buon funzionamento del sistema immunitario e partecipare alla costruzione del collagene e della guaina mielinica che riveste i nervi. È quindi evidente che una sua carenza comporti l’insorgenza di manifestazioni patologiche.

Il nostro corpo immagazzina in condizioni normali circa 4-5 grammi di ferro, di cui ne viene persa ogni giorno una quantità pari circa 1,4 mg nelle donne e 0,8 mg negli uomini. Questa perdita viene però reintegrata attraverso l’alimentazione e, nel caso si vada incontro a una momentanea carenza, essa viene compensata dalla mobilitazione del ferro, immagazzinato principalmente sotto forma di ferritina. Ma se questi meccanismi di regolazione non sono sufficienti, la carenza si può fare ben più significativa e creare problemi per il corpo.

Come nasce l’anemia sideropenica

L’anemia sideropenica è la più frequente e diffusa forma di anemia, la cui caratteristica principale è la carenza di ferro. Questa insufficienza può essere dovuta a un’assunzione inadeguata di ferro, a una ridotta biodisponibilità del ferro alimentare, a una perdita cronica di sangue o a un aumento del fabbisogno di ferro. Quest’ultimo aumenta durante la crescita, l’adolescenza e in caso di gravidanza, sia per l’eritropoiesi materna e fetale che per la crescita del feto. Se si considerano questi fattori, non sorprende che l’anemia sideropenica sia più comune nei bambini di età inferiore ai 5 anni e nelle donne in età riproduttiva, oltre che negli atleti che praticano sport di resistenza.

Anemia da carenza di ferro, perché le donne rischiano di più

Nelle donne in età fertile, spesso si riscontra una carenza di ferro dovuta ad un ciclo mestruale abbondante (ipermenorrea) – che comporta una perdita di sangue consistente, in alcuni casi superiore a 35 millilitri per ciclo – o causata da patologie del tratto genitale, come l’adenomiosi, o la presenza di polipi o di miomi. Il risultato di questa condizione è un’elevata perdita di ferro, che, di conseguenza, bisogna reintegrare attraverso la dieta e, nei casi in cui una corretta alimentazione non sia sufficiente è necessario assumere integratori alimentari a base di ferro. Anche le donne in stato di gravidanza vanno spesso incontro ad anemia sideropenica: si stima che una percentuale tra il 25% e il 50%, presenti una condizione di deficit di ferro già all’inizio della gravidanza.

Durante la gestazione, infatti, il fabbisogno di ferro aumenta in modo considerevole, soprattutto nell’ultimo trimestre, perché deve soddisfare non solo l’organismo della futura mamma, ma anche lo sviluppo del feto. Il ferro, oltre che a promuovere la produzione di nuovi globuli rossi, è fondamentale per garantire un peso adeguato alla nascita e favorire lo sviluppo cognitivo del nascituro. Pertanto, la supplementazione con integratori specifici a base di ferro, durante il periodo della gravidanza, è fortemente raccomandata.

L’anemia sideropenica in gravidanza

Come ha recentemente spiegato Irene Cetin, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia all’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano l’anemia sideropenica costituisce la causa più comune di anemia in gravidanza. Il ferro rappresenta il principale nutriente di cui una donna in questo stato ha necessità e il suo bisogno raddoppia durante tutti i nove mesi di gestazione. Anche nei casi più esemplari, in cui la donna adotta un’alimentazione regolare e inizia la gravidanza con dei valori normali di emoglobina, sappiamo per certo che non riuscirà ad arrivare al termine senza sviluppare un’anemia sideropenica. Nella realtà, generalmente le donne iniziano una gravidanza senza pianificarla, quindi senza prima verificare un’eventuale condizione di deficienza di ferro o di anemia attraverso la valutazione dell’emocromo e dei depositi di ferro con il dosaggio della ferritina.

“Tuttavia, il periodo periconcezionale – cioè quello immediatamente precedente alla scoperta della gravidanza – è fondamentale per lo sviluppo dell’embrione, poiché è il momento in cui i gameti vengono plasmati ed è in questa fase della gestazione che il ferro è estremamente importante: è infatti nelle prime settimane che seguono il concepimento che abbiamo già i primi effetti epigenetici (cioè di modulazione dell’espressione dei geni) – fa sapere l’esperta. Inoltre, il ferro oltre ad essere fondamentale per la placenta e per la crescita del feto correla con lo sviluppo di patologie neurocomportamentali, come l’autismo.

Inoltre, il ferro è necessario per la produzione dei globuli rossi da parte del midollo materno, in quanto durante la gravidanza la quantità di sangue aumenta di circa il 50/70%”. È quindi importante mantenere alti i livelli di ferro perché è stato osservato che, nelle donne anemiche, la sideropenia è associata a un aumentato rischio di emorragia post-partum con gravi conseguenze per la riabilitazione, oltre che a un aumentato rischio di mortalità.

Tutto questo perché se la donna arriva al parto con valori bassi di emoglobina l’utero non è in grado di contrarsi in modo adeguato e di combattere adeguatamente l’atonia post-parto.

Quali sono i valori di ferro auspicabili per la donna in gravidanza

Sempre a parere dell’esperta, in generale, è difficile definire un range di valori ematici “di controllo” universalmente validi e l’argomento è attualmente oggetto di discussione, specie per quanto riguarda i range di valori indicati per le donne. “Questo perché i range di valori attuali sono stati definiti su criteri statistici basati sulla media della popolazione, e quindi senza tenere conto di specificità legate al sesso, all’età o a condizioni fisiologiche particolar – spiega Cetin”.

I valori attualmente considerati normali per la popolazione femminile sono inferiori rispetto a quelli indicati per una persona di sesso maschile, ma questo non riflette necessariamente il valore più corretto. Al contrario, i valori indicati per le donne dovrebbero essere probabilmente più alti, proprio in virtù dell’insieme di specifiche caratteristiche femminili a cui abbiamo accennato. “Per questa ragione, noi ginecologi, insieme anche agli ematologi, stiamo iniziando a rivalutare i range dei valori di emoglobina e dei depositi di ferro per cercare di individuare quali siano i livelli ottimali per una donna, oltre al fatto che al giorno d’oggi la medicina deve essere sempre di più personalizzata seguendo le specifiche necessità dei pazienti – riprende l’esperta”.

Tuttavia, per dare un’indicazione di massima, il valore minimo di emoglobina in una donna in età fertile è 12 g/dl, mentre per le donne in gravidanza è di 11 g/dl. Una donna che ha valori inferiori al range di laboratorio deve necessariamente identificare la causa della problematica andando a valutare la ferritina – che se inferiore a 30 g/dl necessita di supplementazione – l’ematocrito e il volume corpuscolare, poiché le carenze possono essere di ferro, ma anche delle vitamine del gruppo B, e per questo va fatta una valutazione più approfondita.

Una volta indagati questi aspetti e integrati i micronutrienti con la supplementazione, qualora i valori non risalissero, risulterà necessario condurre ulteriori accertamenti per valutare le cause di un possibile malassorbimento del ferro, come la celiachia o patologie infiammatorie, ed eventualmente ulteriori parametri come la transferrina, la ferritina e il ferro circolante, di competenza dell’ematologo.

I dieci segni che mettono in allarme per l’anemia sideropenica

L’anemia sideropenica molto spesso si manifesta in forma lieve e per questo può passare inosservata, in altri casi la carenza di ferro si associa a diversi sintomi quali:

  1. Estremo affaticamento
  2. Debolezza
  3. Pallore
  4. Dolore toracico, battito cardiaco accelerato o respiro affannoso
  5. Mal di testa, vertigini o capogiri
  6. Mani e piedi freddi
  7. Infiammazione o indolenzimento della lingua
  8. Unghie fragili
  9. Voglia insolita di sostanze non nutritive, come ghiaccio, sporcizia o amido
  10. Scarso appetito

Come si previene e si affronta l’anemia da carenza di ferro

Caso per caso, il medico può individuare il trattamento più indicato sulla scorta delle cause che hanno portato a deficit di ferro. Fondamentale è però offrire all’organismo il ferro di cui ha bisogno, attraverso la prevenzione. L’alimentazione deve essere e comprendere varia e controllata, in cui vengano inclusi alimenti di origine animale, ricchi di ferro emico, e di origine vegetale ricchi di ferro non-emico. Il ferro emico presente in alimenti come la carne rossa viene assorbito in quantità più elevate e con una maggiore velocità; ciononostante anche una dieta con un elevato apporto di carne rossa, va strettamente monitorata da un nutrizionista poiché questo tipo di alimentazione comporta un aumento di colesterolo nel sangue che può portare all’insorgenza di patologie cardiache.

In teoria non sembrerebbe difficile coprire il fabbisogno giornaliero di ferro, visto che ne dobbiamo introdurre quotidianamente pochi milligrammi e che questo minerale è presente in vari alimenti: il fegato, le carni (rosse e bianche), il pesce, i molluschi, i crostacei, il tuorlo d’uovo contengono tutti quantità significative di ferro, così come troviamo buone quote di ferro nei legumi, nella frutta a guscio, in quella secca e nei vegetali a foglia verde.

Tuttavia, nonostante la sua diffusione, è dimostrato che una parte consistente della popolazione assume una quantità di ferro inferiore a quella ottimale e questo avviene perché il nostro organismo assorbe soltanto una piccola parte del ferro introdotto con i cibi. Infatti, il ferro presente nei vari alimenti non è tutto uguale: nelle carni, nel pesce e in altri prodotti di origine animale si trova in una particolare forma chimica, chiamata ferro “eme”, che viene ben assorbita (mediamente nella misura del 20%), mentre il ferro contenuto nei vegetali presenta una struttura diversa – il ferro “non eme” – il cui assorbimento è in alcuni casi inferiore all’1%.

Perché si integrano insieme ferro e acido folico

Recentemente sul tema si sono espressi diversi esperti. L’integrazione di ferro e acido folico viene spesso associata perché entrambi i nutrienti svolgono insieme importanti funzioni che, in maniera sinergica, si rafforzano a vicenda e agiscono anche in maniera preventiva su alcune condizioni che possono essere negative per la nostra salute.

L’acido folico è necessario per la sintesi del DNA e la formazione dei globuli rossi, d’altra parte il ferro è a sua volta essenziale per la formazione dell’emoglobina, il componente dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nell’organismo. Di qui il motivo fondamentale per cui questi due micronutrienti costituiscono una “coppia virtuosa”, integrando e potenziando reciprocamente le loro attività. La sinergia tra ferro e acido folico è inoltre particolarmente utile per le donne in età fertile e in gravidanza.

In quest’ultimo caso in particolare, il fabbisogno di entrambi i nutrienti aumenta e la loro integrazione combinata può aiutare sia a prevenire l’anemia da carenza di ferro, sia a ridurre il rischio di difetti del tubo neurale del feto. Non da ultimo, se il ferro gioca un ruolo particolarmente importante per chi fa sport, l’acido folico è altrettanto utile perché riduce lo stress ossidativo e migliora la funzione muscolare, dato il ruolo che gioca per la sintesi delle proteine.

Cosa migliora (e cosa peggiora) l’assorbimento del ferro

“Sono molti i fattori che intervengono: in primo luogo, il nostro organismo è in grado di assorbire soltanto una piccola parte del ferro introdotto attraverso l’alimentazione; in secondo luogo, l’assorbimento dipende anche dalla tipologia di cibi che viene assunta, con importanti differenze tra il ferro contenuto in alimenti di origine animale rispetto a quelli di origine vegetale – spiega Giorgio Donegani, esperto in nutrizione e tecnologo alimentare. Inoltre, ancor più che per altri minerali, l’assunzione di ferro è decisamente influenzata da una serie di fattori individuali, primi tra tutti il sesso e l’età, ma anche lo stile di vita e alcuni possibili eventi, come la gravidanza o alterazioni gastrointestinali che possono determinare un assorbimento insufficiente”.

Insomma esistono tanti falsi miti che vanno tenuti presenti e si associano a realtà scientifiche. L’esperto segnala come un primo falso mito che ancora tende a resistere, e che peraltro in tempi passati ha contribuito notevolmente alla popolarità degli spinaci, è che essi siano una fonte eccellente di ferro. In realtà, se è vero che queste verdure contengono discrete quantità di ferro, è anche vero che è presente in forma “non eme”, che il nostro organismo assimila solo in piccola percentuale. Inoltre, gli spinaci contengono anche acido ossalico, che lega il ferro e ne impedisce l’assorbimento, così come possono ostacolarlo anche i fitati, altri composti naturalmente presenti in queste verdure.

A proposito di sostanze che tendono a ridurre l’assorbimento del ferro, è da sfatare anche il mito che vuole i cereali integrali ottime fonti di questo minerale: anche in questo caso è vero che ne contengono (in forma non eme), ma è anche vero che la presenza di fitati e ossalati nei cereali integrali è talmente alta che in genere quelli prodotti per la prima colazione vengono arricchiti proprio di ferro, per contrastare questo effetto negativo.

Anche alcuni polifenoli presenti nel tè e nel caffè, ostacolano l’assimilazione del ferro, per cui è bene non abusarne, particolarmente nelle diete vegane e vegetariane. Infine, un ulteriore mito da sfatare è che la carne bianca non contenga ferro, mentre la carne rossa ne sia molto più ricca: pur se in misura un po’ inferiore, anche nelle carni di pollo e tacchino il ferro è ben presente e possono essere alimenti preziosi per garantirne un’assunzione sufficiente. Un’altra cosa da sottolineare è che a fronte dell’esistenza di alcune sostanze che inibiscono l’assorbimento del ferro, ce ne sono altre che invece migliorano la capacità dell’organismo di assorbire il ferro “non eme”. La vitamina C, contenuta in molta frutta e verdura, riesce a moltiplicare fino a sette volte il grado di assimilazione del ferro “non eme”, e anche l’acido citrico contenuto nei limoni è utile per assorbire meglio questo minerale. Ecco allora che se vogliamo riabilitare almeno parzialmente gli spinaci come fonte di ferro, una buona idea è quella di condirli con olio e limone.

Chi è vegano è a rischio di anemia da carenza di ferro?

“Il ferro che si trova nei vegetali si assorbe con difficoltà – segnala Donegani. Chi segue una dieta vegana, che esclude completamente qualsiasi alimento di origine animale, dovrebbe porre molta attenzione a monitorare la presenza di ferro nel proprio organismo ed eventualmente ricorrere a una sua integrazione. Lo stesso vale però anche per chi segue una dieta latteo-ovo vegetariana, che esclude cioè soltanto il consumo di pesce, di carne e dei loro derivati, ma ammette quello di uova e latticini. Se infatti il tuorlo d’uovo apporta una certa quantità di ferro in forma “eme”, facilmente disponibile, lo stesso non si può dire per latte, formaggi e latticini in generale, che di ferro ne contengono davvero molto poco”.

Ecco, in sintesi i consigli finali dell’esperto. Prima di tutto ricordiamo che una dieta varia ci assicura diverse fonti di ferro pur se con diversi gradi di biodisponibilità. In particolare non bisogna trascurare alcuni prodotti ai quali generalmente non pensiamo, prima di tutto il pesce: la mormora – pesce squisito ma poco consumato – si conquista infatti la palma di campionessa di ferro con 7,9 mg a porzione, ma anche il pagello ne è ricco (6,3 mg), così come la spigola, che ne contiene quasi la stessa quantità. Tra le carni, quella di cavallo, vanta una giusta fama proprio per il suo contenuto di ferro: 150 g di carne ne danno 5,4 mg. Infine, sempre tra prodotti di origine animale, è da citare la bresaola con 2,4 mg di ferro per 100 g di prodotto.

Tra i vegetali, il radicchio verde è ai primi posti con addirittura 7,8 mg di ferro per una porzione da 100 g, mentre tra i legumi sono da segnalare in particolare le lenticchie. Volendo rimanere sui prodotti vegetali, anche i pomodori secchi sono molto ricchi di ferro e non dimenticherei nemmeno le albicocche e le prugne secche, che possono anch’esse concorrere egregiamente a raggiungere la quota di ferro quotidiana. Infine, un consiglio in cucina: dato che i sali di ferro si disperdono in acqua, evitiamo di buttare quella nella quale lessiamo carne e verdure, ma cerchiamo di riutilizzarla come brodo, magari per un buon risotto.

L’anziano è a rischio di anemica da carenza di ferro?

Secondo Cesare Liberali, medici di medicina generale, l’anziano con le sue fragilità è ovviamente un soggetto a rischio. “Nell’anziano la carenza di ferro può derivare, da un lato, da un’anemia da patologia cronica, causata dall’infiammazione del corpo come conseguenza delle diverse patologie da cui è affetto il paziente – fa sapere. Dall’altro, da un’anemia carenziale che può derivare da una non assunzione o da perdita, spesso dovuta ad un sanguinamento occulto.

In questi casi, si inizia immediatamente con l’integrazione nutrizionale e contemporaneamente si indaga la causa del sanguinamento perché potrebbe sottendere altre patologie, come una neoplasia del colon-retto per citarne una. Quindi quando abbiamo una carenza di ferro e sospettiamo una perdita di questo nutriente dobbiamo sempre indagare la causa, soprattutto nel maschio e nella donna post menopausa. Se infatti nella donna in età fertile la perdita di ferro è giustificata dal flusso mestruale, una volta giunta la menopausa i livelli di ferro dovrebbero risalire e se questo non succede è necessario agire come prima cosa con l’integrazione, ma anche indagare quali altre cause possono determinare la carenza”.

Attenzione ai farmaci

Tra i farmaci responsabili del malassorbimento del ferro, ci sono sicuramente gli inibitori di pompa protonica. Sono trattamenti che vengono usati in diverse situazioni, per pazienti di tutte le età e in modo spesso prolungato principalmente per proteggere la mucosa gastrica e curare gastriti da reflusso causato da stress, cattive abitudini alimentari e per i pazienti che prendono la cardioaspirina o gli anticoagulanti.

In questa ultima categoria di persone, i fattori che causano la carenza di ferro sono principalmente due: l’aumento del rischio di sanguinamento – per effetto del sangue più fluido generato appunto da cardioaspirina e anticoagulanti – e il ridotto assorbimento dato dall’inibitore di pompa protonica. “In questi casi, la supplementazione di ferro è quindi molto importante e avere un prodotto che sia di facile assunzione – come nel caso del film orodispersibile – è sicuramente un vantaggio per le persone con difficoltà gastriche causate dalle diverse terapie a cui sono sottoposte, favorendo l’aderenza alla terapia e migliorando la compliance del paziente – ricorda Liberali”.

 Fonti bibliografiche

Iron deficiency anemia, Mayo Clinic

Anemia Sideropenica, Associazione Italiana contro Leucemia, Linfoma e Melanoma

Preventing and controlling iron deficiency anaemia through primary health care: a guide for health administrators and programme managers, World Health Organization